il grande capo regia di Lars von Trier Danimarca, Svezia 2006
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il grande capo (2006)

 Trailer Trailer IL GRANDE CAPO

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locandina del film IL GRANDE CAPO

Titolo Originale: DIREKTØREN FOR DET HELE

RegiaLars von Trier

InterpretiBenedikt Erlingsson, Iben Hjejle, Anders Hove, Jens Albinus, Jean-Marc Barr, Casper Christensen, Peter Gantzler

Durata: h 1.39
NazionalitàDanimarca, Svezia 2006
Generecommedia
Al cinema nel Gennaio 2007

•  Altri film di Lars von Trier

•  Link al sito di IL GRANDE CAPO

Trama del film Il grande capo

Il proprietario di una società é intenzionato a vendere tutto. Il problema nasce quando i potenziali acquirenti vogliono definire l'operazione con il presidente della società, ma quest'ultimo in realtà esiste solo come un nome ma non fisicamente. Il proprietario della società decide così di ingaggiare un attore fallito per interpretarne il ruolo...

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Voto Visitatori:   6,99 / 10 (72 voti)6,99Grafico
Voto Recensore:   7,50 / 10  7,50
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Voti e commenti su Il grande capo, 72 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

elio91  @  27/12/2009 20.53.33
   6½ / 10
Film particolare di Von Trier,un pò discontinuo e più "statico"per quanto riguarda le inquadrature. Avrei peferito il solito effetto mal di mare. Strano film perché a tratti è scontato e noioso mentre alcune scene veramente fanno scompisciare grazie a personaggi folli e situazioni paradossali. Splendidi gli attacchi ai Danesi,ricordano quelli di un altro personaggio diThe Kingdom. è una commedia riuscita,la sufficienza c'è sicuramente. Rispetto all'altra commedia di Von Trier,Idioti,Il grande capo mi è piaciuto molto di più. Come sempre non so come valutare Lars,vorrei dargli un 6 ma poi so che mi pentirei allora gli do una sufficienza piena cosi sto tranquillo.

rapture  @  16/12/2009 12.11.33
   7 / 10
Film anomalo, ma simpatico, da vedere senza riflettere :P

outsider  @  27/09/2009 15.34.28
   7½ / 10
Qui mi ha stupito.
Divertente davvero. Peccato, mi spiace dirlo, che il film sia riuscito bene non per il genio, che evidentemente tale non è, ma per il cast indovinato.
Inoltre, è chiara l'ispirazione al cinema francese di Bunuel.

lolloso22  @  05/09/2009 19.42.08
   10 / 10
straordinaria commedia da vedere a parte che fa troppo ridere ( il finale grandissimo ) ma è fatto proprio bene

carriebess  @  20/07/2009 18.12.14
   8½ / 10
commedia davvero unica.
divertentissima!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR bulldog  @  16/07/2009 1.13.28
   8½ / 10
Grandiosa commedia di Lars.

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  12/07/2009 16.12.36
   5 / 10
Mi reputo un estimatore del regista danese che ho sempre ritenuto un passo avanti. Qui, invece, la sua stravaganza gli si ritorce contro in una commedia sciatta e prevedibile, senza alcun gusto estetico e autocompiaciuta in una svolta narrativa postdogmatica filomultimediale.
L'idea stessa dell'antiregia (?) con una serie di inquadrature (quasi) casuali, scelte tra quelle proposte da un computer regista/montatore non è innovativa, ma stupida. Perché far scegliere al caso computerizzato ciò che è stato preordinato dal regista? Se il computer avesse scelto anche il taglio dell'inquadratura, allora forse, si sarebbe potuto parlare di un avvicinamento a Pasolini nella volontà stessa di tranciare i fili della tecnica, invece così resta una insensibile direzione artistica che annoia dopo pochi minuti. Anche lo script sembra pesacare tra idee a caso mischiando concetti interessanti , come la paura dell'isolamento del comando, a riflessioni sulla teatralità della vita e dell'uomo come personaggio senza però riuscire ad approfondirne nessuno, mancando dello spessore necessario.
Paradossalmente questo film dimostra come invece la tecnica sia necessaria, proprio perché questa commedia scialba sarebbe potuta essere pungente e sagace, divertente e amara, invece di inconcludente e presuntuosa se dietro la macchina avesse avuto Wilder, anziché un comunissimo HAL9000.
Ed ecco la verità sull'errore dell'autore: non si può fare qualcosa che tende a screditare ciò che inveci cerchi di dimostrare di essere ad ogni tua mossa. Rusilti falso, precostruito, come un film diretto/montato da un computer. E lo stesso ardore è mancato all'autore che, tronfio di se, abbandona la passione per l'idea credendo che basti il proprio genio markettaro a salvarlo.
Ma si sbaglia.
Questo film non inganna (quasi) nessuno.
Il voto non scende oltre una certa soglia perché, per quanto lo si possa giudicare severamente, si deve rispettare l'idea di base e alcune trovate che salvano dalla disfatta una commedia altrimenti noiosa.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  15/06/2009 9.55.14
   4½ / 10
Senza dubbio è un film originale e atipico. Sottolineato questo, è troppo lento e con dialoghi abbastanza inutili. Si riprende nella seconda parte, anche se il doppio finale è fuori luogo. Abbastanza divertenti le scene con il capo islandese.

14 risposte al commento
Ultima risposta 17/06/2009 09.39.50
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ronaldinho80  @  15/05/2009 23.26.23
   9 / 10
Sorprendente Lars Von Trier, quando la maggior parte degli "autori" a cinquant'anni si rifugiano nella maniera, lui ancora una volta riesce a spiazzare tutti, sia come contenuti che come tecnica.
Dopo aver messo a nudo gli abissi del cuore umano, mostrato un'umanità gretta, meschina, impaurita ed ipocrita, ora ci diverte con una satira feroce sulla vita lavorativa, un film brillante, intelligente e pieno di ritmo. Una commedia che gioca con le regole del genere,

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR kubrickforever  @  26/02/2009 19.08.32
   7 / 10
Commedia che conferma in toto l'essenza del cinema di von Trier: è spietato, a volte surreale e perchè no, anche divertente. Il regista danese o si ama o si odia, poche palle.

