il fantasma regia di João Pedro Rodrigues Portogallo 2000
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il fantasma (2000)

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locandina del film IL FANTASMA

Titolo Originale: O FANTASMA

RegiaJoão Pedro Rodrigues

InterpretiRicardo Meneses, Beatríz Torcato, André Barbosa, Eurico Vieira

Durata: h 1.30
NazionalitàPortogallo 2000
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 2000

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Trama del film Il fantasma

Sergio si è costruito un mondo su misura. Tormentato da un desiderio insaziabile gioca per vincere. Indifferente a tutto, passa i giorni tra una stanza in affitto in una pensione a basso costo, a fare sesso con altri uoimini e a raccogliere la spazzatura nella zona nord di Lisbona. Quando scende la notte indossa una tuta nera di lattice e una maschera di gomma e va in giro per la città in cerca non si sa bene di che cosa dentro un universo malsano, fantastico e surreale.

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Voto Visitatori:   4,92 / 10 (6 voti)4,92Grafico
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Voti e commenti su Il fantasma, 6 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

paride_86  @  06/11/2010 17:43:53
   5½ / 10
Storia di Sergio, netturbino disturbato che, per un amore non corrisposto, regredisce ad uno stadio animale.
L'intenzione del regista è, probabilmente, quella di mostrare il lato brutale del protagonista, come se la sua psiche non fosse dotata di Super-Io, ma fosse ridotta ad un Es primordiale incontrollabile.
Peccato che, per giustificare tutto ciò, noi non sappiamo niente di Sergio: chi è, come è cresciuto, perché si comporta così.
Forse sarebbe bastato un corto per raccontare questa storia: un film è troppo prolisso, almeno per come è stato realizzato "O Fantasma".

Ciaby  @  24/06/2010 15:32:18
   4½ / 10
Tre voti in più di quello che avrebbe meritato se fosse durato mezz'ora in meno. Tre voti in più per la splendida mezz'ora finale, che ricorda il Terayama più cattivo e visionario. Prima c'è il nulla: uno sciocco tentativo di rendere autoriale lo schock tentato (neanche agghiacciante, tra l'altro) con un fallimento totale in fatto di una ricerca stilistica più auteur che non si può.
"O Fantasma" è un film che se la tira, semplicemente. Senza la potenza di poterlo fare. E se non fosse per gli ultimi, magnifici e visionari, trenta minuti finali, il film sarebbe già stato per me un'ecatombe.

VOTO PRIMA PARTE: 1
VOTO SECONDA PARTE: 8

MEDIA: 4.5

#Lou  @  17/08/2008 01:24:13
   3 / 10
Forse non l'ho capito, ma mi è sembrato insensato.

giusss  @  04/03/2008 00:16:18
   1 / 10
Il film parla del disagio di un uomo che vive nella società,un uomo che pratica il sadomaso,che vive in un mondo tutto suo come un cane tra i rifiuti...troppo surreale e grottesco.Non è affatto il mio genere.

Invia una mail all'autore del commento emmepi8  @  13/01/2007 16:44:06
   7½ / 10
Il sesso senza amore è abbrutimento, poi la scelta omosessuale è forse dovuta ad una scelta registica ad effetto, la sola che oggi lo può porre in evidenza. La sessualità respinta diventa abbrutimento e piano piano sfocerà solo nel fattore animale, il contorno dei rifiuti è senz'altro un' analogia dovuta allo stesso argomento. Il film certo non lo si deve guardare in superficie, ma dentro i meandri della mente e solo cosi' gli si può dare un ascolto e una visione diversa. Certo le scene scioccanti, e non solo di sesso, ci sono, ma sono essenziali per dimostrare la tesi che si era prefisso il regista. Che poi attori non professionisti lo abbiano seguito nel suo disegno è un'altra storia, in un'intervista si parla di attori presi dalla strada e non omosessuali.. non è facile credere a questo, oppure l'immedesimazione ha fatto brutti scerzi, non certo dimenticabili a livello di esperienza personale.
Una regia scioccante e coraggiosa, certo un exploit particolare di cui aspettiamo i risvolti, dato
Meneses:una interpretazione intensa ed appassionata, fino a non poter distinguere la sua vera natura..continuerà la sua carriera?? Dopo una parte come questa mi immagino le offerte..

3 risposte al commento
Ultima risposta 27/02/2007 07.54.39
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  09/01/2007 22:19:18
   8 / 10
Volete sapere perchè esiste un cinema gay? Per suscitare sdegno e ripugnanza nei giurati di un festival o nei critici allocchi capaci di dire "film del genere fanno male alla causa degli omosessuali" perchè. udite udite, si vede una fellatio in bella vista.
In realtà la provocazione di Rodrigues, pur imperfetta, non è così pretestuosamente scandalosa come si vuole far credere.
E non è nemmeno un film gay, se si vuole ad ogni costo affibbiare un'etichetta a un genere che di per sè non dovrebbe manco esistere.
Film-scandalo della mostra di Venezia 2000, "O fantasma" è potenzialmente un vero capolavoro. Dico "potenzialmente" perchè non sempre le (migliori) intenzioni sono dettate da un'altrettanto efficace resa artistica.
Perchè alla fine il film rischia di perdersi in se stesso, di diventare troppo lobotomico nel suo tortuoso tragitto, e di scivolare nel gratuitismo grottesco.

Eppure basterebbe da sola la Lisbona notturna e ombrosa, logora ed equivoca come mai si è visto in un film, a dare a "o fantasma" la celebrità underground di un vero e proprio Cult.

Si rassicurino i movimenti gay: qui non c'è nulla che faccia incetta di soap-opera e bei giovanotti come nel tanto decantato "che mi dici di willy?"

E si vergognino le masse "normali": questo è un film ben diverso dal solito clichè sull'inclinazione sessuale.

"O fantasma" è una sorta di noir estremo, che affronta il tema dell'abuso del proprio corpo e dell'ossessione feticista verso l'oggetto/soggetto del desiderio, Un film "disturbante", irritante e geniale, che dà vita attraverso la degenerazione del rito sessuale (forma di sottomissione e possesso, mai di piacere) all'emblematica forma Bunuelliana dell'Uomo di oggi davanti al proprio destino di dipendenza e ossessione. ù
Gli eccessi del protagonista, Sergio, diventano il black out mentale di qualsiasi altro individuo: prigionia dell'uniforme (curiosa la metafora dello spazzino-rifiuto), passione carnale che annaspa nel buio, l'odore dei rifiuti, il bondage, il rumore assordante del camion della spazzatura.

Metafora forse confusa ma illuminante sull'umanità che non accetta di diventare rifiuto di se stesso, forse troppo simbolico, forse eccessivamente prolisso, ma vitale come pochi nel suo impudico coraggio.

Il cinema ha bisogno di film come questo, per quanto la provocazione annunciata (fobie censorie da "ultimo tango" del 2000) sia soprattutto mentale, e non (solo) visionaria

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