il profeta regia di Jacques Audiard Francia 2009
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il profeta (2009)

 Trailer Trailer IL PROFETA

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locandina del film IL PROFETA

Titolo Originale: UN PROPHÉTE

RegiaJacques Audiard

InterpretiNiels Arestrup, Alaa Oumouzoune, Gilles Cohen, Adel Bencherif, Tahar Rahim, Sonia Hell, Pascal Henault, Salem Kali, Jean-Philippe Ricci, Reda Kateb

Durata: h 2.35
NazionalitàFrancia 2009
Generegiallo
Al cinema nel Marzo 2010

•  Altri film di Jacques Audiard

Trama del film Il profeta

Condannato a sei anni di prigione Malik El Djebena, non sà leggere, nè scrivere. Ha diciotto anni è solo al mondo e sembra molto più piccolo e sperduto di tutti gli altri carcerati rinchiusi insieme a lui. Malik finisce presto per indurirsi e guadagnarsi il rispetto del gruppo di corsi che comanda all'interno del carcere. Ma altrettanto presto, grazie alla sua furbizia, riesce a tessere una sua rete di relazioni che sfugga al controllo dei corsi.

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Voto Visitatori:   7,27 / 10 (112 voti)7,27Grafico
Miglior FilmMigliore regiaMiglior attore protagonista (Tahar Rahim)Miglior attore non protagonista (Niels Arestrup)Miglior attore debuttante (Tahar Rahim)Migliore sceneggiatura originaleMigliore fotografiaMiglior montaggioMigliore scenografia
VINCITORE DI 9 PREMI CÉSAR:
Miglior Film, Migliore regia, Miglior attore protagonista (Tahar Rahim), Miglior attore non protagonista (Niels Arestrup), Miglior attore debuttante (Tahar Rahim), Migliore sceneggiatura originale, Migliore fotografia, Miglior montaggio, Migliore scenografia
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Voti e commenti su Il profeta, 112 opinioni inserite

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Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  13/11/2011 1.30.52
   7½ / 10
Due ore e mezza che filano come un treno, girate benissimo, in un ambiente carcerario davvero realistico. Il protagonista e la sua controparte in carcere sono bravissimi. Il finale non mi ha convito del tutto però (o forse è soltanto così che poteva finire?)

PignaSystem  @  29/10/2011 17.44.52
   7½ / 10
La crescita di un ragazzino che sale rapidamente tutti i gradini della piramide alimentare,da preda diventa predatore.
La regia di Audiard ha una grande finezza stilistica, una bella scoperta Tahar Rahim e Arestrup è semplicemente un titano.

Juza21  @  22/10/2011 10.08.55
   7 / 10
Bel film, ero scettico in quanto i film francesi spesso mi deludono invece devo dire che è realizzato molto bene in tutti gli aspetti. Oscar meritati..

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento mkmonti  @  17/10/2011 21.39.45
   6 / 10
La pellicola di Jacques Audiard, pluripremiata ai Cesar, pecca di eccessiva lunghezza e di una sceneggiatura, seppur originale, a tratti celebrativa di un personaggio, il giovane Malik, che fonda le sue fortune criminali su sotterfugi e doppiogiochi; perplessità anche sul titolo, che viene spiegato in un solo episodio, perlatro, avulso rispetto al film e che con il resto dei fatti non è in alcun modo interlacciato; a mio avviso, sopravvalutato!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento pompiere  @  21/09/2011 15.33.32
   7 / 10
L'occhio offeso, trafitto da un cucchiaino. Vista annebbiata. Appannamento di scene di vita chiuse tra quattro mura. Sono parte dei titoli di testa di "Un prophète", opera che introduce una specie di elettrochoc viscerale originante un punto di vista parziale, per forza di cose da svecchiare. E in fretta. L'ingresso in carcere del giovane magrebino Malik (Tahar Rahim) non è dei più facili. Non fa in tempo ad accomodarsi nella sua cella che viene subito preso di mira dalla Compagnia dell'Anelito, un gruppo di prigionieri còrsi ammanicati con guardie, inservienti e professionisti, che aspira a comandare dentro e fuori le mura del carcere.

La macchina da presa febbrile di Jacques Audiard si aggira nervosa per i corridoi, annusa le strutture, scruta i volti, entra nei pensieri con un semplice fotogramma con tanto di titolo che funge da unità espressiva. Tahar Rahim è aderentissimo al personaggio: la testa bassa a pensare e a tormentarsi, alta quando prende consapevolezza di se e del suo talento di criminale. Di maggior rilievo, se possibile, la prova di Niels Arestrup il quale incombe sulla scena come un invincibile Padrino delle Sbarre.

Troppo uguale nelle figure descritte nell'introduzione (Malik El Djebena non rappresenta una nuova sagoma di delinquente in progress; molte altre volte abbiamo assistito a un "cinema dei cambiamenti" senza doverne per forza esaltarne a priori le lodi), "Il profeta" si anestetizza esponendo una serie di giochi senza frontiere di azioni criminose. Tanto che sembra di assistere a un poliziesco standard che strizza l'occhio ai film di spionaggio con una talpa-prototipo al centro dell'azione.

Ricorrendo in modo un po' spropositato allo studio intrecciato delle gerarchie, la pellicola ha un fondo di prevedibilità (e vista la durata, non è proprio un vantaggio). La riproduzione delle razze come traslato della società contemporanea è un'idea che vorrebbe turbare le comode acque nelle quali si muovono i politici, solo che non facciamo in tempo ad assaporarne la consistenza e il significato. La moltiplicazione di pani, pesci, còrsi, arabi, egiziani, francesi, italiani del sud e amici degli amici, sfocia in un miracolo di script riuscito solo a tratti.

Il genere carcerario ha avuto forse troppe attenzioni dalla cinematografia recente per giustificare approfondimenti indulgenti: da "Cella 211" a "Bronson", fino a questo nuovo Audiard, che si avvale di slanci di brusco realismo per poi adagiarsi sui binari di genere, l'idea è quella di una mancanza di coesione. Al momento si spasima per un cinema fatto di parentesi fantastiche, senso del dovere e sensibilità, in un tentativo un po' avventato di unire insieme tutti questi elementi. Ma, ora la flessibilità ora la legnosità dei punti di vista, prosciuga gran parte delle emozioni.