Signor Wolf  @  03/01/2009 15.44.42
   6½ / 10
sto von trier c'è l'ha fissa con il teatro anche questo film lo ricorda, nei cambi di scena e nei personaggi stereotipati. Gli spunti iniziali ci sono ma per essere una commedia si sorride davvero troppo poco.

Ciaby  @  24/12/2008 12.57.25
   8½ / 10
Gruppo COLLABORATORI Mr Black  @  01/11/2008 19.11.03
   6½ / 10
Davvero non male e con diversi spunti interessanti. Peccato che non riesce mai ad eccellere risultando a volte un po noioso, soprattutto nel finale.

minoidepsp  @  05/10/2008 19.57.25
   6 / 10
Sì, gli spunti originali ci sono: assumere un finto capo per sostituire il vero capo che preferisce fingersi un semplice collega.
Il risultato però è solo sufficiente.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  01/07/2008 22.20.30
   6 / 10
Un Lars insolito per quanto riguarda il genere e la fotografia (riconoscibili al suo stile sono solo le caratteristiche dei personaggi e i dialoghi). “Il Grande Capo” è guardabile ma non lascia niente dentro.

mr orange  @  08/06/2008 22.50.59
   6 / 10
un bel film che anche se a volte è lento, è molto simpatico e originale.

Redrum83  @  06/05/2008 20.57.28
   6½ / 10
Film veramente interessante, piuttosto originale e sperimentale. Pare che la macchina da presa sia utilizzata come una videocamera di controllo, di quelle che si mettono nei negozi o nei locali pubblici per la sicurezza e che si muovono lateralmente; molto spesso i personaggi non vengono ripresi nella giusta maniera ed è questo che mi ha fatto pensare ad una cosa simile. L'occhio della telecamera in questo senso sembra rappresentare appunto la figura del grande capo che vigila e controlla i suoi dipendenti.
Il film intrattiene con l'ironia generale e l'imbarazzo costante del personaggio del finto capo, che negli ultimi istanti ribalta la situazione e viene fuori per la sua natura in un finale che spiazza con il giusto velo di humour. Film da vedere sicuramente, soprattutto per i più curiosi.

addicted  @  14/02/2008 10.36.54
   7½ / 10
Una divertente commedia girata con pochissimi mezzi, grande ispirazione e ottimi attori.
Bravi tutti!!!

Crimson  @  01/02/2008 22.35.52
   7 / 10
Un film grottesco, brillante, in cui emerge la vena di Von Trier anche se, almeno apparentemente, si tratta di una pellicola più 'leggera' rispetto agli standard del regista. Ricco di colpi di scena che dà una parte tengono sempre vivo l'interesse, ma devo ammettere che non li trovo tutti pienamente a segno. Ci sono troppi aspetti forzati e per questo meno riusciti.
Comunque il cast è veramente ottimo, e l'ambiguità dei due interpreti principali è l'attrattiva maggiore e il risultato migliore che il film sia riuscito a trasmettermi.

Mister  @  31/01/2008 19.46.51
   6½ / 10
Commedia molto parlata, ingegnosa ma faticosa

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  31/01/2008 11.13.16
   6½ / 10
come tecnica registica è proprio originale...ancora una volta Lars Von trier gira un film difficile da digerire proprio perche visivamente particolare...proprio un film "dogma" diciamo!
la storia non è molto interessante e l'unica sorpresa la troviamo nel finale...
questo film,secondo me,dimostra che questo regista non riesce nelle commedie quanto nei drammi!

samurei  @  12/01/2008 11.09.06
   5 / 10
A differenza di altre commedie, è stato veramente noioso, mi sono addormentato.

tavullia86  @  23/11/2007 8.48.11
   8 / 10
una commedia, anzi una satira della commedia, esilarante!!! von Trier smonta pezzo a pezzo la commedia, e ci riesce alla perfezione...da vedere

andreapau  @  19/11/2007 11.06.20
   8 / 10
il grande capo, ovvero lars von trier, ovvero la commedia secondo lars von trier, non propriamente il signor rossi.
come per dogville e manderlay, la sequenza iniziale è uno sguardo d'insieme, da lontano, sul contenitore che tutto ingloba.
che poi, il contenitore siano gli usa o il palazzo di una media-multinazionale, il concetto non cambia... sempre di contenitore si tratta, trasparente come un acquario nel caso di dogville, con divisioni mentali più che materiali, e con centinaia di finestre-occhi che non guardano fuori, anzi, non vedono proprio e si riducono a pertugio attraverso cui invadere l'intimità, nel caso del palazzotto medio-multinazionale.
Ancora una volta, lo sguardo d'insieme è quello di una specie di maniaco depravato che stavolta non ha nemmeno vergogna di farsi vedere riflesso, di mostrare la faccia cattiva ed irridentemente spietata di chi tutti giudica con il sorriso del coniglio mannaro.
E stavolta, il coniglio mannaro, dopo aver demolito i mentori e custodi della democrazia, si diverte a massacrare l'opulenza socialista della laicamente secolarizzata europa del nord, una specie di covo di vipere sindacalizzate e fuori mercato ma che non disdegnano il ricorso all'"outsourcing", ninfomani travestite da femministe d'accatto che si eccitano infine a porsi come donne oggetto e godere maledicendo il porco maschilista, vedove annichilite dal dolore prive di dignità, in una continua pantomima che culmina con continui e fraterni abbracci socialisti.
Ma la natura umana è senza speranza, e nessun ordine sociale può cambiarla... è una natura infida, forte coi deboli e debole con i forti, succube e desiderosa del capo nonostante abbia la libertà sindacalmente garantita di prenderlo a pugni in faccia.
una natura umana, per natura complice e mai sinceramente ribelle che predica bene ma razzola malissimo, sempre pronta al gioco dello scaricabarile, sempre bisognosa di trovare un capo più in alto del grande capo, il grande-grande capo che tutto sbaglia, tutto erra, tutto distrugge... una bella invenzione degli umani che rifuggono la responsabilità individuale, assolti dall'ordine sociale che tutto infine aggiusta in loro vece.
l'espressione più viva e corrotta di questo meccanismoipocrita, è l'attore, al quale von trier-grande capo delega le proprie nefandezze.
l'attore, ovvero colui che in un canovaccio legge "ben più di ciò che c'è scritto", interpretando, aggiungendo, ricamando fino a far acquisire nuova e indipendente forma da quella iniziale, quella stabilita dal grande capo, complice e servo del grande capo, ne esalta le qualità e ne esegue la volontà come un killer con il suo mandante, automaticamente lo assolve, sentendosi comunque a sua volta innocente, artista, portatore del verbo e della croce, punta deciso verso il traguardo che il ruolo e la trama che si è autoimposto gli chiede. l'ordine, che deve trionfare a qualunque costo, non può esserci applauso se non per l'attore protagonista, non ci può essere sorpresa perchè l'ordine stabilito rigidamente deve trionfare. il grande capo vince sempre, grazie alla nostra complicità.
il grande capo non ha colpa.

