il coltello nell'acqua regia di Roman Polanski Polonia 1962
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il coltello nell'acqua (1962)

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locandina del film IL COLTELLO NELL'ACQUA

Titolo Originale: NOZ W WODZIE

RegiaRoman Polanski

InterpretiLeon Niemczyk, Zygmunt Malanowicz, Jolanta Umecka

Durata: h 1.34
NazionalitàPolonia 1962
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1962

•  Altri film di Roman Polanski

Trama del film Il coltello nell'acqua

Un giornalista e sua moglie in viaggio per passare il week-end in barca raccolgono un giovane autostoppista. Tra i due uomini s'instaura un teso rapporto di rivalitÓ di cui la donna Ŕ, insieme, strumento e testimone.

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Voto Visitatori:   7,49 / 10 (35 voti)7,49Grafico
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Voti e commenti su Il coltello nell'acqua, 35 opinioni inserite

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dagon  @  20/01/2019 20:47:37
   7 / 10
Esordio di Polanski, già mostra tematiche che ricorreranno nella filmografia del regista così come alcune scelte registiche che verranno sviluppate successivamente. Si notano anche elementi tipici di Skolimowski, qui cosceneggiatore. Film forse ancora un po' acerbo, con qualche forzatura, ma, nel complesso, un tassello riuscito e importante nella produzione di questo regista che, fino a un certo punto della sua carriera, ha sfornato un film più interessante dell'altro. Elegante la fotografia.