LoSpaccone  @  16/09/2011 18.20.22
   9 / 10
Di film di ambientazione carceraria, o roba simile, ne abbiamo visti in tutte le salse ma "Il profeta" si distacca, e di molto, dalla banalità delle recenti uscite. La bellezza delle immagini già basterebbe a renderlo un must ma in più può vantare una scrittura superlativa che fa del film non la solita accozzaglia di scene ad effetto ma un vero e proprio "romanzo criminale" (questo si…), un percorso di formazione delinquenziale senza le forzature e le semplificazioni utili ad accalappiare lo spettatore meno attento, quello che spesso tende ad interpretare film di questo tipo come semplici resoconti della realtà. In verità dietro l'apparente convenzionalità della trama c'è tutta l'attenzione possibile ai meccanismi psicologici e culturali che influenzano una storia individuale, in un quadro che tiene presente lo sfondo della Francia multietnica facendolo filtrare nelle dinamiche interne ad un carcere, e nel quale è possibile scorgere aspetti universali e comuni a qualsiasi società, come solo le grandi opere riescono a fare. Il tutto in un racconto equilibrato perfettamente tra realismo e iperrealismo, stilisticamente rigoroso sebbene eterogeneo quando mescola elementi simbolici ad altri quasi cronachistici. E soprattutto non c'è traccia alcuna di sensazionalismi, di tentativi di mitizzazione o di quella retorica a buon mercato che vorrebbe fare del protagonista una vittima della società oppure un carnefice da consegnare senza se e senza ma alla sedia elettrica

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  02/09/2011 12.40.28
   8 / 10
Malik, appena maggiorenne, entra in carcere da ragazzino fragile, analfabeta ed impaurito. Ne esce dopo 6 anni, al termine del percorso di riabilitazione, correzione e reinserimento, come

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Potentissima pellicola di Audiard che scandaglia l'animo umano con fredda naturalezza e senza alcuna indulgenza né verso i propri personaggi né verso gli spettatori. Un film che pone moltissimi interrogativi sul sistema carcerario senza fornire alcuna risposta, quasi che quella descritta fosse il normale stato delle cose. Strepitosa l'interpretazione di Tahar Rahim nei panni di Malik. Ottima la regia, che però si perde un po' quando si lancia in virtuosismi inutili e stonati.

peRFect  @  12/07/2011 21.24.59
   6 / 10
Film che ci dona una spaccato molto crudo e "pessimista" della vita carceraria. Tematica affascinante ma mal raccontata,troppi gli intrecci che il protagonista instaura all'interno ed all'esterno del carcere e raccontati con superficialità creando molta confusione. Film poi troppo lungo per quello che vuole trasmettere, a tratti un mattone in tutti i sensi. Inreale poi la scena...

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ste 10  @  01/06/2011 19.28.11
   8 / 10
Film molto intenso e profondo, in bilico tra azione pura e risvolti psicologici; la carcerazione è rappresentata in maniera adeguata e il coinvolgimento emotivo è assicurato; nonostante le 2 ore e mezzo non stanca mai

Jumpy  @  08/05/2011 17.44.23
   7½ / 10
Un poliziesco-gangster movie sviluppato in modo originale e che, nonostante la lunghezza, non annoia.
Come altri film di Audiard, al di là delle immagini, dei dialoghi e delle situazioni, molto viene lasciato al giudizio personale dello spettatore e le problematiche sociali sollevate, anche se meno evidenti rispetto a "Sulle mie labbra", sono ancor più profonde e dilanianti.

Febby  @  06/05/2011 15.26.34
   9 / 10
Mi è abbastanza piaciuto questo film francese, vincitore di ben 9 premi César, ma quello che mi è piaciuto realmente non è la storia, ma le ambientazioni, la fotografia cupa, il montaggio veloce e incalzante, le scenografie carcerarie, insomma tutto è perfetto in questo film, l'unica cosa è la lunghezza. La storia anche, poteva essere trattata meglio. Bravissimo comunque il giovane Tahar Rahim.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  03/05/2011 21.03.53
   7½ / 10
Molto interessante, con una struttura fuori dagli schemi e una trama per nulla scontata che regge senza affanno tutte le due ore abbondanti. Ho trovato eccellente l'interpretazione di Tahar Rahim, pressochè sconosciuto prima di questo ruolo. Di rilievo anche gli aspetti tecnici di realizzazione.
Il tema principale a mio avviso non è la sopravvivenza nel carcere e di tutti gli aspetti ad essa legati. "Il profeta" parla di reclusione ma il suo messaggio va oltre le sbarre di una cella, ben simboleggiato dai permessi speciali assegnati al protagonista. Sto parlando degli aspetti legati a una società multietnica qual è ormai la Francia; non aggiungo pareri personali perchè esulerebbero dal contento cinematografico, di certo il risultato è apprezzabile in quanto stimola la riflessione.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  03/04/2011 23.12.59
   7 / 10
"Il profeta" ci racconta l'ascesa al crimine di un ragazzo che praticamente nasce in prigione...di lui non sappiamo nulla,fuori non ha nessuno e non conosciamo nemmeno il motivo della sua carcerazione!
Il suo "svezzamento" se lo portera' dietro per tutta la vita...l'omicidio di uno sconosciuto!
Tecnicamente molto valido il film ha il difetto di dilungarsi un po troppo rendendo pesante l'ultima parte della pellicola!
Molto bravo tutto il cast ma a mio avviso il migliore è il "boss"...
Un regista molto apprezzato in patria e tra non molti anni avra' riconoscimenti anche nel resto del Mondo!

pinhead88  @  28/03/2011 20.55.55
   5½ / 10
L'incipit è fantastico, peccato però che subito dopo la narrazione diventi monotona e diluita in due ore e mezza di piattume generale. Inoltre il mischiare troppi elementi tra impicci mafiosi, visioni e premonizioni, ecco spiegato il titolo, mi ha fatto storcere un po' il naso. Finale deciso che inverte completamente i canoni del classico 'Prison movie'.

dave89  @  12/01/2011 0.15.47
   7½ / 10
bel film...però mi aspettavo di più.

gandyovo  @  05/10/2010 16.08.14
   6 / 10
forse troppe aspettative, forse un po' sopravvalutato. comunque il film non mi ha proprio preso.

BrundleFly  @  05/10/2010 11.13.29
   6 / 10
Il problema principale di questo film è la durata eccessiva.
Per il resto, solito film sulla scalata alla malavita da parte di un giovane, in principio "buono come il pane", che, in questo caso, avviene in prigione.
Come c'è scritto accanto al voto: "non male, potrebbe essere migliore".

paride_86  @  02/10/2010 2.34.40
   6½ / 10
Storia di "formazione" di un giovanotto sprovveduto all'interno di un carcere.
"Il profeta" è un film interessante e denso di avvenimenti, ognuno dei quali influirà sulla psicologia del protagonista.

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Edredone  @  29/09/2010 11.48.24
   7 / 10
Bel film mantiene l'attenzione alta nonostante la lunghezza

despise  @  23/09/2010 12.37.59
   7½ / 10
Ancora un grande film europeo, bisogna dirlo: UN PROPHÉTE è un film sporco, cattivo, violento, ma allo stesso tempo molto realistico ed intenso...
La storia è molto lineare: Malik entra in prigione come un ragazzino stupido ed inesperto, deve sopportare le angherie dei corsi, dei neri, dei musulmani ma tutto ciò gli serve per capire come comportarsi e districarsi in quel miscuglio di sub-culture e potere...
molto ben marcata la divisione etnica della popolazione carceraria ed il modo in cui il protagonista riesce a gestire i propri rapporti con tutti... e molto toccante il momento (centrale) dell'uccisione commissionata che darà inizio al percorso criminale: infatti in una continua escalation di violenza dentro e fuori dal carcere renderanno Malik suo malgrado uno spietato assassino.
Forse un pò prolisso e lento nella parte centrale, e con un finale che lascia un pò l'amaro in bocca; per il resto, un filmone.
Ma non il capolavoro che molti hanno descritto.