Kr0nK  @  16/11/2007 18.45.20
   6 / 10
Il film è piuttosto pretenzioso. Ci sono schizzi di genialità apprezzabili, ma troppi schizzi fanno uno scarabocchio. Questa è l'idea che ho in mente di questa pellicola. Difficile da seguire e lo è ancor di più il comprendere la motivazione di certe azioni e scelte dei personaggi. Potrebbe essere visto come una favola esopica sull'egocentrismo, ma il contesto visivo realista spiazza.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  21/10/2007 1.07.33
   5 / 10
Ma che noia.
Von Trier dimostra ancora una volta di rivolgersi solo ai suoi fan.
Asciugando la regia il + possibile, con spazio solo ai dialoghi (la MDP è quasi sempre immobile..... e meno male!), il regista danese ci bombarda con dialoghi inutili, frasi fatte, con un tema potenzialmente interessante (il lavoro) subordinato a riflessioni incomprensibili sul teatro.
E ci aggiunge pure la presentazione, l'interruzione a metà e il finale narrati dal regista stesso, la cui utilità appare sinceramente incomprensibile.

Von Trier mi ha francamente scocciato, perchè è un regista presuntuoso oltre ogni limite.
Le parti diverrtenti sono quelle con il capo della società islandese che ogni volta se ne va dall'odiatissima azienda danese a mani vuote.
Ma è poco.
Dal riassunto sulla copertina del dvd mi aspettavo forse un film alla Cantet, ma era solo un'illusione.


sonhador  @  17/10/2007 20.39.50
   8 / 10
esilarante commedia dalla sceneggiatura cervellotica ma intrigantissima...Lars Von Trier il solito fenomeno...

Gruppo COLLABORATORI foxycleo  @  17/10/2007 9.33.29
   6 / 10
L'eccentrico Lars von Trier ci presenta una vera e propria "commedia dell'assurdo", un film in cui ancora una volta lui come regista fa emergere tutto il suo egocentrismo.
La prima parte direi che ha un buon ritmo, mentre nella seconda si scende un po'. Divertenti alcune battute come gli sfotto' sui danesi, anche se non sono originalissime.

2 risposte al commento
Ultima risposta 17/10/2007 13.45.44
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Gruppo COLLABORATORI The Gaunt  @  17/10/2007 0.42.23
   7½ / 10
Strutturato come una commedia classica degli equivoci, Von Trier ci offre una percezione diversa del vedere il film. Questo metodo "Automavision" è un 'interazione tra il regista e la macchina computer nella scelta delle inquadrature, dei movimenti, delle zoomate ecc. L'effetto, a dire il vero è un po' straniante, ma questo modo lievemente anarchico, meno rigido dell'uso della macchina da presa, si sposa bene con la tono satirico e grottesco di questo film, sui meccanismi perversi del potere, nella continua ricerca di giustificare azioni personali discutibili addossando le proprie colpe verso entità fittizie quasi irragiungibili.

sweetyy  @  11/10/2007 17.19.18
   6 / 10
Niente di che, mi ha quasi infastidito il fatto che i personaggi vengono presentati solo ed esclusivamente per sembrare dei disturbati, lamentosi e repressi, pronti a qualsiasi scatto di follia.
Simpatico ma non eccessivamente divertente.

Titty@  @  25/09/2007 23.04.18
   6½ / 10
Molto simpatico

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Andre85  @  13/09/2007 18.05.00
   7 / 10
una insolita e divertente commedia di lars von trier che però non rinuncia anche questa volta alla sua fissazione di voler mostrare qualcosa da un punto di vista esterno, chiaramente manifestato nelle battute iniziali dove proprio il regista parla al pubblico e come dentro ad un teatro apre il sipario

pinnazza  @  22/08/2007 18.07.05
   6½ / 10
forse sono troppo indietro io o troppo avanti loro..o forse loro sono semplicemente danesi... rimane il fatto che al di là di valutazioni stilistiche/filosofiche ( nelle quali non mi addentro in quanto ancora abbastanza profano..) il film, surreale e molto lento all'inizio, piano piano comincia a coinvolgere e a far sorridere..

dai commenti letti pensavo tuttavia a qualcosa di meglio, ma probabilemente, avendo già visto DogVille,mi sarei comunque dovuto aspettare un'altra spiazzante sperimentazione difficile da valutare ed interpretare....

aiemmdv  @  02/08/2007 16.07.09
   7 / 10
Satira dall'ironia pungente che sottolinea i paradossi del sistema capitalistico non mancando di evidenziare la natura egocentrica e malvagia di qualsiasi essere umano che possiede un qualsivoglia potere.
Ma Trier , ancora una volta , tende ad irritare lo spettatore all'inizio con affermazioni palesemente false "questa commedia non ha il compito di far riflettere" quando chiunque conosca anche uno dei suoi film sà perfettamente che sono di tipo prettamente moralistico e didascalico,
e dopo quando,durante tutto il corso della pellicola, taglia malamente le scene( è una operazione voluta ma troppo fastidiosa!).
Alcune volte ho potuto condividere le sue sperimentazioni ( ad esempio la camera a mano per la simulazione dell'occhio umano ed essere quindi più coinvolti nell'azione della pellicola, oppure l'assenza di scenografia come in Dogville)
Esse avevano un senso perchè volevano sottolineare un tentativo di riportare il cinema alla sua essenza primordiale dove i contenuti devono essere i veri protagonisti e non , come avviene sempre più spesso nella cinematografia moderna, gli effetti speciali o qualsiasi altro artifizio.
Ma tagliare le scene rappresenta solo un gesto di narcisismo inutile e ingiustificato. Questo fa quindi perdere un voto al film..Lars Trier ritorna sulla terra!

benzo24  @  01/07/2007 18.23.42
   8 / 10
bella commedia di von trier, frizznte, brillante e cattiva. bravissimi gli attori ptotagonisti.

