jackie regia di Pablo Larraín USA, Cile 2016
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jackie (2016)

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locandina del film JACKIE

Titolo Originale: JACKIE

RegiaPablo Larraín

InterpretiNatalie Portman, Peter Sarsgaard, John Hurt, Billy Crudup, Greta Gerwig, Max Casella, Beth Grant

Durata: h 1.39
NazionalitàUSA, Cile 2016
Generebiografico
Al cinema nel Febbraio 2017

•  Altri film di Pablo Larraín

Trama del film Jackie

Jacqueline Kennedy aveva solo 34 anni quando suo marito venne eletto Presidente degli Stati Uniti. Elegante, piena di stile ed imperscrutabile, divenne immediatamente un'icona in tutto il mondo, una delle donne più famose di tutti i tempi, Il suo gusto nella moda, negli arredi e nelle arti divenne per molti un modello da imitare. Poi, il 22 Novembre 1963, durante un viaggio a Dallas per la sua campagna elettorale, John F. Kennedy venne assassinato e l'abito rosa di Jackie si macchiò di sangue. Quando Jackie salì sull'Air Force One per tornare a Washington, il suo mondo - così come la sua fede - erano andati in pezzi. Sotto choc e sconvolta dal dolore, nel corso della settimana successiva fu costretta ad affrontare momenti che non avrebbe mai immaginato di dover vivere: consolare i suoi due bambini, lasciare la casa che aveva restaurato con grande fatica e pianificare le esequie di suo marito. Jackie capì subito però che quei sette giorni sarebbero stati decisivi nel definire non solo l'immagine e l'eredità storica di John F. Kennedy, ma anche come lei stessa sarebbe stata ricordata.

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Voto Visitatori:   6,71 / 10 (12 voti)6,71Grafico
Voto Recensore:   8,00 / 10  8,00
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Voti e commenti su Jackie, 12 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

marcogiannelli  @  27/03/2017 21:53:03
   8 / 10
Interessato alle vicende politiche, e avendo letto tanto sulle controversie che avvolgono i Kennedy, ho affrontato questo film con un'immensa curiosità, anche perché il regista è uno di quegli emergenti che potrebbero fare la storia, tale Pablo Larrain. Penso che Larrain abbia un suo modo di raccontare una storia, o di presentare il profilo con un biotopic mai visto. E come fece con Neruda, fa anche qui, prendendo un singolo episodio della vita di qualcuno per poi mostrarci tutte le particolarità del personaggio.
Questa volta l'indiziata è Jackie Kennedy, la moglie di JFK e l'avvenimento è il famoso 22/11/63.
Ancora un film politico per il nostro regista, stavolta però con una lente d'ingrandimento sull'America, per la prima volta, parlandoci di Jackie, e, indirettamente, anche di JFK, attraverso 3-4 giorni. Fondamentali nell'esistenza della donna, ma pur sempre di 3-4 giorni si parla.
Come in Love, che ho appena recensito, anche questo film basa molte delle sue fortune sul montaggio. E Larrain gioca tantissimo tra immagini reali e immagini filmiche, da bianco e nero a colori, per non parlare dei salti temporali frequenti.
Ottime sicuramente anche regia e fotografia.
Cosa ci racconta di particolare questo film? Ci racconta di come questa donna si senta dispersa e ferita, perché quell'uomo lo adorava (nonostante i tradimenti che conosceva e tanto altro). Ma vediamo anche un pizzico di sano egoismo. E dico sano perché questa donna vuol far vedere che è lei la vera vittima dell'attentato, suo marito è morto, ma lei deve crescere dei figli, senza marito, senza l'unico sostegno anche a livello economico, ma soprattutto lei deve subito farsi da parte per far passare il nuovo presidente e la nuova first lady. In mezzo ad una tragedia simile, il lutto diviene secondario rispetto alle questioni diplomatiche, e lei deve essere sorpassata e subito messa da parte. E noi viviamo con lei tutte le emozioni derivanti dalle conseguenze dell'attentato in primo piano.
Quindi il film cos'è? E' Natalie Portman, una Portman calata perfettamente nella parte, da Oscar (ma anche 2-3 per lo stesso film, va). E' perfetta, una recitazione tale da avere dubbi se effettivamente sia lei o la Jackie reale quella sullo schermo, da brividi.
E i 25-20 minuti finali sono da storia del cinema, e sono significativi perché vediamo qualcosa di cui avevamo solo sentito parlare, e in cui viene fuori parte del lato buio di Jackie.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  15/03/2017 21:49:10
   8 / 10
Manticora  @  06/03/2017 12:07:34
   6½ / 10
Larrain costruisce un film INCOMPLETO ma non per difetti di regia, assolutamente valida, ma fondamentalmente per limiti del personaggio, la Jackie del titolo, comunque ben interpretata dalla Portman ha poco da offrire allo spettatore. Incentrare tutta la narrazione sulla morte, il funerale e l'abbandono della Casa Bianca della ex first lady è semplicemente semplicistico, si è parlato AMPIAMENTE dell' omicidio di J.F.K (Oliver Stone Docet) e purtroppo Larrain si fà prendere un pò troppo la mano in una vicenda che sinceramente non appassiona più di tanto ormai. Peccato ma comunque Larrain si è già fatto notare per altri film , la fase CILENA del suo cinema è sicuramente la migliore, vedremo in futuro cosa ci riserverà.

