foxcatcher - una storia americana regia di Bennett Miller Usa 2014
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foxcatcher - una storia americana (2014)

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locandina del film FOXCATCHER - UNA STORIA AMERICANA

Titolo Originale: FOXCATCHER

RegiaBennett Miller

InterpretiSteve Carell, Mark Ruffalo, Channing Tatum, Anthony Michael Hall, Sienna Miller, Vanessa Redgrave, Tara Subkoff, Guy Boyd

Durata: h 2.09
NazionalitàUsa 2014
Generebiografico
Al cinema nel Marzo 2015

•  Altri film di Bennett Miller

Trama del film Foxcatcher - una storia americana

Il film Ŕ basato sulla vita di John du Pont, erede dei magnati dell'industria chimica du Pont. Malato di schizofrenia paranoide, John du Pont pass˛ tristemente alla cronaca per aver ucciso il lottatore olimpico David Schultz, frequentatore della struttura sportiva da lui costruita nella sua tenuta in Pennsylvania.

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Voto Visitatori:   6,84 / 10 (28 voti)6,84Grafico
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Voti e commenti su Foxcatcher - una storia americana, 28 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

jek93  @  22/11/2018 23:56:02
   8 / 10
Il ritmo del film è sicuramente lento, il regista pecca di patriottismo in alcuni punti, e di certo mancano la scintilla, il fascino e il carisma dei grandissimo film, ma Foxcatcher riesce a raggiungere comunque vette notevoli grazie a delle straordinarie interpretazioni degli attori, un'ottima caratterizzazione dei personaggi, una bellissima fotografia e un buon lavoro di regia.
Nel complesso lo consiglio, pur non essendo imperdibile.

Attila 2  @  24/07/2018 11:06:38
   6½ / 10
Una storia vera di un "filantropo" che mette a disposizione di atleti Americani della lotta libera,le sue risorse economiche per vincere le Olimpiadi di Seul costruendo un centro sportivo,chiamato "Foxcatcher".La storia parla di soldi,potere,sport,ambizione e amicizia.Il film non e' di "facile" visione,a tratti e' lento ma l'interpretazione di Carrel,che per la prima volta vedo in un ruolo drammatico,e' davvero da Oscar.Intensa e drammatica,anche se non viene approfondito e reso chiaro il suo problema di schizofrenia paranoide il che rende ancora piu' sorprendente l'omicidio di David Schulz.Essendo una storia vera il regista non puo' fare troppi voli pindarici,anzi si dice che abbia fatto i salti mortali per rendere piu' coinvolgente la storia,ma non si poteva fare di piu' per non stravolgere i fatti,che per farli stare nelle due ore e dieci del film sono gia' stati "compressi".Film gguardabile per sapere di una vera stroia Americana

yeah1980  @  04/07/2017 11:36:08
   7 / 10
Interessante, assurdo sia una storia vera, che tristezza.

topsecret  @  25/05/2017 14:38:15
   6½ / 10
Un buon cast al servizio di una storia tragica, purtroppo realmente accaduta, che riesce a coinvolgere e mantenere un livello costante nel ritmo e nella caratterizzazione dei personaggi.
Buona la prova del cast, così come buona mi è sembrata la regia, abile nel risaltare quelle che sono le sfaccettature di personaggi che coinvolgono emotivamente lo spettatore.
Forse un po' ripetitivo in alcuni momenti, magari una durata inferiore avrebbe giovato, ma comunque vedibile senza problemi.

ValeGo  @  27/11/2016 22:02:54
   5 / 10
Mi aspettavo di più, a parte l'ottima l'interpretazione di Carell. L'ho trovato lentissimo: sembrava dovesse succedere qualcosa da un momento all'altro e invece nulla. Poi alla fine esplode tutto. Esplode Du Pont. Tutti i pezzi vanno al loro posto e il film finisce. Non mi ha coinvolto minimamente.

Invia una mail all'autore del commento bart1982  @  09/07/2016 00:59:14
   6½ / 10
Valorosa performance da parte dei tre protagonisti, Steve Carell sopratutti perché non lo avevo mai visto in un ruolo drammatico.
Forse poco chiare le "emozioni" e i gesti finali esternati dal ricco Du Pont...