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davmus  @  20/09/2010 9.56.40
   6½ / 10
Si è perso un pò nel finale, allungandosi eccessivamente, altrimenti il mio personalissimo giudizio sarebbe stato più alto anche di 1 punto.
Rimane cmq gradevole, in pieno stile francese.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  18/09/2010 12.03.27
   6 / 10
Rivisitazione in salsa francese della scalata al crimine da giovane delinquente a boss della malavita.
In apparenza potrebbe sembrare il solito "gangster movie" di stile americano, in realtà "Il profeta" ha maggiori ambizioni.
Non mitizza il crimine, nè ha particolari intenti di denuncia, Audiard non utilizza sovrastrutture narrative creando un film asciutto e forte.
Insomma siamo lontani dal mito di film del genere così come ce li hanno presentati negli anni i vari Scorsese e Coppola ma volendo fare un esempio più vicino a noi, lo stesso Tornatore con il Camorrista che raccontava una storia analoga, aveva uno stile completamente diverso.

Questo smarcarsi dalla tradizione, questo racconto così realistico sono il quid in più per un film che purtroppo rischia di essere eccessivamente pesante, lungo e verboso.
Proprio l'attenzione di Audiard alla veridicità della storia, all'abolizione di tante sovrastrutture narrative, fanno si che Il Profeta sia un film freddo e distaccato.
Non sono giustificate le sue 2h e 35 veramente eccessive e la staticità dello sviluppo narrativo risulta essere un limite.

Certo si ricordano le figure dei corsi e del loro boss, molto realistiche e plausibile ma non tutto torna, certi sviluppi restano oscuri.
Nel complesso un film interessante ma non del tutto riuscito.

guidox  @  09/09/2010 19.56.54
   7½ / 10
tutto sommato un buon film, anche se nel suo genere ormai iniziano ad essercene diversi che hanno una marcia in più e quindi diventa difficile anche partorire una storia più originale.
in più gli attori non elevano il livello generale ed è un peccato perchè la caratterizzazione migliore dei personaggi poteva essere l'elemento per fare la differenza.
a favore c'è il buon ritmo a cui procede il film e il fatto che le scene fuori dal carcere sono sicuramente interessanti.

AMERICANFREE  @  29/08/2010 12.56.57
   7½ / 10
bel film condivido la media di filmscoop. avrei messo qualche in piu' soprattutto con un finale diverso piu' accattivamente. lo consiglio

snaporaz68  @  22/08/2010 19.17.43
   6½ / 10
Avevo delle aspettative clamorose, anche perchè critica e pubblico sembravano concordare nel giudizio positivo. E invece dopo la prima ora, il film comincia a cedere soprattutto negli inserti onirico-religiosi e nello sviluppo della trama che tende pericolosamente a parteggiare per le malefatte del protagonista, assolvendole nella loro ineluttabilità. Per la corsa all'Oscar Il Nastro Bianco e Il Segreto dei suoi Occhi erano superiori

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Manu90  @  20/08/2010 9.49.45
   6 / 10
Sopravvalutato per i miei gusti. Dopo aver visto "Fuga da Alcatraz", "Fuga di Mezzanotte", "Cella 211" e "Animal Factory" mi aspettavo un film carcerario un pò diverso. Girato bene e tutto, ma non mi ha appassionato. Tra l'altro dura troppo secondo me.

JOKER1926  @  19/08/2010 16.35.35
   4½ / 10
Quello di Jacques Audiard è un film che ha riscosso successo, elogiato e apprezzato dalla massa spettatrice; "Il Profeta" è un esempio di tecnica e compattezza cinematografica, in pratica da evidenziare un grande lavoro della regia con la macchina da presa, il regista riesce a trasferire molto bene le ansie del protagonista (il profeta) allo spettatore, in ciò imprescindibili gli scenari carcerari che fondono, rendono sconfinata quella maledetta area malsana.

"Il Profeta" è un viaggio nel buio, viaggio incentrato su un protagonista analfabeta e sicuramente fragile, in un primo momento, attraverso la vita della prigione, attraverso sangue e "lavoretti" incrementerà la sua esperienza e la sua competenza al servizio dei criminali.
In tutto ciò comunque è difficile notare un qualcosa di speciale e di accattivante che eleva "Il Profeta" dagli altri film del genere, anzi in questa pellicola la narrazione è fin troppo lineare e priva di passaggi originali, in linea di massima da criticare una sceneggiatura piatta; poche, veramente poche le sequenze da elogiare, magari quella dell'omicidio nella macchina, verso il finale, con l'estasi del protagonista; comunque si tratta di scene sporadiche, in lungo e in largo il film convince poco, troppa metodicità nelle azioni e specialmente nella trama.
Qui lo spettatore (sia chiaro) non assiste a nessuna storia importante e particolare, lo spettatore in pratica assiste ad una modesta e bastarda storiella di un gitano che fra un mare di botte e violenza "guadagnerà" rispetto e soldi (le solite cose, viste e riviste) con una regia quasi pro carceraria a parere prettamente soggettivo.
Manca inoltre anche quella fondamentale analisi psicologica intorno al protagonista, la sensazione è che la regia voglia giocare e mandare il film avanti fra monotonia e silenzio, prodotto a tratti veramente irritante.

Il film alla lunga annoia, quasi insopportabile, senza una buona musica e con un finale con poco pathos e dunque poco spettacolare ma soprattutto troppo ordinario e patetico; Jacques Audiard svolge il compitino di infondere un po' di "nausea" a chi guarda il prodotto ma questo è il passaggio più facile da ottenere, bisognava lavorare su altro.

5 risposte al commento
Ultima risposta 25/09/2010 19.58.53
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Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  12/08/2010 3.55.41
   8 / 10
Strepitoso.
Una macchina travolgente tirata al massimo, apparentemente senza freni, senza possibilità di arrestare la sua inesorabile corsa nell'Ignoto di un nuovo Cinema, guidata da uno straordinario Maestro di questa strana arte.
"Non si può certo dire che la vita sia una prigione. Ma questa costituisce un'importante metafora della vita: quello che impari dentro, lo utilizzi fuori".

Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  06/08/2010 15.57.08
   8 / 10
Il 19enne Malik è analfabeta,non crede in nulla,non ha nessuno al mondo,è come un’ombra fuoriuscita da qualche luogo oscuro.Condannato a sei anni di carcere si troverà da vittima designata a malavitoso rispettato,temuto e libero di portare avanti i suoi loschi traffici.
La sua corrotta formazione avviene proprio nel luogo in cui i criminali dovrebbero essere reindirizzati,aiutati a non perseguire più le vie della delinquenza.La prigione invece diventa liceo di educazione malsana,luogo in cui il protagonista entra come massa informe e senza qualità e ne esce smaliziato,impratichito di un mondo pericoloso che si può domare con le giuste precauzioni.
Malik ha dalla sua non solo una propensione alla cieca violenza,ma la volontà di sopravanzare gli altri facendosi una cultura,ha un’intelligenza vivace che lo porterà ad interagire con le varie fazioni perennemente in lotta all’interno della prigione(identificabili soprattutto in corsi e arabi) e soprattutto un’innocenza di fondo,ravvisabile nel suo sguardo e nella sua disponibilità,che non lo abbandonerà mai nonostante i gravi delitti di cui si macchierà.
La legge del dare per ricevere è il tormentone che accompagna Malik e i personaggi di questo dramma carcerario,il giovane uccide perché costretto ma anche per ottenere.Il fantasma della sua prima vittima aleggerà per sempre su di lui,decisivo punto di non ritorno.
Un simbolismo più che un fardello non rimosso ,il primo omicidio segna l’entrata all’inferno ma anche lo stimolo per progredire in un necessario percorso di istruzione scolastica;ferocia ed erudizione diventano armi letali nelle mani del giovane al quale non è stata data scelta.”Il profeta” infatti parte da un presupposto di assenza di possibilità,da un imposizione che diventa determinante per tutta la vita.
Audiard quindi non nasconde un giusto senso critico vero il sistema carcerario,il suo stile è claustrofobico,spesso con camera a mano mediante la quale riprende da vicino i volti dei protagonisti in inquadrature strette,come a voler far immedesimare lo spettatore,recluso a sua volta tra le anguste mura della prigione.I colori sono smorti,solo quello del sangue sembra rivitalizzare un pellicola dalle tonalità plumbee che non lesina intriganti sperimentazioni sia a livello narrativo che visivo.
In equlibrio tra omaggi agli scritti di Edward Bunker e alla filmografia carceraria in genere un film di ottimo livello che conferma l'attuale vitalità del cinema francese.

emagiul  @  26/07/2010 20.49.07
   8½ / 10
bello!!! da vedere

the saint  @  17/07/2010 22.06.07
   2 / 10
veramente un palla sto film, ritmo sotto zero.. altro a chi lo paragona a CELLA 211... mi ha fatto solo venire sonno!

roywolf  @  24/06/2010 14.56.32
   2 / 10
non è piaciuto nemmeno un pò-
Noioso

Invia una mail all'autore del commento SPIZZDAVIDE  @  24/06/2010 14.39.02
   2½ / 10
Non capisco come fa ad avere una media cosi alta.
Il film è lento e noiso, una delle peggiori sceneggiature del genere "carcerario"
Non parliamo poi delle interpretazioni, mediocri, specie quella del protagonista.
Mi dispiace ma questo film non vale di essere visto.

1 risposta al commento
Ultima risposta 24/06/2010 14.54.18
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uzzyubis  @  10/06/2010 11.09.02
   8 / 10
Bè per il commento vi rimando a quello sotto di Martina 74 che mi sembra particolarmente azzeccato.
Solo una cosa: alcuni hanno paragonato Il profeta a cella 211 be se vedete i miei due commenti ai rispettivi film, nonchè i voti, capite che per me c'è un abisso.

1 risposta al commento
Ultima risposta 11/06/2010 19.04.07
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Gruppo COLLABORATORI martina74  @  01/06/2010 19.38.19
   9 / 10
Un film che si spiega in una frase, quella in cui il vecchio capo còrso dice che Malik sarà le sue orecchie e i suoi occhi.
E Malik, analfabeta, ignorante di tutto, attraverso la continua osservazione e al continuo ascolto e aiutato da un'intelligenza viva, impara e si affranca dal suo padrone e protettore.
"Un prophète" è un grande film, fuori dagli schemi sotto molti punti di vista e con una potenza narrativa che non ha bisogno di grandi musiche, scene sontuose, luci studiate per arrivare al bersaglio.
Il protagonista è semplicemente perfetto: un ragazzino colpevole ma quasi inconsapevole che si trasforma in un vero criminale, senza paradossalmente perdere l'innocenza dello sguardo.

7 risposte al commento
Ultima risposta 07/06/2010 10.48.58
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Chemako  @  01/06/2010 15.05.39
   6½ / 10
aiemmdv  @  29/05/2010 17.22.21
   9 / 10
Il carcere come drammatica meatafora della nostra società.
L'uomo non ha altre chance di successo se non adeguandosi alle logiche criminali che governano il nostro mondo: cinismo e astuto camaleontismo sono le uniche armi a nostra disposizione.
Audiard realizza un opera che si sbararazza dei facili buonismi moralisti nelle quali la storia affrontata potrebbe facilmente sfociare.
Non esistono setimentalismi nè tantomento una qualsiasi forzatura patetica:
La regia è fredda e le riprese a mano danno quasi un'anima documentaristica all'opera stessa.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  29/05/2010 16.24.10
   4 / 10
Mi aspettavo questo genere di film ma con una trama del tutto diversa. A parte l'inespressività di quasi tutti gli attori, protagonista compreso, non mi ha coinvolto e convinto praticamente mai, anche perchè succedono eventi spesso senza una ragione comprensibile. Non riesco a capire come mai abbia una media così alta...sarà che io i film francesi non li digerisco...

Invia una mail all'autore del commento astropippa  @  24/05/2010 16.30.23
   6½ / 10
come detto dagli altri un film molto crudo e un po lunghetto... un buon film

Invia una mail all'autore del commento Malvagio  @  11/05/2010 18.48.28
   6 / 10
Bel film ma in alcuni tratti della trama non è chiaro e lascia molti interrogativi.

Cliff72  @  10/05/2010 16.09.35
   8½ / 10
Gran bel film, teso, coinvolgente, pessimista.
Da vedere assolutamente.

NandoMericoni  @  09/05/2010 20.29.57
   7½ / 10
gran film sicuramente uno dei migliori visti quest'anno, forse ecessivamente lungo ma da vedere...

danko  @  07/05/2010 22.37.16
   6½ / 10
è un buon film.non certo un capolavorto,ma comunque si guarda bene.dura un po troppo e a volte i dialoghi non sono ben fatti.sono un po surreali tutti i "traffici" che avvengono li dentro.un po troppo all'acqua di rose..

lucki71  @  07/05/2010 12.50.41
   8 / 10
sono rarissimi i film in cui riesci ad entrare così nel mondo delle carceri..bravissimo il regista..da vedere!!!!!!

maxwin  @  06/05/2010 13.21.28
   6½ / 10
Devo dire che questa opera non mi ha entusiasmato, buona la fotografia e la recitazione ma mi ha lasciatp parecchio indifferente..

crimal9436  @  05/05/2010 19.00.13
   7½ / 10
Lungo ma incalzante
Romanzato ma vero
Crudo ma armonioso

StranzCronenber  @  04/05/2010 13.31.54
   7½ / 10
Film molto bello, a tratti magnifico, direi.
La trama è complessa e ben congegnata, soprattutto se si considera che l'ambientazione (il carcere) poteva costringere lo svolgimento della storia in ambientazioni troppo "restrittive".
Invece, grazie ad alcuni accorgimenti, gli scenari cambiano spesso, con avvenimenti all'esterno fondamentali non solo per lo sviluppo della storia, ma pure per l'approfondimento dell'aspetto psicologico dei protagonisti.
Alcune sequenze sono straordinarie.