Invia una mail all'autore del commento vlad  @  25/06/2007 16.30.53
   8 / 10
tagliente, preciso, geniale. talmente divertente che, per smettere di ridere, mi sono poi visto Dancer in the dark.

"C.azzo... c.azzo... c.azzo... c.azzo di svedesi!!!"

4 risposte al commento
Ultima risposta 26/06/2007 12.21.56
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giumig  @  08/06/2007 17.03.36
   7½ / 10
Commedia surreale e a low budget di un Lars von Trier sempre in grande forma, che come nei precedenti lavori (dogvile, manderlay) sperimenta, sperimenta sperimenta, questa volta usando la tecnica dell'automavision e un paio di dialoghi a tu per tu tra lui e lo spettatore. Grande!

Per quanto riguarda propriamente il film, la sceneggiatura è paradossale e surreale e proprio per questo riesce ad essere divertente in piu punti (con alti e bassi, ma si ride sempre con intelligenza...). Gli attori sono tutti bravi (ma la scuola danese è una delle migliori in europa...) e la fotografia, piatta e fredda, risulta funzionale alla storia.

Invia una mail all'autore del commento piernelweb  @  31/05/2007 20.49.52
   7 / 10
Abbandonato il mondo sofferente di Dogville e Manderlay, Lars von Trier si concede ai piaceri della commedia in questo film low-budget interamente realizzato in patria con attori Danesi. La grottesca sceneggiatura ben si amalgama con la stramberia dei personaggi tra i quali spicca, ovviamente, il protagonista principale Kristoffer. Von Trier attraverso la caratterizzazione del personaggio (attore fallito, ma lui non lo sa) ironizza piacevolmente (e se ne sentiva davvero il bisogno) con le fissazioni autoriali e artistiche che troppo spesso prendono il sopravvento sui divi del set, registi e attori che siano. Alcuni passaggi superflui, ripetitivi e manieristici nella parte centrale, e qualche baco nel software Automavision@ che autogestisce la fotografia non inficiano granchè la qualità di "Il Grande Capo" che riserva il meglio nell'inatteso ed esilarante finale. Von Trier pone bene gli accenti sulle più diffuse malattie contemporanee: divismo, egocentrismo, immaturità ed egoismo confezionando una pellicola che è molto più pungente di quel che sembra.

Satyr  @  31/05/2007 11.39.38
   7½ / 10
Girato con il sistema automavision,Il Grande Capo e'una pellicola in continuo equilibrio tra l'assurdo e il farsesco,l'inverosimile e il comico,sommerso da decine di intuizioni demenziali per un divertissement di irresistibile perfidia.
Von Trier gioca con lo spettatore intervenendo in prima persona(attraverso la sua voce fuori campo)per presentare peronaggi e offrire nuovi chiavi di lettura,mentre alle sue spalle il film scorre inesorabilmente verso il fulminante epilogo....girato in tempo reale(il film e'ambientato tutto in una giornata)Il Grande Capo e'un opera sperimentale,e'il giocattolo di un regista alla continua ricerca dell'abbattimento di ogni limite cinematografico,un palco sul quale dipingere una storia tanto semplice quanto efficace e penetrante...non piacera'a tutti,ma e'cmq qualcosa di diverso dal solito.

Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  28/05/2007 14.29.00
   7 / 10
Von Trier si conferma regista eccentrico ed egocentrico, ma anche coraggioso nella continua ricerca di nuovi lidi cinematografici sui quali far approdare i propri spettatori.
“Il grande capo” è infatti una commedia agro-dolce che presenta alcuni spunti originali,a cominciare dal metodo di ripresa utilizzato dal regista danese,il cosiddetto Automavision, un software che decide,una volta impostato adeguatamente,in maniera indipendente il taglio e la posizione delle inquadrature,cosa che crea un montaggio molto particolare e bizzarro.
Il film è quasi interamente girato in interni e risulta completamente basato su una serie di dialoghi ,i personaggi sono davvero interessanti ben delineati nella loro bizzarria e danno vita ad un tragicommedia che altro non è che una denuncia nei confronti di un certo sistema aziendale, ove il raggiungimento dell’obiettivo mette in secondo piano i rapporti umani e un’accusa verso coloro i quali non si assumono le proprie responsabilita’ scaricandole su altri, meglio se subordinati.
Il progetto è da ritenersi parzialmente riuscito a causa della solita “arroganza” autoriale di Von Trier che oltre a propinarci un’opera a tratti troppo verbosa,si ritaglia personalmente degli interventi piuttosto inutili all’interno della pellicola,quasi a voler esplicitare al massimo la paternita’ dell’opera.
E’ pero’ difficile mettere in discussione la genialita’ del regista, riscontrabile non solo nella messa in scena,ma anche in alcune sequenze davvero spassose, come quella di sesso tra il presidente fittizio e l’impiegata o nella divertente rappresentazione dell’iracondo acquirente islandese.

Invia una mail all'autore del commento uecanaia  @  04/05/2007 0.08.04
   7 / 10
come dice il regista: è una commedia non bisogna aspettarsi ne piu' ne meno...

bridge  @  23/04/2007 15.45.11
   7½ / 10
il film è un po lento e dipinge degli attori senza midollo osseo (se fosse ambientato in Italia, alla scoperta della fregatura, i dipendenti avrebbero reagito in modo molto diverso....)

ma la particolarità della sceneggiatura è geniale.