Thorondir  @  17/04/2016 23:06:19
   7½ / 10
Foxcatcher è un film sulla manipolazione e sul disperato bisogno di amore. John riversa sugli altri il rancore che la madre ha sempre avuto nei suoi confronti e cerca di autocostruirsi il suo mondo che non esiste. A voler poi allargare l'orizzonte è anche una allegoria sulla decadenza stessa dell'America, non solo perchè John è un ricco, il benestante per eccellenza, ma perchè la sua grande America è esattamente come lui: una nazione violenta, subdola, ingannatrice e assetata di dominio e potere, per citare parole care a Dupont. Attori in formissima con un Carell gigantesco. Regia posata, dannatamente "europea" nei suoi quadri fissi, a tratti banale nella reiterazione del campo/controcampo, ma talmente essenziale da dare risalto all'atmosfera del film. Che poi è innegabilmente quella di un thriller.

fabio57  @  13/04/2016 09:50:12
   7 / 10
ispirato a un vero fatto di cronaca, questo film è ben fatto e ben recitato. La follia umana si può nascondere dietro un'apparente normalità, questo è evidente, ma il dramma ci racconta anche di come sia fondamentale, nella maturazione psichica di un uomo, il rapporto con la madre, d'altronde Freud che non era proprio l'ultimo degli studiosi, l'aveva capito fin troppo bene.

Invia una mail all'autore del commento albatros70  @  29/03/2016 13:51:59
   7 / 10
Davvero un buon film, il ritmo è lento ma adatto all'evolversi della videnda. Ottima la prova dell'intero cast con Carrel e Tatum davvero strepitosi.

Invia una mail all'autore del commento pikke71  @  19/01/2016 02:32:02
   7 / 10
Scorre lento ma ė un bel film. La lotta libera fa da sfondo alla lotta del figlio che cerca di affermarsi di fronte agli occhi impietosi della madre...un cast all altezza della prova drammatica

alescar84  @  02/01/2016 15:54:47
   6½ / 10
Film biografico con personaggi molto ben caratterizzati. La presunta mancanza di ritmo dà un ulteriore connotato di realismo alla storia. Pellicola discreta.

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  01/01/2016 18:43:47
   8 / 10
Reduce da 'Moneyball', un soggetto ancora legato allo sport passa in mano a Bennet Miller, ma analogamente al film sull'arte di vincere lo sport è sfondo, pura casualità nei soggetti del regista, nessun fil rouge, tanto che lo relega in un angolino all'interno della sua opera.
A Miller interessa frapporre 2 vite antitetiche, una sommamente borghese, viziata e piena di aspirazioni nel consolidare il proprio io all'interno di una generazione d'elite, l'altra proletaria abituata a lavorare per vivere, questo lavoro è la disciplina della lotta libera.
Puri fini economici legano l'uno all'altro, a DuPont serve Mark Schultz per consacrare il team Foxcatcher da lui istituito con una medaglia olimpica, a Mark serve DuPont per fruire delle migliori attrezzature, il miglior ambiente, della libertà economica che solo il magnate può fargli ottenere.
La prima parte si focalizza sul capovolgere il loro rapporto, scaturirà una complicità inaspettatamente duratura e crescente, reciproca stima ricambiata apertamente, fino ad un episodio causato dalla inadempienza del lottatore che porterà DuPont a destituirlo dal compito di allenare la squadra in favore del fratello, Bennett da qui in poi lavorerà in filigrana, la parola è sostituita dallo sguardo, dalle espressioni, da una serie di ellissi che elevano l'opera tanto quanto le 3 interpretazioni, nella 2° parte c'è l'avvento di Ruffalo, una sorta di propulsore per Mark e di intermediario tra lui e il magnate, contemporaneamente Miller sviluppa quello che è il personaggio più interessante dei 3, DuPont, dal fabbisogno famelico di ricevere gratifiche dalla madre, dal pianificare a tavolino il suo profilo immettendo in bocca ai suoi allievi cìò che lui vuol sentirsi dire nel documentario che sta producendo su se stesso, un uomo che ha bisogno di essere al centro dell'attenzione.
Data la regia molto distaccata, fredda, mi aspettavo non includesse l'ultimo atto, invece non lesina quella che è la caduta di DuPont.
Più che Carell a dimostrare la sua versatilità stupisce il lavoro che fa Tatum del suo personaggio, Ruffalo da quando entra in scena nella 2°parte tende ad eclissare ogni cosa.



davmus  @  01/01/2016 18:13:06
   6½ / 10
Lento ma fatto bene....