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Non siamo di fronte allo sbandierato capolavoro, ma di sicuro, vale la pena vederlo.
Unico neo, ritengo, il finale.
In un film molto "europeo", una chiusura in stile hollywoodiano non mi è sembrata molto azzeccata.
Peccato veniale, comunque.

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Ultima risposta 14/05/2010 00.34.57
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Assenzio75  @  02/05/2010 22.36.40
   7 / 10
ok..
è un bel film, è ben girato, ottimamente interpretato, teso, compatto, coinvolgente, violento, scioccante..e chi più ne ha più ne metta..
ma a me non è strapiaciuto...anzi.. sarò sacrilego difronte a tal capolavoro.. ma mi ha pure un po' annoiato..
e quanto era lungooooooooooo..
sarà che la sala in cui l'ho visto (unica in tutta Torino a proiettarlo ancora due settimane fa) era piuttosto calda e stretta..
ma me stavo a stufà..
però è bello eh.. niente da dire..
non ho ancora capito sinceramente se il "buon" Malik mi fosse simpatico o no, certo non penso che ci farei cena assieme..
che poi magari passandomi il sale mi sputa na lametta sulla giugulare..
ok..
questo è quello che riesco a dire.. di più non mi ha lasciato..
per me è sopravvalutato..
anche perchè sa di già visto..(su tutto le didascalie.. eddai!!)
vabè..
7 (con tanti -)

rob.k  @  02/05/2010 10.51.17
   4 / 10
Il genere carcerario, che in passato ha prodotto capolavori come "Il miglio verde" e "le ali della libertà", non poteva che essere rovinato dai francesi, con questo polpettone insignificante, con un protagonista che definire "attore" è un complimento, e con una trama così avvincente che puo' essere usata come sonnifero.

13 risposte al commento
Ultima risposta 12/03/2011 21.10.34
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dominus  @  28/04/2010 12.39.43
   6 / 10
il film merita di essere visto,ma2ore e mezzo sono troppe spesso si ci annoia il ritmo un po troppo blanto

testadilatta  @  24/04/2010 3.22.56
   5½ / 10
Sono un accanito fan del cinema in prigione!
La mia serie preferita è OZ; sto riscoprendo le pellicole "Women In Prison" a cui NOCTURNO ha dedicato il dossier di questo mese.
Ho premesso questo per arrivare alla conclusione che questo film non mi ha lasciato niente...
Il protagonista che da zero diventa boss, ok, e allora?
Chi lo dice che la "non spettacolarizzazione" in questi casi è un bene?
La prima serie di Prison Break è strepitosa pur essendo spettacolarizzata al massimo.
Che male può fare?
Certo, è una scelta che rispetto ma non condivido...
Se paragono questo film a FUGA DA ALCATRAZ il primo ne esce malconcio secondo me.
Comunque "Il Profeta" è un film che va visto e di cui va cercato un senso...

3 risposte al commento
Ultima risposta 26/04/2010 15.50.00
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alastar  @  23/04/2010 19.43.12
   6 / 10
Sinceramente non condivido nemmeno io tutti questi voti alti per questo film.Per carità,le scene sono molto reali,la regia è buona e i personaggi sono credibili.........ma francamente tutto ciò non mi sembra sufficiente a dare un ottimo voto.La storia non è nulla di che,alcune scene potevano benissimo essere tralasciate,non è un lavoro che merita l'insufficienza ma oltre il 6 secondo me non può andare.

Rand  @  19/04/2010 12.14.27
   9 / 10
Devo dire che pensavo di averlo perso, complice la programmazione scandalosa delle sale abruzzesi, fortunatamente inspiegabilmente l'arca lo ha programmato, e devo dire che la sala era semi piena. La storia è semplice, ma i più livelli in cui si muove, e il realismo delle situazioni è sicuramente la grande forza del film. l'evoluzione del personaggio di Malik

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Inoltre tutti i personaggi si muovono in un contesto in cui violenza e corruzione fanno da padrone. I detenuti corsi sono come i mafiosi, riescono a fare e disfare a piacimento quasi qualunque cosa nel carcere centrale.
Nei 6 anni di detenzione Malik cambia, in peggio? in meglio?
Lui è un profeta? o è solo il rimorso, che gli tiene compagnia, notevole l'uso del "compagno " di cella.
Il regista è da tenere d'occhio, il film fà a meno dell'eccessiva spettacolarità di scene d'azione inverosimili. Anche la spèaratoria nell'auto, è ben congegniata.
Musica semplice ma diretta, attori perfetti, si veda Luciani, ma anche gli arabi. Malik è ambiguo e feroce, si adegua ad un mondo spietato per sopravvivere, ma questo è il mondo reale, non la fiction.
Meritevole di oscar secondo me!

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Ultima risposta 24/04/2010 12.32.06
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corbi91  @  18/04/2010 16.37.40
   8 / 10
un bel film.. crudo, violento, sincero.. da vedere

dibinho  @  18/04/2010 16.12.09
   7½ / 10
Buon film molto crudo e reale
bravi gli interpreti ed ottima regia.
Consigliato

gkorps  @  18/04/2010 11.45.59
   6 / 10
Sinceramente carino, ma non condivido i voti molto alti

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  17/04/2010 15.19.59
   9 / 10
A salvarsi non sono mai gli "eletti" o i "giusti" bensì i peggiori, i "cattivi", quelli che sanno adattarsi. Su questa difficilmente digeribile conclusione si consumò il dramma prima spirituale e poi fisico di Primo Levi. Lo scrittore torinese si riferiva ai campi di concentramento, ma, mutatis mutandis, ogni luogo ristretto di detenzione o comunque di convivenza forzata rispetta queste terribili leggi primordiali ("Arcipelago Gulag" non era da meno, tanto per rimanere in tema...). Il carcere moderno non sfugge a queste atrocità, nonostante i (goffi) tentativi di umanizzarlo per renderlo quello che dovrebbe essere: luogo di recupero e non di mera punizione.