Beefheart  @  19/04/2007 10.57.04
   7½ / 10
Divertente commedia dai tratti surreali, made in Danimarca. In questo lavoro Lars Von Trier torna, finalmente, un po alle origini e rinverdisce il suo cinema aumentandone le dosi di ironia e riproponendo inquadrature e montaggi con l'originalità di un tempo. La trama, molto semplice, tratta di un escamotage tentato da un imprenditore che, forse privo di spina dorsale, vuole cessare l'attività e cedere la sua società ad un burbero compratore islandese con il conseguente, inevitabile, licenziamento di tutto il suo personale (compresi "i sei anziani", fondatori ed inconsapevoli soci sin dalla prima ora), senza però fare fronte alla doverosa presa di responsabilità davanti ad essi. L'unico modo per farlo sarà scaricare la colpa sulle inderogabili ed inappellabili decisioni di un fantomatico "Grande capo", impersonato da uno stralunato ma coraggioso attore teatrale che si presta alla messa in scena. Gli effetti di tutto ciò portano ad una situazione assurda e causano reazioni più o meno composte tra i lavoratori alla mercè del subdolo complotto. I personaggi della storia sono eccezionalmente caratterizzati ed ottimamente interpretati da un validissimo cast di attori scandinavi: bravissimi Gantzler nel ruolo di Raun, Albinus in quello dell'attore Kristoffer, Christensen nella parte dell'informatico campagnolo esasperato, Erlingsson e Fridriksson in quelle rispettivamente di interprete ed acquirente islandesi e via via tutti gli altri, altrettanto meritevoli. Particolarmente azzeccati i dialoghi che, in bilico tra il comico, il tragico ed il filosofico, possono ricordare alcuni passaggi Alleniani. Uniche note stonate: la voce fuoricampo (che nella versione originale appartiene allo stesso regista), a mio avviso, non indispensabile ed un finale eccessivamente frettoloso che rischia, non poco, di compromettere un potenziale capolavoro di film.
Nel complesso comunque più che discreto. Consigliato.

Invia una mail all'autore del commento Jason XI  @  31/03/2007 21.40.16
   8 / 10
Finalmente un film "leggero" di Lars...... dopo Dancer in the Drak e Dogville a loro modo importanti mi ero promesso di non vedere + un suo film... dopo la visione di Dancer in the dark sono stato depresso per una settimana...
Poi mi hanno detto che stavolta aveva fatto qualcosa di diverso.... e quindi sono andato..... mi sono divertito un casino..... ma rimane sempre un film di Lars Von Trier..... si ride e si sorride con modalità rinnovate..... e anche questo sarà un altro suo film importante e questo fa bene al cinema.
bye

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento mkmonti  @  01/03/2007 0.47.17
   7 / 10
ottimo lavoro di Lars..........abbandonato il dogma e la trilogia sull'America,si è tuffato in questa commedia a tratti surreale che in particolare nella seconda parte si rivela una scommessa vinta con alla base un'idea semplice ma geniale che il regista danese ha saputo ben sviluppare.Da non perdere per gli amanti dello stralunato Von Trier

fio81  @  23/02/2007 8.54.30
   7½ / 10
A tratti surreale, a tratti tragico, a tratti comico, un film dallo svolgimento ridicolmente serio. Lars porta su pellicola, in un'ambientazione reale, dei personaggi comici da teatro, e come sempre riesce a stupire, tirando fuori dal cilindro una comicità che non ci si aspetta, in cui, però, si riconosce lo stile e la mentalità pessimista dell'autore. E superbo nel finale, che spiazza tutti, anche se, pensandoci, la storia non poteva aver termine in altro modo, se non con il grande capo che prende una decisione impopolare, ma irrevocabile.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento matteo200486  @  23/02/2007 6.07.49
   7½ / 10
...veramente un buon lavoro di Lars von Trier che non abbandona il suo sperimentalismo ( da notare le inquadrature) ma si cala in una commedia brillante. Un umorismo che a me è piacciuto molto, potrei dire in alcuni casi intelligente. Sicuramente consigliato...

boris  @  15/02/2007 18.55.57
   8 / 10
uno dei migliori film degli ultimi 5 anni!

Gruppo REDAZIONE Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  14/02/2007 0.32.01
   6 / 10
Certo, Von Trier fa di tutto per essere (o sembrare) il piu' antipatico cineasta dell'universo: è un complimento o un'insulto? Non saprei.
Ma davanti a una frase come "la vita è come un film Dogma: a volte è difficile ascoltare ma questo non spiega che cio' che viene detto non sia importante" l'impressione, fortissima, che l'autore sia divorato dal suo narcisismo è forte.

Una commedia, dunque, "e la morale è innoqua" suggerisce lo stesso regista danese agli spettatori: uno script che pero' essendo di Von Trier non puo' essere paragonato ai classici del genere, vista la predisposizione tecnica autoriale del dogma (appunto) e la caratteristica formalità minimale che riscontro anche in altri film nordici contemporanei.

Una "commedia dell'assurdo", ben detto, pensando a Beckett (per i dialoghi) ma soprattutto a Brecht (per il messaggio) dove fondamentale c'è da osservare che "lo spasso" generato dalla "recita" e dalle peripezie del buffo protagonista (quasi un W. Allen europeo) viene strumentalizzato da una serie di dialoghi intellettuali e uno smacco snobistico francamente irritante.
Il tema stesso - la predisposizione sociale a regredire l'individuo e il ruolo che ricopre anche falsamente, le colpe che ricadono sulla statura del (finto) Capo, la Recita del denaro e del malaffare contrastata ai sentimenti (o alla sudditanza del potere?) viene dirottato in quest'astrusa cerchia snobistica dove è facile ravvisare in Von Trier il disprezzo per Ibsen e l'amore per la crudeltà a lui affine di Strimberg.

Direi "fagocitato", con la sensazione (forte) che lo spettatore sia spesso messo nelle condizioni di "impiegato" rispetto al suo potere di cineasta.