kafka62  @  20/01/2018 11:19:41
   8 / 10
Utilizzando lo schema classico del triangolo sentimentale borghese (lui, lei, l'altro), Polanski mette in atto una ardita riflessione metaforica sulla società polacca contemporanea, tanto più sorprendente in quanto Il coltello nell'acqua si sviluppa quasi completamente negli angusti spazi di una piccola imbarcazione a vela. Fin dall'inizio, cioè dal momento in cui il giovane autostoppista si introduce come elemento perturbatore nella frusta intimità di una coppia in crisi, il film appare come un campo di forze i cui due poli sono rappresentati dai personaggi maschili. Dietro al loro antagonismo (i due si sfidano infatti a gonfiare i cuscini, a lanciare il coltello, a governare la barca), il quale sembra avere per obiettivo l'umiliazione dell'avversario e per sottinteso trofeo la conquista della giovane moglie Cristina, Andrzej e il ragazzo celano in realtà il tentativo di riaffermare a se stessi la loro ragione di esistere, che altro non è poi se non la ragione di esistere di due generazioni: quella di mezzo, perfettamente integrata nel nuovo corso della storia polacca al punto da sapersi ritagliare ampi spazi di benessere di tipo occidentale, e quella giovane, ribellista e anarcoide, insofferente di fronte alla prospettiva di rientrare nei ranghi e farsi ingabbiare nel sistema. Già l'accettazione, da parte del giovane, dell'invito di salire sulla barca di Andrzej è però la spia del fatto che il primo, nonostante il disprezzo di facciata, non è affatto insensibile al fascino delle prerogative della classe dominante e che, dietro alla loro plateale diversità, i due sono in fondo uguali nella sostanza (la donna lo capisce perfettamente quando dice al giovane: "Lei non è migliore di Andrzej, mi creda. Andrzej era come lei, e lei vorrebbe essere come Andrzej, e lo sarà se troverà il coraggio necessario"). Polanski non si lascia vincere dalla tentazione di una facile simpatia generazionale e svela impietosamente l'assoluto vuoto di valori di entrambi: quanto l'uno, infatti, è tracotante, dispotico e pieno di sé, tanto l'altro è indifferente, infantile e incostante, e quando gli riesce finalmente di mettersi al timone della barca (sottile metafora della Polonia navigante nelle limacciose acque della Storia) si rivela pateticamente incapace di governarla. Nella lotta di potere che si instaura tra i due uomini, la donna rappresenta il vero deus ex machina, l'ago della bilancia, tanto è vero che sarà lei, celando al marito la vera sorte del giovane (da lui creduto annegato), a portare definitivamente allo scoperto la vigliaccheria del marito. L'inquadratura finale dell'automobile ferma al bivio è un'altra immagine fortemente emblematica che sembra chiamare in causa un'intera società, incapace di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità (vere o presunte).
Il film, che scorre su un binario assolutamente ordinario, quotidiano e realistico (un realismo fondato però – come afferma lo stesso autore – "sull'ambiguità, le piccole ironie, una sorta di cinismo in penombra"), rivela la sapienza narrativa di Polanski e Skolimowski (quest'ultimo co-sceneggiatore e responsabile dei dialoghi). Senza che alcun fatto eclatante avvenga per gran parte della vicenda, i caratteri dei personaggi sono portati gradualmente alla luce da una analisi lucida e spietata, che utilizza il loro isolamento dal resto del mondo come un reagente ideale per provocare lo sprigionamento dei reciproci antagonismi e il sotterraneo misurarsi dei rapporti di forza. A dispetto dell'apparente semplicità e linearità della narrazione, il film sviluppa una complessa trama di segnali, lanciati quasi inavvertitamente eppur fondamentali nell'economia della storia: vuoi elementi che hanno l'effetto di creare una sorta di "effetto suspense" attraverso il loro continuo, spiazzante differimento (il racconto-parabola del marinaio che saltò scalzo sui vetri rotti di una bottiglia), vuoi informazioni che si riveleranno decisive nel condizionare la psicologia dei personaggi (ad esempio, l'affermazione del giovane di non saper nuotare), vuoi veri e propri leit motiv simbolici (il coltello, considerato dal giovane come indispensabile per affrontare la vita). Proprio a proposito del simbolismo, bisogna riconoscere a Polanski il merito di averlo saputo integrare alla perfezione nel contesto del racconto. Si è già visto, ad esempio, come la barca di Andrzej e Cristina possa essere intesa come un'immagine metaforica della Polonia dei primi anni '60. Ebbene, questo simbolo non ha nulla di artificioso e di posticcio, tanto è vero che Polanski pone grande cura nel descrivere in maniera credibile la vita pratica di bordo, con il piccolo equipaggio impegnato a confrontarsi con timoni, remi, vele e nodi.
Da un punto di vista più propriamente estetico, Il coltello nell'acqua si caratterizza per un estremo rigore formale, come è testimoniato dalle numerose inquadrature, di un raffinato gusto compositivo, in cui i personaggi assumono una disposizione triangolare (due personaggi ai lati dell'inquadratura, il terzo al centro, sullo sfondo). I piani sono sempre molto ravvicinati e assolutamente predominanti rispetto ai campi medi o lunghi. Raramente la macchina da presa si alza per mostrarci la distesa d'acqua che la barca sta attraversando, per cui il film risulta totalmente racchiuso in una dimensione claustrofobica, opprimente, priva di veri punti di fuga. Ad accrescere ulteriormente questa impressione vi è poi il cielo, che dall'inizio alla fine del film (salvo una breve parentesi intermedia) appare coperto, plumbeo e piovoso, come una lugubre quinta che circoscrive l'angusto spazio riservato all'allegorica rappresentazione dei tre protagonisti, incombendo fatalisticamente su di loro come una simbolica, oscura minaccia.

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Ultima risposta 09/02/2019 18.57.18
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Goldust  @  03/05/2017 15:31:35
   7 / 10
Come creare tensione con pochi elementi a disposizione e con una storia di ( apparentemente ) scarso appeal. Opera d'esordio di un futuro grande cineasta, sperimentale e curatissima, dove la dimensione claustrofobica si sviluppa questa volta - a dispetto di altre sue opere - nei vasti spazi silenziosi del lago polacco e in quelli più angusti di una barca a vela. Qualche piccola sacca di noia la si trova così come il finale resta un pò sospeso e lasciato all'immaginazione, ma lil racconto lascia indubbiamente il segno.