fabiob  @  05/03/2017 14:43:35
   4 / 10
Un film noioso e lento che non aggiunge niente a quello che già sappiamo.
Il tutto condito da una delle più brutte colonne sonore che abbia mai sentito.!

DarkRareMirko  @  04/03/2017 00:47:16
   7 / 10
A malapena discreto, un pò lento, l'opera può contare su di un Portman in forma, che ho sempre adorato, e su di un buon cast di contorno (Lynch ed Hurt).
Notevoli alcune scene (l'auto piena di sangue, la fuga per la strada, ecc.), ma il tutto pare un mix tra biopic ed istant movie un pò impersonale e troppo contenuto (non si voleva dare troppo fastidio, si vede, a diversi livelli).
Si potevan poi dare più cenni storici e più approfondimenti.
Tecnicamente nella media, ha dalla sua l'aver raccontato un particolare momento storico dal punto di vista della first lady.

TheLegend  @  03/03/2017 14:02:51
   5 / 10
Oltre alla buona prova della Portman rimane ben poco di questo film.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  02/03/2017 18:07:18
   6½ / 10
Un ritratto di una donna, ritratto che cerca di scavare oltre una facciata in un lasso temporale brevissimo e durissimo.
Ottima prova della Portman. Sceneggiatura solida, ma che non mi ha esaltata.
Ritmo piatto, con un guizzo nel finale grazie all'apparizione di John Hurt.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  28/02/2017 18:28:12
   7½ / 10
La riscrittura della storie (o delle storie) è un fenomeno che va ben oltre il cinema e tocca i nervi scoperti (bisognosi di traumi) della nostra cultura. I Kennedy hanno rappresentato una cultura, e così lo ha fatto Jackie Onassis, la parte nera, scura, nevrotica, sottile del fascino femminile di massa negli Stati Uniti. La parte bianca era ovviamente Marilyn Monroe, come giustamente ci ricorda una epocale puntata di Mad Men. Ma tra le due passava la politica, l'esaltazione fanatica del potere, della convinzione suprema di essere nel giusto, di essere in una fiaba, Camelot, dove il mondo è squadernato lungo un ottica manichea. Molti ci hanno raccontato l'assassinio di quest'uomo protagonista dei tormentosi anni '60, di scontri che ora ci appaiono quasi romantici (la crisi missilistica di Cuba, evocata da un grande Sarsgaard nei panni del fratello Robert): storici, complottisti, romanzieri, cineasti, sceneggiatori, padri e nonni. Il cinema però vuole di più, vuole la potenza dell'icona, ma anche l'effetto da brivido dello sparo, dell'orrore che si attornia a un evento storico che ha "il sapore sterile del tempo", (sic) commentava Benjamin in una lezione "sul concetto di storia". Questo il pregio del film, almeno concettualmente. Che è un grande film, un lungo e lento valzer luttuoso denso di virtuosismi tecnici e di un'interpretazione che coglie nel segno grazie al talento eccezionale della Portman.
Svetta un lirismo da serie tv nel dialogo finale con il prete, che ci lascia una perla di saggezza apprezzabile anche da un pubblico laico ed ateo. "Anche io quando vado a letto e sono al buio sento il vuoto, mi domando il perché di troppe cose. Ma Dio, nella sua infinita saggezza, ha fatto sì che ci basti così". Che questo sia il messaggio storico del film è possibile solo in una concezione individualistica della Storia, perché a livello di destini generali il problema è tutto fuorché risolto...