Audiard pigia l'acceleratore e senza troppi fronzoli, con poche, decise "pennellate" iniziali ci fa piombare dentro uno degli inferni moderni (la prigione, per l'appunto) raccontandoci del classico poveraccio di origine maghrebina finito probabilmente per ingenuità in carcere e comunque non in grado di difendersi nonostante le formali premure con cui viene accolto nel mondo penitenziario (l'impotente avvocato d'ufficio, l'inutile e beffardo questionario d'ingresso, il primo giorno di "ambientazione" in una cella speciale, ecc.). A questi "zuccherini", buoni per tener tranquilla la coscienza di chi sta fuori, si contrappone la durissima realtà del cellulare (che sembra un insieme di gabbie per cani), la durezza del regolamento carcerario e, soprattutto, la cattiveria umana che lì si esprime ai massimi livelli senza alcun freno o ritegno.
A questo punto il gioco diventa esattamente quello proposto materialmente dal boss còrso (uno straordinario Niels Arestrup) al "piccolo" Malik (l'altrettanto stupefacente Tahar Rahim, nuova star del cinema d'oltralpe): uccidi o sarai ucciso. Scatenata la primordiale legge di sopravvivenza, ogni morale crolla e tutto giustifica il fine ultimo. Così cresce Malik, "profeta" dotato di una straordinaria forza intuitiva, grandissima intelligenza nell'apprendimento, tutta la forza e l'energia di un ventenne.
Ma la sua crescita (come quella di ognuno di noi) passa per traumi successivi dai quali lui impara prima e meglio degli altri soprattutto padroneggiando all'inverosimile la comunicazione verbale (parla 3 lingue "sapendole parlare" ad ogni autoctono) e quella non verbale fino a diventare un "boss" in piena regola. Con qualche sentimento in più (da mettere da parte quando serve), ma pur sempre boss.

Cinematograficamente, l'autore del notevole, originale thriller "Sur mes lèvres" ("Sulle mie labbra" cui questo "Profeta" mutua il tema della comunicazione come mezzo affermativo di sé), si muove a suo agio nello stile ormai collaudato della docu-fiction. Ma l'occhio del cinefilo smaliziato noterà che la costruzione di ogni singola sequenza è tutt'altro che casuale e tutt'altro che semplice: osservate attentamente la famosa sequenza dell'omicidio con la lametta, per esempio; oppure quella della consegna della valigetta al boss còrso; o ancora quella della resa dei conti a casa di Khalif l'Egiziano. A questo stile, reso ancor più "attendibile" e televisivo dai fermo-immagine con i nomi dei personaggi nel bel mezzo delle azioni, fanno parte di apparenti marziani caduti sulla terra le varie sequenze oniriche che, dall'omicidio con la lametta fino al finale, "irrompono" a mo' di visioni nella mente del "Profeta" e negli occhi di noi spettatori. In quegli intermezzi, prima appena accennati, poi via via sempre più pregnanti (magistrale la sequenza in cui alla visione dei daini fa seguito l'estremo realismo dell'incidente stradale in cui viene investita una di queste bestiole a interruzione violenta di uno dei dialoghi più tesi del film), Audiard mostra davvero la differenza tra "fare cinema" e " fare televisione"; tra l'impostura della "docu-fiction" e l'onestà del tacito accordo tra autore e pubblico che c'è nella "fiction"; tra falsa (im)moralità e Morale (anche se scomoda).

Nota di merito, infine, alla colonna sonora che spazia tra rap gridati, melodie arabeggianti discrete, cover interessantissime (su tutte la canzone dei titoli di coda). L'autore? Vi dice niente il nome di Alexandre Desplat? Ebbene sì: oltre ad aver già lavorato con Audiard essendo stato l'autore delle musiche di "Sur mes lèvres", è lui ad aver firmato gli spartiti hitchcockiani de "L'uomo nell'ombra" di Polanski... Che dire? Quando la classe non è acqua...

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Ultima risposta 20/04/2010 15.24.54
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forzalube  @  17/04/2010 0.53.23
   8 / 10
Un film di forte impatto emotivo che difficilmente può lasciare indifferenti. Gli interpreti sono ottimi e l'ho apprezzato anche da un punto di vista stilistico. L'unica pecca forse è che non si capisce molto bene l'intreccio criminale al di fuori del carcere

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

Speriamo che nella realtà le carceri siano luoghi di rieducazione e non posti dove scoprire il proprio talento criminale nascosto.

Violabianca  @  15/04/2010 18.07.15
   8½ / 10
Un durissimo film di carcere che mostra senza sconti le violenze

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER, le umiliazioni, la corruzione e sotterfugi della vita dei reclusi. E nel frattempo un noir appassionante sull'ascesa al potere nella mala nazionale di un giovane marocchino che trova nel male la sua salvezza. Attori sconosciuti (quanto meno a noi italiani) e strepitosi, colonna sonora incalzante, una storia che tiene conto anche dell'evoluzione sociale, una regia moderna con qualche forse discutibile scelta (come l'introduzione agli avvenimenti con titolini quasi da film americano d'azione ma che pero' a parere mio spezzano la crudele drammaticita' del film altrimenti fin insostenibile) ne fanno per me uno dei migliori film della stagione.

polbot  @  15/04/2010 9.08.08
   8 / 10
Una bella sorpresa sto film stranamente francese.. Una sorta di Scarface europeo. Bella sceneggiature, personaggi ben costruiti, ottime interpretazioni.

Noodles_  @  13/04/2010 15.58.58
   9 / 10
Finalmente l'ho visto.
Un film molto particolare per come riesce a entrarti in profondità.
Un dramma carcerario molto crudo e realistico, ovviamente violento (siamo in prigione...) ma una violenza che personalmente, nonostante abbia una soglia di sopportazione molto bassa, ho trovato accettabilissima (la scena dell'esecuzione di delacriox ne Il Miglio Verde, per esempio, film molto più patinato e mainstream, secondo me è 1000 volte più disturbante delle pluricitate sequenze di questo film).
Stupende le caratterizzazioni dei personaggi: Luciani su tutti, poi Malik e non da meno il boss dei marsigliesi, che se pur un personaggio minore, quando sale in macchina con Malik riesce solo con lo sguardo a generare una tensione pazzesca.
Molto interessante anche la composizione del microcosmo all'interno del penitenziario (consigliatissima la visione in lingua originale subbata, visto che si parlano 3 lingue...), le dinamiche relazionali tra i Corsi e gli Arabi, i rapporti di potere tra i vari componenti, e l'abilità con cui il protagonista si destreggia in quell'ambiente difficilissimo, sempre in equilibrio tra fiducia e tradimento, subordinazione e indipendenza. Impossibile non immedesimarsi...
Sì, forse c'è qualche sottotrama di troppo, soprattutto quella relativa al traffico di hascish, che crea un po' di confusione e distrae dalla vicenda principale, ma tutto sommato anche questa si lascia seguire e a mio parere non influisce negativamente sul valore del film.
Fantastica la sparatoria nel SUV, molto emozionanti le uscite di Malik dal carcere, e assolutamente da brividi l'ultimissima scena, con quel particolare arrangiamento di Mack the Knife in sottofondo.
Colonna sonora mai invadente ma appropriatissima in alcune scene, come appunto quella finale e quella già citata in macchina a Marsiglia.



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*-sky-*  @  12/04/2010 23.06.56
   7½ / 10
bel film.. un po violento ma lo consiglio..

