io, don giovanni regia di Carlos Saura Germania, Italia 2009
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io, don giovanni (2009)

 Trailer Trailer IO, DON GIOVANNI

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locandina del film IO, DON GIOVANNI

Titolo Originale: IO, DON GIOVANNI

RegiaCarlos Saura

InterpretiLorenzo Balducci, Tobias Moretti, María Valverde, Ennio Fantastichini, Lino Guanciale, Francesco Barilli, Emilia Verginelli

Durata: h 2.07
NazionalitàGermania, Italia 2009
Generedrammatico
Al cinema nell'Ottobre 2009

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Trama del film Io, don giovanni

Venezia. 1763. Lo scrittore Lorenzo Da Ponte conduce una vita dissoluta. Era un sacerdote ma le sue troppe avventure amorose lo costringono all'esilio a Vienna. Aiutato dall' amico e mentore Giacomo Casanova, Da Ponte conosce Salieri, il compositore preferito dal Re, e un nuovo arrivato chiamato Wolfgang Amadeus Mozart. Alla ricerca di un'opportunità per ostacolare l'ascesa di Mozart, Salieri convince Mozart ad assumere come librettista lo sconosciuto libertino.

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Voto Visitatori:   4,33 / 10 (3 voti)4,33Grafico
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Voti e commenti su Io, don giovanni, 3 opinioni inserite

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emagiul  @  04/03/2010 20.47.16
   4 / 10
una noia... pazzesca ! da evitare!

rappayuz  @  06/11/2009 9.32.25
   1½ / 10
L'idea di partenza non è male: un backstage romanzato del Don Giovanni. Il risultato è catastrofico e dispiace pure un pò dirlo, poichè il regista dimostra più volte di saperci fare, soprattutto con giochi di scenografie ammalianti. Purtroppo la sceneggiatura e il recitato sono senza mezzi termini ridicoli. Tutto capita per caso e senza senso. A Mozart, (chiamato dalla moglie Wolfy !!!!!neanche fosse un protagonista di Happy Days) muore il padre all'improvviso, padre di cui fino a quel momento non si è avuto alcun sentore. Gli attori seguono tutti una recitazione pantomimica, che all'Opera potrà avere pure senso, ma al cinema è antiquata e assurda. Memorabile la scena di Gelosia di un'amante di Da Ponte degna di una Vaiassa Napoletana di Mario Merola. Da PERDERE

Gianmaria  @  31/10/2009 15.28.46
   7½ / 10
Saura porta la grande musica al cinema e racconta il Don Giovanni partendo da un punto di vista insolito,quello del suo librettista Lorenzo da Ponte. Intitola Io, don Giovanni, e modella l’opera sull’esperienza personale del libertino in fuga da Venezia,Serenissima Repubblica che aveva già bandito il suo maestro di vita Giacomo Casanova. Approdato a Vienna,dove il genio di Mozart,la disciplina di Salieri e il mecenatismo di Giuseppe II convivevano in eccezionale alchimia,il giovane abate,dedito più alle gioie della carne e dell’intelletto che a madre chiesa,trova il giusto spazio per il suo talento di scrittore e la simbiosi con Mozart sarà perfetta. La scommessa di Saura è notevole,puntare il focus su Da Ponte e far ruotare intorno a lui Mozart e Casanova,la corte di Vienna e il fascino indiscreto di caffè e bordelli d’antan,non è scelta facile. Eppure ne esce un film intrigante,come sempre quando si opta per una prospettiva nuova, che getta luce su particolari fino a quel momento in ombra. La musica di Mozart e la popolarità della figura del Burlador de Sevilla di Tirso de Molina, che da Molière a Saramago,passando per Kierkegaard,ha catalizzato un’attenzione che si riserva solo ai grandi eroi del mito,hanno sempre spostato in secondo piano questa figura di letterato sui generis che, pure, ebbe una parte non inferiore a quella di Mozart nella costruzione di quel capolavoro. Saura coglie l’eccezionalità di una simbiosi artistica,la porta sullo schermo dando ad ognuno la sua parte,ci regala un Mozart quotidiano quanto mai vicino alla realtà,capace di far dimenticare i manieristici infantilismi di Amadeus,fa di Da Ponte l’epigono di un mondo che sta lentamente tramontando,e la scelta di affiancare Casanova (ormai vecchio e in disarmo)al giovane libertino suo erede,è quanto mai felice,delineando con giusti riferimenti un momento storico, un gusto, dei costumi, tutto quanto segnò il carattere di quell’Europa dei lumi e del libero pensiero che stava dando gli ultimi bagliori di crepuscolo,mentre l’orizzonte s’incupiva e spazzava via quell’ ésprit de géometrie et de finesse che della musica del grande salisburghese sono l’anima più profonda e leggera. Con l’apporto, anche questo simbiotico alla sua regia, della fotografia di Storaro,che fonde linguaggio e luce, ritmo dell’immagine e della musica in quadri di grande bellezza cromatica e suggestione visiva,Saura compone teatro e cinema con movimenti di macchina che oltrepassano il palcoscenico e vanno oltre le quinte e dietro le maschere,sottolinea fermo immagine e ripresa del movimento, utilizza sfondi disegnati in sequenze reali e interviene con la fotografia e gli effetti digitali sulla scena di un teatro di tradizione,crea mescolanza di linguaggi per esprimere il complesso processo di gestazione di un’opera che, mentre rappresenta una idea del mondo cupa e problematica, ne restituisce anche il grande fascino. Magnifica la scena finale . La statua del Convitato di pietra,trasportata da una chiatta nella luce azzurrina,fra le nebbie ovattate del Canal Grande nella sequenza d’apertura, aveva simbolicamente svelato la tramatura di questo “fare” cinema nel teatro e viceversa. Ora il processo illusorio è completato, la statua vive, canta “Pentiti, scellerato”, le fiamme avvolgono il dissoluto impenitente,la musica del genio trionfa e ancora una volta l’incantesimo del cinema è compiuto.Purtroppo il film non è assente da dei difetti:delle sbavature delle sceneggiatura,delle lungaggini di troppo(sarebbe potuto durare una 15 di muniti di meno)e qualche attore non convincente,ma si possono sorvolare perchè è sempre una bella esperienza vedere un maestro come Saura portare la sua grande cultura cinematografica e musicale sullo schermo.
Un film non per tutti.

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Ultima risposta 06/11/2009 09.33.07
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