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  24/02/2017 23:23:46
   7½ / 10
Ha ingiustamente un po' eclissato 'Neruda' nell'annata di biopic di Larrain, post trilogia della dittatura con il suo attore feticcio Alfredo Castro, altrettanto meritevole di attenzione trainata dallo star system della Portman, 'Jackie' scientemente non viene sviluppato come un convenzionale biopic da vetrina, agiografico o fastosamente glamour, si smarca anche dell'approccio alla Neruda accavallandosi tra i generi della sua epoca, Jackie viene smontata della sua aurea pura e raffinata di firts lady per eccellenza, la più amata dal popolo americano, attraverso un Secretum che permette a Larrain di metterla alla berlina.
Emerge il suo più intimo lato umano, devota moglie, ancora traumatizzata dall'evento nefasto che ha cambiato la storia degli Stati Uniti e della sua famiglia, il quale purtroppo per lei ha riservato un posto in prima fila.
Emerge il lato di madre protettiva, ciò nondimeno criticata per aver esposto i figli pubblicamente, il lato politico è limitato a poche battute sulle quali in particolare ci marcia il cognato Robert evidenziando il senso di incompiutezza del mandato del fratello quasi ad alludere una futura scesa in campo, Larrain come nella trilogia della dittatura mostra la Storia scatenarsi sulla vita di vite umane inermi allo trascorrere del tempo (l'omicidio di Oswalt viene saggiamente eluso dalla famiglia evitando di mettere l'ennesimo carico da novanta). Una Jackie tanto ingenua davanti alle telecamere pilotata con mestiere dal dietro le quinte quanto abile manipolatrice dinanzi all'intervistatore, una Jackie carismatica, con punte di provocazione (verso Lyndon) e di ostentazione (i suoi tailleur d'alta moda).
Un Larrain che se ne esce come meglio non poteva da un soggetto evidentemente poco congeniale ai suoi temi politici, di vite solitarie ed apatiche, si mette al servizio di una Portman meravigliosamente calata nel personaggio, probabilmente l'operazione fin dagli albori è rivolta a prenotargli un posto in platea al Dolby Theatre di Los Angeles tra qualche giorno eppure Larrain lo trasforma in un buon film d'autore.


Rollo Tommasi  @  24/02/2017 22:48:21
   8 / 10
Il regista cileno Pablo Larrain abbandona il realismo bestiale de Il Club e decide di stringere l'inquadratura sui fotogrammi più salienti della vita di Mrs. Jackie Kennedy.
Le musiche di Mika Levi ed i costumi di Madeline Fontaine avvolgono la magnifica presenza di Natalie Portman, molto più che una dignitosa First Lady, e centro di gravità di un elegante film processionale, ricamato a lutto, nelle forme, nei dialoghi e nei colori, per rappresentare il punto di vista della vedova in una Nazione ancora sanguinante.
Resta scolpito il cammeo del compianto John Hurt, nel ruolo del padre confessore di Jackie e a cui è affidato il messaggio più pregnante e catartico dell'intero film, ossia che il principale anticorpo al tormento di ogni essere umano di fronte all'infinito è la forza innata che ci tiene aggrappati all'istante presente. Nella sua sfolgorante, splendida dimensione di attimo/frammento di ricordo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  24/02/2017 01:46:01
   4½ / 10
Opera dal montaggio portentoso e poi più nulla, un fantasma fra mobili da rivendere da riprendere corsi e ricorsi, fastidioso vedere la Portman a recitare Jackie e a non essere Jackie.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  19/09/2016 01:21:27
   8 / 10
Non e' un film su Commissione, non e' un semplice rotocalco, ed e' davvero molto bello. Larrain, che ha sempre avuto doti tecniche indiscusse, costruisce una sceneggiatura coi fiocchi, prendendosi qualche Licenza verbale tutt'altro che agio grafica nei confronti della vedova Kennedy. E quei terribili giorni raccontano la cronaca ma anche l'ineffabile egemonia di un Potere che manda oscuri riflessi sulla "facciata" esibita davanti alla morte di un Presidente. Diversi i momenti straordinari, la veglia funebre e il dialogo sulla fede con
un cameo indimenticabile di John Hurt. Ottima la prova della Portland.
Uno dei pochi veri vincitori "morali" a Venezia, premiato solo per la sceneggiatura.

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