la chiave di sara regia di Gilles Paquet-Brenner Francia 2010
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la chiave di sara (2010)

 Trailer Trailer LA CHIAVE DI SARA

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locandina del film LA CHIAVE DI SARA

Titolo Originale: ELLE S'APPELAIT SARAH

RegiaGilles Paquet-Brenner

InterpretiKristin Scott Thomas, Mélusine Mayance, Niels Arestrup, Frédéric Pierrot, Michel Duchaussoy, Dominique Frot, Gisèle Casadesus, Aidan Quinn, Natasha Mashkevich, Arben Bajraktaraj

Durata: h 1.51
NazionalitàFrancia 2010
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 2012

•  Altri film di Gilles Paquet-Brenner

Trama del film La chiave di sara

Julia Jarmond è una giornalista americana che vive a Parigi. Quando suo marito le chiede di tarsferirsi nell'appartamento dei suoi genitori, scoprirà un mistero sconvolgente che cambierà la sua vita.

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Voto Visitatori:   7,15 / 10 (13 voti)7,15Grafico
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Voti e commenti su La chiave di sara, 13 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

barone_rosso  @  21/02/2012 22.12.14
   7½ / 10
Commovente, senza essere necessariamente strappalacrime. Decisamente da vedere

LaurettaKoizumi  @  19/02/2012 13.30.26
   8 / 10
Senza dubbio, un film che vale la pena vedere.
Un film forse dedicato più al pubblico francese, perchè possa conoscere questa storia se, davvero, come avviene all'inizio del film, i giovani non sanno cosa accadde in quel velodromo nel 1942. Una storia che però tocca tutti i popoli, perchè si propone da una parte come l'ennesimo film sulla Shoah, ma dall'altra ci è donato dagli occhi di una bambina e di una donna, legate dal destino e separate dal tempo.
Forte, drammatico, vero.

Invia una mail all'autore del commento Elly=)  @  10/02/2012 20.38.01
   7 / 10
I temi dell'Olocausto e quello della seconda guerra mondiale sono temi molto ricorrenti nel cinema, vari registi si sono cimentati nel raccontare da un punto di vista proprio la storia dei deportati, ma mi sono sempre chiesta come mai tutta questa apprensione nei confronti di questo episodio. Il genocidio degli ebrei non è nè il primo nè l'ultimo, gli altri però per qualche oscuro motivo non vengono ricordati. Esistono capolavori come film meno validi artisticamente e LA CHIAVE DI SARAH rientra in quest'ultima categoria.
Fortunatamente il regista non cede al banale, da per scontato le conoscenze sui fatti reali, storici che sono successi, stanno là sullo sfondo, concentrandosi sul raccontare una piccola storia, una storia che fa pensare come molte possibili vite siano state spezzate in giro di poco tempo, vite che non avranno mai un futuro, vite prosciugate da gas, da fucilate,..guardi un piccolo condominio e pensi "..in quell'edificio ci saranno si e no dieci famiglie, ognuno di loro ha la sua vita, la sua storia, come fatti, incontri, volti si incrociano, si dimenticano o restano un ricordo amaro o dolce,.." e continui a pensare che quell'edificio è paragonabile a quei campi di concentramento e a quella gente che ci ha perso la vita, che ha perso il proprio futuro.
Usando flashback e montaggio parallelo Poquet-Brenner racconta una storia angosciante. Non tanto per il tema e le immagini impressionanti come la confusione creata dalla folla, il panico e l'angoscia che suscita, la donna che si suicida nell'ippodromo, la lotta delle madri per rimanere con i propri figli, il bagno nell'acqua fangosa, la fine ovvia del fratellino, ma soprattutto per aver messo in evidenza il fatto che come Sarah tutti i deportati (gay, ebrei,..) potevano avere una vita, un futuro e questo crea un senso di vuoto, di tristezza, esci dalla sala con un amaro in bocca, una lacrima che scende dal viso. Credevi di sapere come sarebbe stato il film, si entra cinici e se ne si esce cambiati, doloranti nell'anima, come se avessimo appena preso un pugno nello stomaco..

nutellakiss  @  09/02/2012 17.24.14
   9 / 10
Non dò 10 perchè non si può mai dire la perfezione. film stupendo uno dei più belli mai visti...soddisfattissima!