KitaVerde  @  01/08/2016 11:03:27
   7½ / 10
3 attori e una barca. Serve altro? No. Ciak! Si gira... Taacc
L'abilità del regista di combinare una cerchia ristretta di personaggi e creare un atmosfera destabilizzante in un piccolo luogo, verrà sempre ripresa. Ciò che rende unico il modo di fare cinema di Polanski è che si riconosce immediatamente, come un prodotto multinazionale( Non McDonald's quello mi fa ******). Non c'è cinema passivo, solo attivo. La ricerca di attenzioni continue è la parte importante. Siamo dentro lo scafo con loro.
Brava Jolanta brava.7/8

william sczrbia  @  09/01/2015 23:30:40
   7½ / 10
GianniArshavin  @  25/12/2014 11:37:23
   7 / 10
Già dal suo primo lungometraggio Roman Polanski dimostrava indubbio talento e grande stoffa , andandosi a guadagnare una nomination all'oscar come miglior film straniero (la prima per una pellicola polacca) venendo battuto solo dal fenomenale "8 e 1/2" di Fellini.
Già da "Il coltello nell'acqua" si possono intravedere quelli che diventeranno i punti cardine del cinema polanskiano: una violenza più psicologica e subdola che fisica ed esplosiva, una location angusta che esaspera il clima fra i pochi protagonisti , i dubbi sull'identità e le numerose implicazioni sessuali nascoste o vagamente accennate.
Tutti questi elementi vanno a comporre una struttura solida e convincente , innalzando il livello del titolo che ad un primo impatto potrebbe anche sembrare il classico thriller con l'autostoppista deviato che terrorizza la famigliola inerme. Polanski invece va a dipanare una trama non cosi convenzionale,che a discapito della tensione e dell'azione,premia il confronto generazionale fra i due personaggi maschili.

Il principale difetto del debutto del cineasta polacco sono alcune scelte di scrittura forse un po ingenue , tipo il dare importanza a particolari a mio modo di vedere trascurabili tralasciando altri elementi che potevano rappresentare al meglio il crescente clima di ostilità fra i due protagonisti. Anche i dialoghi mostrano il fianco all'età mentre un paio di scene di nudo parziale suggerito e non mostrano quanto fosse audace l'idea di cinema del maestro polacco già all'epoca.

Dunque un film che malgrado gli anni e qualche leggerezza risulta ancora oggi notevole e valido , che non deluderà gli appassionati di cinema.

impanicato  @  24/11/2014 23:27:38
   7 / 10
Esordio di Polanski che dirige in madrepatria (non lo fará fino ai tempi de Il pianista) un noir che ha alti e bassi, ma che si fa guardare tranquillamente. Prima pellicola polacca a ricevere una nomination all'Oscar per il miglior film straniero che, inevitabilmente e meritatamente, fu vinto da 8 e mezzo di Fellini.
Film che in sé comprende molti degli elementi caratteristici delle opere del regista polacco: pochi protagonisti, dualismo generazionali, virtuosismi della macchina da presa.
Ottima anche l'evoluzione dei soggetti. In particolare la moglie Krystina, interpretata molto bene da Jolanta Umecka e che mi ha ricordato Harriet Andersson in Monica e il desiderio di Bergman, che da donna pudica e fedele al marito, appena questi non é presente coglie l'attimo per tradirlo forse perché vede nel ragazzo qualcosa di lui da giovane e che adesso é coperto di superbia.
Proprio in questo particolare penso che il regista abbia voluto un momento attaccare la borghesia del tempo: una volta fatti i soldi, non ci si ricorda piú delle origini.
Ottima la fotografia, asettica e scarna.
Il difetto é la prima ora trascorsa a raccontare i giochetti e sfide tra i due uomini a bordo.
Buon finale che tiene col dubbio fino all'ultimo.

Lory_noir  @  13/07/2013 14:37:40
   6 / 10
L'idea è buona, ma lo svolgimento non mi ha entusiasmato. Lascia però qualche buono spunto alla fine.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  16/06/2013 13:49:41
   6½ / 10
Finalmente ho visto "Il coltello nell'acqua", ma non ho ben capito se sia realmente un thriller o cosa. Secondo me no, perché la tensione non si fa sentire per nulla. Forse la situazione che è un po' particolare rimanda qualche eco del genere noir, ma come sviluppo e finale non ho colto chissà quali messaggi (e dove sta la frecciata alla borghesia? Mi sembra un ritornello ricorrente questo discorso).
Bravi i tre protagonisti, mentre i dialoghi non mi sono andati a genio. Discreto, ma mi aspettavo qualcosina di più.