Gruppo COLLABORATORI SENIOR jack_torrence  @  12/04/2010 16.00.01
   7½ / 10
Per oltre metà è un grandissimo film.
Lo stile, che Audiard padroneggia con assoluta dimestichezza, è contemporaneo come si conviene ai migliori film "verità" che applicano agli stilemi del cinema poliziesco-gangsteristico-carcerario, la lezione ereditata - con particolare riferimento alla rappresentazione della violenza - dal cinema "mainstream" (linea che si diparte da Leone e attraverso Pekimpah e Scorsese arriva all'oggi), però asciugato di ogni patina di spettacolarità e coniugata con quella di un neo-neorealismo "nudo e crudo" (incentrato soprattutto sull'insistenza della camera a mano e di movimenti di macchina che consentono allo spettatore di "stare dentro" agli ambienti).
Per molti versi questo approdo stilistico è analogo a quello raggiunto - in particolare con Gomorra - da Garrone (nel nostro autore sono più evidenti alcuni tocchi autoriali, alcune caratteristiche di stile squisitamente personali).
L'unica "licenza", rispetto a questo stile, che Audiard si prende - e che si rivela interessante proprio per questo suo essere licenza (anche se forse per altri versi può considerarsi posticcia, non del tutto convincente) - è il ricorso alla presenza "ritornante" del "fantasma" della sua prima vittima.

Ciò che invece non mi ha convinto, man mano che il film procede verso il suo finale, è la progressiva perdita di distanza rispetto al protagonista.
Lo spettatore, che pure sin dall'inizio è invitato a convivere con un personaggio centralissimo, vive per buona parte del film un distacco rispetto a costui, che permette di mantenere elevatissimo lo spessore estetico-morale del film (di "denuncia sociale" - anche se l'espressione è riduttiva perché appartiene troppo alla sfera etica e non anche a quella estetica).

Ma questo distacco viene progressivamente eroso.
Non scompare mai del tutto (nemmeno con il finale).
Ma il film strizza l'occhio al pubblico, che è invitato a parteggiare sempre di più per il protagonista, condividendone l'ascesa come "boss" e la sua emancipazione dal suo primo boss, particolarmente odioso.
La distanza indispensabile a mantenere il film su un piano davvero rigoroso viene così svilita, a vantaggio di una parabola che attinge a tratti all'epos.
"Il profeta" nel suo complesso tende ad essere un film epico, uno Scarface per intendersi. Non lo dinventa mai smaccatamente, ma ciò lo rende più convenzionale e tende a farlo rientrare nel solco di un genere con coordinate definite cui il pubblico è già abituato da altri archetipi cinematografici.

Xavier666  @  11/04/2010 13.29.10
   7½ / 10
Ha tutte le caratteristiche dei film d'oltralpe che ammiro tanto, una fotografia eccezionale e cruda, approfondimento dei personaggi (Malik e il capo corso)
e una storia che non è una storia in sè ma una riflessione sulla realtà francese, sistema carcerario e les arabes.
Il film evidement andrebbe visto in lingua originale, io tuttavia c'ho capito pochissimo , il francese parlato da les arabes e corsi è arduo! per cui dovetti vedermelo 2 volte!
In ogni caso un bel film, bellissima sorpresa, un pò come quando vidi 13 tzameti, evviva il cinema francese!

sestogrado  @  11/04/2010 11.32.57
   7 / 10
Audiard riesce nell'impresa di raccontare (anche con un certo spirito critico) il sistema carcerario francese, ambiente ideale per far crescere la storia del "profeta" Malik. Il ragazzo è non meno di un bullo di periferia, dotato però di una intelligenza "brillante" che gli permette di capovolgere il suo ruolo all'interno del carcere senza rifiutare compromessi. una bella storia, cruda e intensa, a mio dire però non completamente sfruttata.

Sardello  @  06/04/2010 14.29.11
   7½ / 10
Non ho mai digerito le pellicole francesi, ma questa mi ha colpito molto. Ottimo film che risulta avvincente nonostante la durata. Se qualcuno ha la possibilità di vederlo in lingua originale non si faccia scappare questa opportunità perchè con il doppiaggio si perdono molte sfumature che permettono di meglio delineare i profili dei personaggi.

Tanto per dirne una si rischia di passare metà del film credendo dei personaggi siano italiani quando in realtà sono corsi.

BlackNight90  @  05/04/2010 0.28.54
   8 / 10
Un vero e proprio romanzo di formazione al crimine. Con un realismo meticoloso e quasi scientifico, non solo nella resa della vita carceraria ma anche nella descrizione del profilo psicologico del protagonista, e delle cause che muovono le sue azioni. Per questo stonano parecchio le scene visionarie, tipo quella dei cervi.
Un film duro ma non sconcertante, ragginuge l'apice della tensione emotiva nella scena dell'iniziazione di Malik per poi affievolirsi man mano (questo è uno dei pochi difetti), pessimista e sempre realista in virtù anche del suo lieto fine. Bravissimi Tahar Rahim e Niels Arestrup, l'Anthony Hopkins d'oltralpe. Questo Audiard è da tenere d'occhio, sicuramente vedrò altri suoi film.
Mezzo voto in più perché 'Il profeta' è un film coraggioso, che osa rappresentare senza fronzoli, oltre all'inefficienza di un sistema che dovrebbe reinserire il condannato, anche le problematiche della multietnicità della Francia. E di questi tempi per me non è poco.

Febrisio  @  02/04/2010 23.44.42
   7½ / 10
Se si va a vederlo con la convinzione che sia un filmone... beh...mi spiace vi deluderà. Se invece contrariamente entrata in sala senza saper nulla di questo film francese poco pubblicizzato... beh... in questo caso, vi sorprenderà molto positivamente.
Il profeta si rivela essere un gran bel film con un suo spessore, neanche tanto, ma quel che basta per dare a un film un carattere personale. Ricorda vagamente un po tutte le ascese al potere già viste al cinema, a cominciare dal padrino. Se da un lato offre una trama ben strutturata e realizzata egregiamente, dall'altro lato ciò che ne risente è la mancanza di emozioni legate al personaggio. Lo spettatore si ritrova davanti un'occasione mancata per un soffio, perchè il profeta c'è solo andato vicino.

Izivs  @  02/04/2010 23.21.39
   7 / 10
Un buon prodotto....una regia impeccabile, attori eccellenti (il protagonista ed il padrino) ed un'atmosfera generale da grande produzione.....avrei preferito un finale più conclusivo....ma si sa i finali aperti lasciano il posto ai sequel....qualora il film abbia successo.....

TIGER FRANK  @  02/04/2010 21.23.29
   7 / 10
Fatto molto,molto bene e anche ben recitato tuttavia il film non mi ha emozionata in nessun senso.
Ao' non ho fatto na piega neanche per le scene de sangue..
Colpa vostra pero'...... tutti shti votoni alti alti chissa' che me credevo!
Da vedere ma tuttsommato,l'encefalogramma rimane piatto.