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Gruppo COLLABORATORI martina74  @  08/02/2012 12.28.35
   6 / 10
"La chiave di Satra" è un film sulla rimozione della memoria, di cui con ogni evidenza non solo il nostro Paese soffre. La Francia, occupata dai nazisti e fortemente ideologizzata in periodo bellico, tende a cancellare la memoria delle persecuzioni e delle deportazioni, non solo a livello culturale ma demolendo gli stessi edifici simbolo dell'oppressione nei confronti degli ebrei.
Il film ripercorre la storia del più sanguinoso dei rastrellamenti attraverso la vicenda personale di una bambina proiettando la vicenda anche nel presente, quando una giornalista si prende a cuore la narrazione della storia e se ne ritrova incastrata perchè questa è parte stessa della storia della famiglia del marito parigino.
Anche nell'oggi ci sono rimozioni e negazioni: della memoria, della maternità, delle responsabilità e delle origini.
Il tema è certamente molto bello e affascinante, ma il film non graffia la superficie, rimane un esercizio in cui i fatti sono incasellati in maniera fin troppo perfetta e in cui accade quasi tutto quello che ci si aspetta.
Peccato, da salvare certamente il recupero della memoria e le prove recitative, soprattutto della bambina che interpreta Sara.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  02/02/2012 18.52.33
   6 / 10
Tipico esempio di film a tesi,La chiave di Sara rinuncia presto a cimentarsi con la rimozione della memoria di cui sarebbe stato una fulgida testimonianza - v. la strada dei misfatti ricolma oggi di grossolana edilizia e una pagina vergognosa della storia della Francia cancellata dal tempo. Lo fa adottando uno stilema insolitamente romanzesco dove abbracciare il dramma dello Shioah attraverso lo stereotipo dell'eroina che passa indenne ai campi di sterminio e vive - anche qui si percepisce - nel struggente ricordo di un fratello che voleva liberare dal suo destino avverso. Lo fa adottando una "doppia storia" di una giornalista improvvisamente coinvolta nelle vicende di Sara come in un'albero genealogico fino all'espiazione di una colpa (duplice, la sua e quella di Sara) che non e' esattamente la sua. Mettendo a confronto due donne diverse il regista relaziona nascita morte prole e familiari veri o presunti al centro di un ricordo che diventa antitesi della rimozione (appunto).
E' dove non la memoria ma la coscienza a farla rafforzare, altrimenti ci si perde. Non metto in discussione l'onesta' di tutto questo, resta il fatto che la donna, con le sue frustazioni coniugali, sembra fin troppo cosciente della sua ricerca, troppo preoccupata di vivere in una casa assediata di cupi ricordi 70 anni prima, per crederle davvero.
E tutto sommato il suo personaggio serve forse a raccogliere un consenso simbolico, che rappresenti come simbolo liberale la massa dei sentimenti collettivi, o per meglio dire i piu' estinti (piu' facile chiedersi se la villetta di Cogne trovera' mai un acquirente, ai giorni nostri).
Il risultato e' un film puramente classico, persino bello (in stile Donna del tenente francese, ma meno accademico) che finisce per diventare macchinoso, quasi si trattasse di un serial tv a puntate condensato in meno di due ore.
Un film che tenta di coinvolgere lo spettatore su temi come la scomparsa e il destino - cfr. che fine fara' il fratello di Sara? E lei e' ancora viva? - ma finisce per impatanarsi nella purezza un po' austera di una testimone generazionale, alle prese col difficile bisogno di diventare/ritornare madre dopo i 40 anni di vita.
E le "chiavi" di lettura del film ci obbligano a vivere passivamente questo forte sviluppo di emozioni. Ci guida troppo, vero?

TheLegend  @  02/02/2012 4.59.11
   6½ / 10
Film leggero nonostante il tema,scorre bene.

Invia una mail all'autore del commento Epheremy  @  28/01/2012 12.35.36
   7 / 10
Film bello ed a tratti molto toccante, come nella scena in cui

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER e quella in cui

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La recitazione della bambina era molto buona. Tuttavia il film perde un po nella parte finale, ma resta un buon prodotto. Consigliato!

Invia una mail all'autore del commento MarcoB74  @  22/01/2012 23.59.34
   7 / 10
Film toccante che ha un gran merito di riportare in luce un evento dimenticato se non mai raccontato. E' facile vedendo questo film di riconoscere peculiarità de" il Bambino dal pigiama a righe" e anche de "L uomo che verrà". La trama è risvolta con uno stile originale che si snoda su due archi temporali che è poi la vera forza del film oltre che chiaramente la grande interpretazione della piccola meravigliosa protagonista. La prima partea mio avviso è di gran lunga superiore alla parte finale e sfortunatamente è proprio in quest ultima che il film perde di smalto, si dilunga su una ricerca affanosa e anche un poco improbabile, il regista ha divagato ed è l unico difetto che ho riscontrato in questo film. Peccato altriemnti avrei dato un bel 8!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  21/01/2012 13.33.33
   7 / 10
Un film raccontato su due piani temporali.
Una storia che riesce a commuovere senza però indugiare troppo sulle atrocità dei campi di sterminio.
Un film intenso così come l'interpretazione dei protagonisti.
Una regia attenta ai particolari per una storia interessante e da non dimenticare.

AMERICANFREE  @  20/01/2012 19.44.48
   7½ / 10
bellissima storia commovente dall'inizio fino alla fine! nota di merito va alla bambina davvero brava! consiglio questo film
" una storia che va raccontata non sara' mai dimenticata "

gianni1969  @  18/01/2012 4.07.29
   7½ / 10
la storia e' molto bella,divisa in due periodi(quello odierno e quello nazista).naturalmente dato il tema trattato e' un opera dura da digerire,con momenti altamente drammatici.non siamo ai livelli del pianista ma e' un buon prodotto.

kerkyra  @  16/01/2012 16.23.01
   7 / 10
Mi ha commosso, alcune scene fanno veramente stare male. Da vedere.

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