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Ultima risposta 09/02/2019 18.29.01
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Crimson  @  12/02/2013 12:35:11
   7 / 10
Il coltello nell'acqua segna l'esordio in un lungometraggio per Roman Polanski e in esso sono già presenti molti degli elementi che costellano buona parte della filmografia successiva del regista polacco: il "trasformismo" e la trasformazione; l'approfondimento psicologico sull'identità e dunque sul ruolo; il ricorso ad una manciata di attori protagonisti; un oggetto apparentemente di poco conto elevato a motore nascosto dell'azione; la rappresentazione di una tensione costante non tanto legata all'azione quanto alla situazione. Il coltello fin dal titolo è il fulcro: potenziale arma di fuoriuscita da un'atmosfera asfissiante e collusiva. Il film si dipana su una fitta rete di dialoghi apparentemente insignificanti, prevalentemente "botta e risposta". La reiterazione di un subdolo, incessante attacco verbale è l'esercizio della rivendicazione della virilità dei due uomini agli occhi di Kristina. Lo sprezzante Andrzej, probabilmente insicuro nel proprio ruolo di marito, cerca di arrabattare un predominio di natura sociale sullo studente (o presunto tale). Quest'ultimo si mostra continuamente ambiguo e misterioso. Perchè dichiara di non saper nuotare? Sulla base di questa constatazione è possibile rimettere in gioco tutte le sue affermazioni. Kristina lo fa, ma cede all'attrazione. A questo punto attraverso un abile gioco di riflessi, sovrapposizioni e sostituzioni, il brillante script di Skolimowski traccia una linea di difficile decifrazione sull'attribuzione dei sensi di colpa che i personaggi a turno scagliano su ciascun altro. Lo studente seduce Kristina indossando un accappatoio di Andrzej. L'aria è densa di un erotismo celato che i due nudi di Kristina esaltano. Il personaggio interpretato da Elizabeth Hurley ne Il mistero dell'acqua della Bigelow sembra ispirarsi a questo carattere.
E' evidente la somiglianza con la prima parte di In pieno sole di Clement, di qualche anno precedente.

Invia una mail all'autore del commento nocturnokarma  @  23/01/2013 14:47:01
   8½ / 10
Gelido e controllatissimo esordio di Polanski. Senza gli eccessi grotteschi successivi, ma con un senso della tensione - e della tragedia storica - usa un classico triangolo amoroso per raccontare la disgregazione delle certezze non tanto familiari, ma della società stessa. Borghesia ipocrita e un proletario più ingenuo che ribelle, più contro per inquietudine che per vero senso critico.

Un film politico senza essere ideologico, di rottura all'epoca e fuori dal tempo (oltre che dal gusto) odierno. Non per tutti, e nemmeno per chi ama il Polanski successivo, ma assolutamente da recuperare.

Con il senno di poi, alcuni snodi (o dialoghi) sentono il peso didascalico del tempo che passa, ma la forza visiva di questa "barca che solca un mare interiore di conflitti" rimane appeso alla memoria anche nei giorni successivi alla visione.

KRIS.K  @  13/06/2012 11:10:25
   7 / 10
Film sperimentale di Polanski, che già si nota il suo marchio di fabbrica. Film esteticamente preciso, trama particolare e un bel finale. interessante .

sweetyy  @  16/04/2012 17:53:36
   8 / 10
Ottimo esordio di Polanski, da non paragonare cmq ai suoi successivi lavori

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  11/03/2012 11:32:50
   6 / 10
Primo Polanski a tratti un pò noiosetto, in cui però già si intravvede lo stile del regista (ripreso soprattutto in "La morte e la fanciulla"). Sufficiente.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  18/01/2012 23:20:49
   7 / 10
L'esordio di Roman Polanski è interessante ma, almeno nella prima ora, estremamente pesante. Vi si riconoscono gli impulsi psicologici nei rapporti tra sessi che esloderanno nei film successivi del regista. Qui ciò che maggiormente balza all'attenzione è una rivalità tra vecchio e nuovo che sfiora l'assurdo (ma non l'inverosimiglianza), ed una regia geometrica che gioca con i personaggi e congela gli eventi, di per sé abbastanza risicati. Perfido gioco al massacro, peccato per l'incertezza interpretativa degli attori, specie della Umecka.