Ok, Gambini (regista misconosciuto di una piece recitata dall'attore fallito) è una parodia di Ibsen, l'industriale islandese è irriverente e metaforico, pero' qualche problema si pone: per Von Trier la "paura di non essere amati" è fonte di eterna e opinabile ambiguità: anche alla fine, non sappiamo realmente se il VERO CAPO stia conducendo un gioco meschino blandamente affettivo con i suoi dipendenti.

E' strano, pero': Oskar Werner leggeva i versi di ibsen su "fahrenheit 451" e li trovava sublimi... e Truffaut non era esattamente uno che amava i salotti letterari di un certo tipo

Mi è difficile emettere un giudizio: chi ha sempre odiato V.T. troverà altre ragioni per farlo, i fans lo ameranno sempre piu'.

Perplessità che ormai non sono di natura tecnica (l'incubo del dogma è quasi superato) nè ideologica (lo sfotto' alla Danimarca di oggi) ma stilistica e culturale: fino a che punto possiamo enfatizzare come "importanti" concetti e paradossi che in fondo, con buona pace di Brecht, sono davvero prevedibili?

lookass  @  04/02/2007 23.44.15
   9 / 10
Una simpatica commedia dell'assurdo... non avevo visto altri film di questo regista, ma devo dire che vale la pena andare al cinema a vedere qualcosa di diverso.

Invia una mail all'autore del commento logical  @  03/02/2007 3.52.29
   7½ / 10
Lars von Trier continua a dimostrare un'indipendenza mentale contagiosa; fa quello che vuole, come i veri bambini. Se è serio è serissimo, tragico, greco, si affonda di lacrime; se è supponente e irritante s'inventa tutte le regole di un gioco che nemmeno lui rispetta, si trastulla col dogma e ride di chi lo segue; se è semplicemente cattivo e tagliente s'inventa una saga, contro l'America o contro le democrazie e i vari gradi di ipocrisia che le compongono; se è stanco e ha voglia di ridere, gioca alla commedia barocca, a "facevamo che io ero..." e a tutte le sue digressioni à la Bretécher.
Senza mai essere irritante, riesce a contenere la sua solita violenza applicata al potere e tutto scorre come fosse il racconto che abbiamo sentito mille volte da chi lavora in ufficio. La pantomima del capo - facevamo che io ero il capo, anzi, il capo del capo - si scontra con il tormentone dell'autunno in campagna e del nervosismo che crea l'incredibile umlidità... Bello e sottile come un disegno fatto nelle pause tra i quadri antichi.

xxxx  @  01/02/2007 18.07.07
   7½ / 10
brillante. giocato su inquadrature e caratterizzazioni davvero azzeccate. una comicità un po' minimale, che può non riscontrare il gradimento di tutti, ma sicuramente non banale.

suzuki71  @  01/02/2007 1.00.01
   4 / 10
Magari fosse una piccola storia. Mi è parsa una storiella deboluccia e molto molto pretenziosa, di scontatissime macchiette. Significati su arte e vita, doppi e giochi di ruolo? Ma non è che per caso un film di Lars Von Trier deve essere per forza una roba super? credo ancora che l'arte debba significare comunicare un sentire comune, piuttosto che una esternazione di un personalissimo gioco mentale.

forzalube  @  31/01/2007 12.45.42
   7½ / 10
Un film farsa, uno sberleffo, un teatro dell'assurdo in bilico tra l'inversoimile e il comico, tra l'arguto e il demenziale.
Come ogni presa in giro che si rispetti c'è chi l'accetta divertito e chi no perché si sente preso per il ****.
Io sto nel primo gruppo, ma capisco che ci sia chi appartenga al secondo.

very  @  29/01/2007 13.26.41
   7 / 10
Von Trier cambia genere e si dedica ad una commedia (bastarda e demenziale) senza perdere neppure un briciolo di presunzione che gli è propria (autocitazioni a iosa) qualsiasi film diriga ma riuscendo a confezionare un filmetto godibilissimo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR amterme63  @  28/01/2007 22.58.44
   7 / 10
Ci sono dei film che si sforzano di apparire tali e quali la realtà, che acchiappano lo spettatore e lo fanno identificare nei personaggi. Altri invece non fanno mistero di essere semplicemente frutto della fantasia di un autore e che quindi devono essere guardati con distacco, coscienti della natura artificiale dello spettacolo a cui si assiste. E’ bene andare con quest’ultimo spirito a vedere questo film e guardarlo con la testa e le orecchie, più che con gli occhi e con il cuore.
Del resto si gioca subito a carte scoperte. L’”autore” interviene fin dall’inizio presentando l’opera come una semplice commedia rappresentata tramite una particolare tecnica cinematografica (purtroppo non ricordo più le parole precise delle prime battute). La tecnica in questione è una specie di zampettare del punto di vista della scena, ma un po’ come tutte le sperimentazioni di von Trier, all’inizio spiazza ma poi ci si fa l’abitudine. Contribuisce comunque all’atteggiamento di estraniamento dalla storia.
Il film gioca soprattutto sul contrasto fra personalità e ruolo nella società, fra quello che si è e ciò che si “recita” quotidianamente, fra verità e arte. A pensarci bene è qualcosa che ci coinvolge tutti. Spesso siamo costretti a vivere e a comportarci come doppi anche con le stesse persone: avere rapporti di subalternità e allo stesso tempo rapporti di conoscenza personale (che implicano parità). Cosa succede se qualcuno non trova il coraggio o il modo di essere entrambi? Il ruolo sociale è quello imposto, quello recitato e allora perché non utilizzare un attore? La cosa è spiazzante per chi non sa cosa deve recitare, ma l’assurdità dei rapporti interpersonali, l’equivocità del linguaggio possono rendere plausibile anche una recitazione improvvisata. Una volta entrati nel ruolo questo può prendere il sopravvento e annullare la persona che lo interpreta, mentre chi aveva delegato il proprio ruolo se ne trova spossessato e beffato. Il comico (o il tragico?) sta tutto qui: nell’assurda divisione sociale in ruoli, in parti da recitare a dispetto dei propri sentimenti, nell’arbitrio e nel potere che i ruoli danno. Nel film è il ruolo che vince sulla persona.
Il significato si gioca tutto nelle frasi dette dai personaggi; molte non hanno diretta attinenza con la storia ma sono riflessioni del regista ad alta voce sulla propria arte. Sinceramente occorrerebbe una seconda visione attenta a quello che viene detto per capire e cogliere tutti i significati del film. Purtroppo il cinema non permette come la letteratura di fermarsi un attimo a rileggere una frase e a meditarci sopra. Per questo secondo me von Trier abusa un po’ del cinema, tanto più che la parte visuale non contribuisce più di tanto alla storia. Kubrick, Tarkowski e Bunuel sapevano fare ben altro!