7 risposte al commento
Ultima risposta 21/04/2010 01.48.00
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ughetto  @  02/04/2010 10.16.38
   7 / 10
Lavoro di altissima qualità che tuttavia non è riuscito ad appassionarmi in ragione, credo, del rigore glaciale della sua progressione; la quale, spesso sul punto di cedere a spinte espressioniste, vi rinuncia nel timore di perdere il filo della geometrica dimostrazione della sua tesi.
Alcune inquadrature mi hanno colpito comunque nel profondo: una su tutte quella dei panni incendiati che vengono lasciati cadere dalle finestre la notte in segno di protesta ma anche di commiato.
Mentre in un certo senso la ricostruzione delle dinamiche sociali e di gruppo è talemente esaustiva e calcolata da risultare accademica (e debbo far appello a tutta la mia buona fede per non scrivere didascalica), il titolo potrebbe spingere ad effettuare un parallelo biografico fra il protagonista e Maometto; parallelo non solo fattibile e pertinente ma che darebbe all'opera un ulteriore notevole orizzonte di interesse e di riflessione, in questo caso nè accademico nè scontato. All'interno del quale orizzonte la scena dei cervi, in se incomprensibile e tutto sommato inutile, assume la valenza non già di unità narrativa cronologica, ma di epilogo sapientemente nascosto all'interno della narrazione stessa; o addirittura di prologo di un nuovo film che, chissà, lo stesso autore, od un altro, gireranno in futuro. O che semplicemente potremmo trovare cercando attentaemnte nel tessuto di cui facciamo parte.

3 risposte al commento
Ultima risposta 02/04/2010 10.54.04
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Luca Pepas  @  01/04/2010 15.29.32
   9 / 10
Un quasi capolavoro, ve lo consiglio, non perdete questa autentica perla in una programmazione piatta!!!!!!!!

Clint Eastwood  @  01/04/2010 11.30.33
   8½ / 10
Questo film francese va recuperato senza il minimo dubbio. Audiard che lo conosco poco gira un film che si svolge per lo più negli interni del carcere, con una durata che rispecchia poco quel senso di andare al cinema e rilassarsi, ma nonostante ti rende partecipe, ti coinvolge e non puoi farne a meno alla fine. Tiene alta l'attenzione grazie anche al giovane attore che si immedesima in ogni situazione con estrema facilita (credo) come se davvero fosse lui quel personaggio e abbia vissuto quelle esperienze.

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  30/03/2010 21.04.12
   8½ / 10
Cominciare da zero, come in prima elementare dove non sai leggere e scrivere, capire i linguaggi e i codici. Capire la struttura e i meccanismi di come è governata e soprattutto da chi. Repressione dell'istinto a favore della razionalità, riuscire a servire l'uno senza scontentare troppo l'altro. Vivere di luce riflessa e intanto lavorare per far splendere alla fine la propria.
Il film di Audiard racconta l'ascesa al potere di un giovane qualunque, che ha dalla sua solo l'istinto di autoconservazione, nessuna peculiarità politica o religiosa, ma che riesce imparare in fretta e bene.
Eccellente la regia di Audiard che evita di cadere negli stereotipi o clichè del jail-movie, ma che si serve del contesto per una trama che potrebbe essere adattata forse anche per altri contesti o strutture simili più o meno grandi di un carcere. Ottimo il realismo della messa in scena e la fluidità del racconto, mai noioso anche nella sua antispettacolarità.

mizard84  @  30/03/2010 2.00.39
   3 / 10
Tristissima imitazione del padrino...a tratti ridicolo!!!

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Ultima risposta 12/04/2010 13.28.52
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willard  @  29/03/2010 17.39.15
   9 / 10
Educazione di una canaglia, ovvero discesa all'inferno e ritorno, ma dopo aver dato al diavolo una bella lezione.
Molta violenza, atmosfere soffocanti, ma una sceneggiatura ottima che vi tiene avvinghiati alle sorti dei personaggi (o meglio del nostro "profeta") anche contro la vostra volontà. Odia il peccato, ma ama il peccatore.
Un bel film che va fatto respirare un po' come il vino buono, ma il suo retrogusto non vi deluderà.
Consigliato :-)

Constantine  @  29/03/2010 16.46.24
   9½ / 10
Capolavoro di Audiard, asciutto, senza compromessi, pregno del messaggio che il regista anche con i suoi precedenti lavori aveva iniziato a lanciare ai suoi fedeli spettatori. Il microcosmo del carcere francese indagato da un occhio critico ma scevro da pregiudizi, seguendo il costante apprendimento del protagonista fino alla sua tesi di laura ed al "dottorato" finale. Qualche accorgimento in più verso la fine, che sembra troppo veloce rispetto agli equilibri dell'opera l'avrebbe reso perfetto, ma anche così si assiste ad uno spettacolo inusuale ed unico. Grandiosi gli interpreti e la regia sontuosa non fa che esaltarli, da vedere tutto d'un fiato. Di sicuro tra le cose migliori del 2010, a dimostrazione che il cinema d'oltralpe è vivo e vegeto, per gli amanti dei Prison-Movie è tappa obbligata.

fiesta  @  29/03/2010 16.36.16
   8 / 10
il film è fatto in modo da avere anche un buon successo di pubblico,il tempo passa rapidamente anche grazie all'utilizzo di scene d'azione.

il micromondo carcere è un ottimo sfondo per una valutazione sull'integrazione. il discorso è asciutto,privo di alcuna ipocrisia o buonismo,anzi viceversa è permeato di una cattiveria raramente vista al cinema. l'ascesa al potere del nuovo arrivato va di pari passo con la sua crescita interiore,matura e la nuova coscienza,la sua saggezza aquisita,è perfettamente adesa alla sua volontà criminale. praticamente audiard boccia completamente il sistema "carcere" rappresentante del sistema francia.

dils  @  29/03/2010 16.21.25
   9 / 10
Un bellissimo film, con una regia molto fresca e a suo modo innovativa. Una fotografia d'eccezione che riesce a trasmettere in maniera profonda il senso di prigionia, di chiusura e di completa impotenza all'interno di un carcere francese. In un luogo dove la legge del più forte regna sovrana, dove il fine giustifica i mezzi ecco il nostro protagonista, un ragazzo analfabeta con lo sguardo spaurito costretto per soppravvivere a trasformarsi immediamente in un carnefice. Ed è qui che inizia il suo percorso nelle dinamiche piu oscure e nascoste dei suoi tirannici e feroci oppressori che lo porta ad una consapevolezza delle sue potenzialità inobliate fino ad allora e alla conquista non solo di una libertà fisica ma anche di una libertà in senso morale ed etico.
da non perdere

i28408  @  29/03/2010 11.13.47
   6½ / 10
Bel film, ma le aspettative che mi han dato i voti precedenti, mi facevano sperare ad un filmone.
Il film è gradevole, ma non lascia nulla dopo la visione, forse anche troppo lungo in certi punti.
Va bene per chi non sa come passare una serata.

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