Sestri Potente  @  04/11/2011 19:51:57
   6½ / 10
Prototipo di piccoli capolavori come "La morte e la fanciulla" e "Carnage", questo primo film di Polanski è un esperimento interessante soprattutto per i fan.
Si intravede benissimo lo stile del regista, ma alle volte la storia risulta un po' noiosa e forzata.
Non eccezionale, ma in ogni caso un film valido.

gianfry  @  16/04/2011 12:19:51
   7 / 10
Interessante e ben risucito primo lungometraggio di Polanski, il quale ci emerge pian piano nelle calme acque di questo film, aprendo il varco per quel mare molto più agitato che sarà presente nelle sue opere successive (Repulsion, Rosemary's Baby, L'inquilino...)
Ottime inquadrature e angolazioni di ripresa e grande circolarità di racconto. Da notare soprattutto come la bellissima Jolanta Umecka, da moglie
composta e sottomessa, subisca nel corso del film una tale metamorfosi da farla apparire quasi come un'altra persona, fino alla sequenza culminante

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Esordio di ossessioni d'Autore!
Il film è stato co-sceneggiato da Jerzy Skolimowski, che anni dopo dirigerà il particolarissimo "L'Australiano (The Shout)".

ValeGo  @  14/03/2011 14:36:35
   8 / 10
Con poco o niente Polanski confeziona un film davvero ben riuscito!

Oskarsson88  @  24/01/2011 19:21:20
   8 / 10
Molto bella questa prima prova di Polanski. Tre individui, moglie, marito e autostoppista, a bordo di una barca. Non è facile mantenere un film in un luogo "chiuso" ad un livello alto, senza scadere in banalità o eccessi, mentre qui c'è una certa qual fluidità nello svolgimento. Personaggi ben definiti, in particolare il ragazzotto biondo, che incarna molto bene il suo ruolo!



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7219415  @  14/01/2011 19:02:26
   8½ / 10
Davvero niente male come esordio

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  25/11/2010 22:09:16
   8 / 10
Il primo lungometraggio di Polanski lascia letteralmente a bocca aperta.
Fin dalle prime immagini con i titoli di testa (ombre e riflessi di alberi che scorrono sul parabrezza di un auto in corsa) si ha subito l'impressione di avere a che fare con un regista consumato, esperto e di grande inventiva e non di certo con un ventenne proveniente dalla lontana e "periferica" Polonia. La perfetta maestria tecnica, il controllo certosino di ogni inquadratura, la resa accurata degli spazi e delle atmosfere, la grande eleganza e il fascino dell'immagine sono gli elementi salienti di questo film.
E' evidente il debito con il cinema di Orson Welles. Come il grande artista americano, Polanski entra letteralmente nelle storie che racconta, partecipa alle scene e diventa una specie di attore/spettatore, l'occhio privilegiato che fruga, penetra, si mette a osservare da angoli insoliti nel tentativo di cogliere soprattutto quello che c'Ŕ dietro la superficie. Anche la mdp di Polanski come quella di Welles diventa una specie di meta-occhio che cerca soprattutto di penetrare nei personaggi e perci˛ li scruta da tutte le parti, da tutti i lati.
L'occhio di Polanski Ŕ per˛ rispetto a quello di Welles qui meno drammatico, pi¨ paziente e pi¨ attento ai risvolti e alle sfumature del normale e del banale.
Questo guardare da lati insoliti, a volte poetici e artistici, Ŕ la spinta per lo spettatore a partecipare, a sentirsi colpito e coinvolto ed Ŕ anche il modo per poter osservare il quotidiano e il banale con altri occhi.
Il film tratta un tema molto diffuso nel cinema europeo di inizi anni '60: cogliere una coppia borghese nella sua normalitÓ abitudinaria per mostrarne le crisi e le irrequietezze, fatte esplodere dal fascino della giovent¨ libera e scapestrata (vedi i film di Fellini, Losey e Bergman). Questo fa capire quanto poco "polacco" sia Polanski e come sia inserito da subito nel flusso della cultura europea. Soprattutto come se ne freghi di fare cassetta o di ingraziarsi autoritÓ pubbliche. Per lui cinema Ŕ libertÓ espressiva e arte di rappresentare l'animo umano.
Certo, occorre molta pazienza e accondiscendenza, almeno con questo film. "Il coltello nell'acqua" ha un ritmo molto lento ed Ŕ in pratica quasi privo di avvenimenti. La suspense Ŕ appena accennata, fatta balenare ma mai realizzata, se non nel finale. Ci si deve quindi armare di curiositÓ e sete di conoscenza psicologica e interiore; giudicare spassionatamente Andrea, Veronica e il ragazzo senza nome per comprendere che i loro tanti difetti sono lo specchio dell'imperfetta natura umana. Nessuno ci fa bella figura, non esistono eroi, solo persone prigioniere chi della noia e della routine, chi dell'incertezza del futuro. Tutti che alla fine cercano un compromesso pratico che li porti comunque a continuare a vivere, un po' come nei film di Bergman.
Comunque dal punto di vista tecnico e visuale Ŕ un film meraviglioso. Questo aspetto riscatta ampiamente la staticitÓ della storia e rende l'opera ancora apprezzabile.