Gruppo COLLABORATORI gerardo  @  26/01/2007 20.01.44
   7½ / 10
Dopo la cupa parentesi "teatrale" del dittico sulla provincia americana, LVT ritorna alla sua Danimarca con una insolita, divertente (e bastarda!) commedia degli equivoci, rivisitando i suoi Idioti, qui in versione impiegatizia... L'impianto teatrale resta nei termini della compattezza e uniformità scenografica, svolgendosi il film quasi interamente all'interno degli uffici di un'azienda informatica (in smobilitazione), oltre alla sceneggiata comico-patetica del protagonista, un fallito attore teatrale, per l'appunto, che costituisce l'ossatura del plot.
Il (grande) capo non ha il coraggio di mostrarsi ai suoi dipendenti e mette in scena (lui sì da vero attore) la farsa della complicità tra colleghi-amici, nascondendo la propria vera identità e il proprio ruolo. E' l'origine degli equivoci. Da vero regista, oltre che attore, egli dirige in prima linea, ma senza assumersi nessuna responsabilità, senza rischiare direttamente l'immagine (e l'incolumità fisica). Quando si palesa la necessità della sua presenza, non potendo uscire allo scoperto, il capo manda allo sbaraglio un attore mediocre e un po' stupido. Toccherà a lui scoprire (e noi con lui) i risvolti catastrofici della gestione occulta del grande capo, fino al devastante epilogo nel quale forse l'idiota-attore troverà finalmente una sua intima e sottilmente soddisfacente realizzazione professionale e umana...
LVT però non si smentisce mai.

Raff.x  @  26/01/2007 18.51.15
   9 / 10
Spassosa commedia in cui l'irriverente Lars Von Trier architetta, con grande maestria, situazioni a dir poco equivoche, personaggi ben oltre il limite della psicosi e trovate semplicemente geniali (la più eclatante forse nel finale del film). Decisamente intrigante il montaggio, anch'esso un po' psicotico, che concorre a smussare gli spigoli dei frequenti momenti in cui il paradosso la fa da padrone. Bravissimo l'attore protagonista.

Woland  @  25/01/2007 10.23.24
   10 / 10
Geniale!

Il vero umorismo, in senso pirandelliano. La comicità che fa riflettere, che nasconde la tragedia della vita.
Non riesco a credere che ci sia qualcuno che non l'abbia apprezzato.

1 risposta al commento
Ultima risposta 06/06/2008 01.16.53
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assodispade  @  24/01/2007 20.25.33
   3 / 10
AUTOMAmavision....solo il nome fa pensare....

come al solito per la sua pubblicità quel finto genio di Von Trier non esita a sparare alto....e cosa ancor + grave che la critica e la stampa di settore abbocchi a questi miseri tranelli da illusionista di seconda categoria.
Invece di giocare al "genio stravagante" Von Trier farebbe bene a curare meglio i suio film, spesso ottimi sogetti ma dalle vesti trasandate.

Non fatevi prendere in giro da chi sfrutta la stranezza visiva come specchietti e perline da vendere a ignari indigeni...

4 risposte al commento
Ultima risposta 25/04/2007 04.10.35
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Jane Austen  @  23/01/2007 3.19.55
   8 / 10
Una commedia amara, in cui la sfiducia negli esseri umani di Lars emerge ancora una volta. Ad essere preso di mira questa volta è il mondo del lavoro, con i perversi ed assurdi rapporti umani che si vengono a creare all'interno di esso.
E a chi si aspettava tante risate dico che questa commedia, come tutte le commedie che si rispettino, ci fa riflettere, sorridere fuori ma piangere dentro...

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janelobster  @  18/01/2007 22.53.56
   4 / 10
Le matte risate l'altra sera al cinema.
Irrefrenabili.

Questo film bolso mi è parso vecchio, stantìo e, soprattutto, già visto.
La novità schizotica dell'automavison (cioè, che sembravano automi? bravo, operazione riuscitissima!) è come passare lo straccio per togliere la polvere dai mobili di una casa disabitata da molti anni. Risultato? A me è venuta l'orchite, e non sono un uomo!

Ipotizzando di andare alla proiezione di questo film come se fosse stato assolutamente anonimo mi sarei detta "bè, però, guarda sto' s****tello che bel film così così che ha confezionato"

E leggo critiche entusiastiche: film spassoso. Spassoso? Che ti fa desiderare di andartene a spasso, vorranno dire questi altrettanto bolsi e raggelati critici che non osano mai ammettere d'essersi grattati tutto il tempo...(oltre a cercare nervosamente di immaginare chi potesse celarsi dietro lo strepitoso genio di Gambini)

Non voglio insistere a sfruculiare e voglio sottolineare, invece, che non sono andata lì per ridere a crepapelle. Certo che, se in una sala piena di gente ho potuto "contare", letteralmente, 4 risate sepolcrali 4 provenire dai 4 angoli della sala (li avrei anche potuti indicare uno ad uno questi beati che se la spassavano così sfacciatamente alla faccia mia) direi che come "commedia" non ci siamo. Forse l'errore è proprio quello di aver voluto sottolineare come fenomenale il fatto che Trier, Von Lars, abbia riscaldato a tal punto tutti i suoi grigi per fornircene una padellata, ma sempre di grigio catacombale si tratta.

La battuta migliore, o meglio, l'unica: la bionda che avverte il grande capobiondo che ha due buchi.

Il culmine della tristezza: la pretesa di farci ridere con il gelato - pupazzetto (scena dei due protagonisti al cinema) e l'elefante nel cortile danese (trovata che è stata definita "surreale" - Mah. A me scappava da piangere)

Però che trovate! Trovate?
Meglio perderle!

4 risposte al commento
Ultima risposta 26/03/2007 00.04.23
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durito  @  18/01/2007 18.05.39
   6½ / 10
Superato il primo quarto di film in cui era forte la tentazione di uscire dalla sala anzitempo, la visione ha riservato momenti spassosi e colpi di scena.
Una volta tanto un film di von Trier che riesce ad essere contenuto nella durata!
La sceneggiatura è davvero ispirata, e l'opera
Sull'estetica il discorso si ribalta: stilisticamente trovo che sia l'ennesima ca**ta di von Trier a volte insopportabile nella sua smania di sorprendere a tutti i costi con scelte di riprese e montaggio a dir poco discutibili.

Ichbin  @  17/01/2007 13.06.14
   8 / 10


Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER
Lars von Trier è una forte anima in pena che per fortuna non si dà pace.
E' vivo, palpita e io lo amo.

lucadf  @  15/01/2007 10.52.29
   9½ / 10
Favoloso!
Era tempo che non vedevo un film così spassoso. Splendido nell'idea e nella realizzazione. Se poi si aggiunge che il cast non è certo dei più conosciuti, ciò evidenzia ancor più le capacità di un regista che ha già dimostrato le sue capacità, oltre che il suo modo originale di fare le riprese.
Da vedere assolutamente sia per uscire dal solito film, che per il fatto che ti porta molta allegria in qualunque momento lo vediate.

Simmetria84  @  15/01/2007 5.14.57
   7½ / 10
decisamente piacevole, fuori dai soliti canoni..e soprattutto nero ;-)

Gruppo REDAZIONE maremare  @  15/01/2007 0.24.49
   7½ / 10
Divertente e arguta commedia in stile 'dogma'.
Per gli amanti di Lars, non per tutti.

6 risposte al commento
Ultima risposta 14/02/2007 00.39.14
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eagle69  @  14/01/2007 15.24.58
   3½ / 10
Il grande bluff....... Dopo "Festen", "Idioti",... ci sono cascato ancora, nel tentativo estremo e disperato di carpire finalmente gli estremi della genialità dell'osannato regista danese, ma il risultato è stato più sconfortante dei precedenti, evidentemente per miei limiti, non lo metto in dubbio. Non ho riso, non mi sono commosso, non mi sono emozionato, nè divertito (visto che di commedia, se pur grottesca, doveva trattarsi). Solo qualche spunto di riflessione, in mezzo al nulla. Domanda ingenua: se l'obiettivo è l'annunciato e decantato sberleffo degli stereotipi cinematografici e della commedia tradizionale, qual è l'effettivo merito del regista che abbandona lustrini, clichè abusati ed ovvietà varie senza aggiungere null'altro, e così confezionando un prodotto realmente diverso ed alternativo, ma solo perchè riuscitamente brutto??! Si salva solo la colonna sonora.....

5 risposte al commento
Ultima risposta 15/01/2007 09.40.41
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Invia una mail all'autore del commento Andrea Lade  @  14/01/2007 3.54.47
   2 / 10
Grande delusione per questo Grande Capo.
Ambientato in due sole stanze di un pallido ufficio, questo film fallisce il tentativo di suscitare il plauso intellettuale, provocando lo spettatore con un gioco di equivoci che generano una catena di ulteriori equivoci con il pretesto di un'ironia mai rivelata.
Il soggetto è scarno e pieno di banali sottotitoli: il grande capo è solo una figura di facciata per nascondere la paura di uscire allo scoperto e per mostrare quanta ipocrisia si cela dietro una banale vita impiegatizia di fronte la possibilità di conquistare i favori di un'importante carica.
Ma il cinema è anche e soprattutto arte figurativa e questa volta l'operazione è pessima: gli attori fanno il loro dovere, ma non c'è brio, non c'è ritmo e le tecniche di fotografia sono prive di ogni attrazione sensoriale. Poco interessante la trama, brutti e ripetitivi i dialoghi.
Il mio voto inoltre interpreta lo stato d'animo di numerosi spettatori che al Maestoso di Roma hanno lasciato la sala al primo tempo: evento più unico che raro , ma molto triste. 7 euro regalati!

5 risposte al commento
Ultima risposta 14/02/2007 00.41.24
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viagem  @  12/01/2007 9.17.10
   7½ / 10
Diavolo di un Lars!
Accusato di abusare della camera a mano in stile dogma e di far piangere a comando con i suoi drammi, realizza una commedia con riprese praticamente statiche, in cui si fa beffe delle commedie, dei loro registi ed attori, ti fa capire che tu pubblico sei per l'ennesima volta uno strumento in mano sua e per giunta riesce anche a farti ridere parecchio!
E con un finalone a sorpresa notevole!
Diavolo di un Lars!
Egocentrico, megalomane, diabolico: autocita lo stile dogma nel film e riesce pure a ritagliarsi una parte a margine dello stesso.
Alla fine ci si sente come l'acquirente islandese del film: questi danesi del catzo che ti prendono in giro da 400 anni...

norah  @  09/01/2007 0.12.00
   7 / 10
Dopo Dogville e Manderlay ci voleva qualcosa di più sfizioso e leggero ; così ,Von Trier sforna questa sottile commedia -sfottò molto simpatica e irriverente.
L'attore protagonista é formidabile.
Da vedere.

Gruppo COLLABORATORI paul  @  06/01/2007 19.06.02
   9 / 10
Il miglior Von Trier degli ultimi anni, forse dai tempi di "The Kingdom". Una presa in giro del cinema, sia a livello di "genere" (e in fatta specie della commedia hollywoodiana, con un finale che non può che essere uno sfottò alle solite sentimental -comedy), sia a livello strutturale (è vero, il dogma è scomparso, ma non c'è UN movimento di macchina che sia UNO).
Ai tanti registi che si credono dei veri e propri autori il cineasta danese risponde con questo sberleffo (suo anche il piccolo monologo finale): ai tempi nostri, a mio avviso, questo dev'essere il cinema.

5 risposte al commento
Ultima risposta 15/01/2007 01.26.26
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