edmond90  @  14/07/2010 20:43:53
   9½ / 10
Incredibile la maturità dimostrata dall'allora 29enne maestro polacco nel firmare il suo esordio assoluto nel lungometraggio.Per me è secondo solo a Rosemary's Baby e l'Inquilino.

Gruppo REDAZIONE maremare  @  24/02/2010 14:29:40
   8 / 10
Triangolo edipico per l'ottimo esordio del maestro polacco

dobel  @  24/02/2010 14:07:34
   7 / 10
I problemi di coppia inutilmente vengono attribuiti a eventuali terzi incomodi. Le relazioni si giocano sempre fra due persone, il terzo elemento al massimo può essere una causa scatenante, niente più. Questo film di esordio di Polanski vuole mettere in rilievo principalmente questo: tant'è vero che il regista, in una successiva intervista, ha lamentato il fatto di non aver avuto abbastanza coraggio per affrontare un film a soli due personaggi. In effetti siamo di fronte ad un'opera raffinata e sicuramente uscita dalla mente di un artista; si sentono in essa le eco del cinema di Bergman, così come si intravedono i riflessi della nouvelle vague francese. Il primo lungometraggio di questo autore controverso annuncia anche il tema del contrasto generazionale tipico del cinema anni '60 e '70. Un buon film, quindi, con buoni interpreti, una regia curata e a tratti virtuosistica. In Polanski, tuttavia, rimane sempre un certo senso di pesantezza, veniamo condotti attraverso sentieri faticosi trattati con un pizzico di verbosità. Non parlo solo di questa prima opera (che merita grande ammirazione essendo appunto la prima di una lunga serie); questa, nascendo oltretutto in una Polonia oscurata dal totalitarismo sovietico, restituisce un'atmosfera opprimente e come congelata nello squallore dei paesaggi e dei personaggi. Ma il successivo cinema di Polanski risente allo stesso modo di lunghezze eccessive (dove per lunghezze intendo dire lungaggini, giacché non è mai il minutaggio che dà l'impressione della lunghezza - un film di mezz'ora può essere interminabile...-); ho quasi l'impressione che il tutto si potesse dire con molte meno parole. Comunque è solo un'impressione, devo cominciare a rivedere film che non vedo da un pezzo...
Comunque sia, si tratta dell'opera di un artista e non di un semplice regista... ma un artista un po' pesante e a tratti pretenzioso.

bulldog  @  29/11/2009 22:59:23
   7½ / 10
Esordio raffinato di Polanski.
Un film girato con quattro soldi che risulta una metafora incisiva sulle relazioni tra esseri umani.
Il coltello a simboleggiare la pericolosità di quest'ultime.
La donna vista come creatrice di vita attorno alla quale si muovono i rapporti sociali,la virilità e i conflitti di territorio.

Un Polanski ancora acerbo ma già grande.

Dr.Orgasmatron  @  07/11/2009 17:06:11
   8 / 10
L'esordio di Polanski alla regia è un racconto banale nella trama ma avvincente nei fini risvolti psicologici dei protagonisti. Particolarmente affascinante e da un erotismo celato il personaggio di Jolanta Umecka. Unico film girato in patria da Polanski. Buonissimo esordio

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  22/08/2009 13:03:12
   6 / 10
Ottimo esordio per Polanski ma l'ho trovato pesante e a tratti scontato. Ma per essere un opera d'esordio,per quanto acerba,è gia qualcosa.

LoSpaccone  @  28/03/2009 10:11:20
   7½ / 10
Thriller psicologico che anticipa di qualche anno lo scontro generazionale che caratterizzerà il '68.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  08/03/2008 19:38:55
   9 / 10
L'esordio di Roman Polanski è un raffinato e sottile gioco al massacro. Il vecchio ed il nuovo a confronto, ma nessuno ne uscirà vincente. Splendida la fotografia in bianco e nero che da una dimensione quasi onirica e un quadro raggelato che non offre vie d'uscita.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  09/01/2007 14:43:04
   8 / 10
Ottimo esordio alla regia di Polanski per il suo primo ed unico film polacco!
La regia è molto curata ed anche la recitazione del "triangolo" dei protagonisti è buona.
Particolare è l'attenzione al dualismo, quasi ossessivo e a tratti fanciullesco (dal gioco dello shangai al gonfiare i materassini!), delle due figure maschili.
Film molto interessante!

KANE  @  02/09/2006 00:39:47
   8½ / 10
primo film di polansky, dove è chiara la genielità e la bellezza delle inquadrature.
una sceneggiatura interessante che però è arricchita da una grande regia e un montaggio ben realizzato. la staticità e la fotografia asettica sono stupende.
il preludio del genio, anni luce da ****** tipo l'ultima porta...

Anders Friden  @  15/04/2006 17:30:08
   7½ / 10
Bel film questo di Polanski un buon debutto

Feedback  @  29/12/2005 07:18:48
   5½ / 10
Un marito (SPOILER) un po' bolso e in crisi con la giovane e bella moglie da' secondo voi un passaggio a un autostoppista e se lo porta addirittura in barca in vacanza ? Tutto il film poi si trascina senza troppa tensione, e qualche musichetta qua e la, nell'attesa che questo benedetto coltello venga fatto cadere in acqua. Quando poi marito e moglie pensano che l'autostoppista sia morto, il marito inspiegabilmente si tuffa per raggiungere a nuoto la riva: a fare cosa, visto che la polizia non verrà mai avvisata ? Il personaggio dell'autostoppista infine fa acqua (a proposito di gita in barca) da tutte le parti: sembra una via di mezzo fra Mr. Bean, un adolescente globe-trotter rincretinito.... e Fantozzi quando va a fare il mozzo sulla barca del mega-direttore.
Esistono film peggiori, ma con la grande scelta che esiste al giorno d'oggi non mi sento certo di raccomandare questo film degli anni sessanta.

Gruppo COLLABORATORI Invia una mail all'autore del commento paul  @  15/04/2005 20:34:08
   8 / 10
Il primo film firmato Polansky, che già si dimostra grande regista, accorto nel piazzamento della mdp ed ironico nel dirigere gli attori. Si nota subito l'aria e lo stile tipicamente polanskiani.
E' anche l'unico film girato in madrepatria dal regista polacco.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  06/12/2004 23:42:42
   9 / 10
L'esordio di Polansky alla regia è di gran lunga il suo titolo più ambizioso: un film dai diffusi sentimenti letterari (ce ne sono tantissimi ma io ne citerò uno solo: Camus), che crea un vorticoso senso di tensione erotica ed edipica, soprattutto se si pensa al menage a trois più suggerito - sollecitato - che effettivo Devo riconoscere che il film è ancora oggi un magistrale coup de foudre, ben più del vaghissimo tentativo di imitarlo da parte di K. Bigelow Un vero trattato della mostruosità umana davanti all'amore per la stessa persona

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