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  23/11/2015 11:07:02
   8 / 10
Un film intenso, per nulla immediato.
Grande il lavoro sul cast e ottima risposta da parte di tutti gli attori. Le scene buie e silenti valgono più di mille dialoghi. Il ritmo non sarà adrenalinico ma è funzionale ad una storia complessa e forte come questa. Consigliato.

Burdie  @  09/11/2015 20:38:53
   6½ / 10
...pecca solo di ritmo

wicker  @  23/09/2015 18:24:02
   6 / 10
Film drammatico realizzato molto bene dal punto di vista dello studio dei personaggi,della disciplina sportiva,della storia e dell'ambientazione e costumi ..
quello che manca è il ritmo della regia ..sembra di vedere un documentario..lento,
didascalico senza un'emozione forte nella vittoria come nelle sconfitte e nei momenti di disagio..
Raggiunge la sufficenza per l'ottima interpretazione anche fisica del trio di protagonisti Tatum,Ruffalo e Carrel.

Trixter  @  22/09/2015 16:21:07
   5 / 10
"Un thriller psicologico ipnotizzante" recita la locandina. Come no... lontano anni luce dall'essere un thriller, Foxcatcher non ha assolutamente nulla di ipnotizzante, se non l'assoluta lentezza della narrazione e la freddezza dell'ambientazione, del montaggio, della fotografia e chi più ne ha più ne metta.
Il cinema, come la pittura o la scultura, sono arti visive e ciò che significano, ciò che tendono ad insegnare o a suggerire restano dei metamessaggi che non possono prescindere dall'assunto esteriore: per intenderci, ci sono quadri orribili con significati recònditi magistrali e dipinti meravigliosi di semplicità estrema. Foxcathcer rappresenterà, forse, anche qualcosa di profondo, sincero e dal messaggio forte, ma la forma, a mio parere, è troppo grigia e piatta.
A parte i protagonisti, davvero ottimi interpreti, questa pellicola regala solo tantissima noia e montagne di sbadigli.

Rollo Tommasi  @  23/08/2015 10:13:24
   8 / 10
Vagamente spoileroso.

Recensione introspettiva.
Le Madri conoscono ogni intimo recesso dei propri figli e non accettano le loro fragilità: lo sguardo severo, a tratti sprezzante, della signora Du Pont che osserva le gesta del viziato figlio John, è più doloroso ed ingombrante di una sconfitta.
La scena topica del film, che racchiude il germe del Male, è quella dove John Du Pont si cimenta nell'insegnamento della lotta davanti alla madre - disciplina sportiva "minore" che secondo l'anziana donna non nobiliterebbe a sufficienza lo Spirito americano - e riceve da lei solo una condanna impietosa: la madre si allontana indispettita dalla palestra, intuendo forse, tra le righe di quella patetica esibizione, un'omosessualità latente del figlio. Poco prima, però, lo stesso Du Pont racconta al pupillo Schultz che il suo unico amico di infanzia, il figlio dell'autista di famiglia, era stato pagato dalla madre per stargli accanto: un "contratto di amicizia" assurdo e perverso che condizionerà per sempre la vita del bizzarro John e contaminerà di malsana possessione le sue relazioni con il prossimo ("controllo", ci rivela con naturalezza il documentarista fidato dei Du Pont, è una delle parole preferite dal milionario, assieme a "filantropo" e "mentore", titoli sociali che John si auto-riconosce per la propria incapacità, congenita ma anche favorita dal regime educativo della madre, di relazionarsi con gli altri uomini).
Foxcatcher è un film di lotta, ma non nel senso olimpionico del termine. Narra della lotta per l'autoaffermazione, la ricerca dell'Oro che si perpetua dai pionieri fino agli atleti che ambiscono alla medaglia più pregiata, in quella competizione per elevarsi ed Esistere che da sempre è un mantra della calvinistica società americana ed un anelito di ciascun individuo: non a caso, il sottotitolo della pellicola di Bennett Miller è "Una Storia Americana". Foxcacther è anche un'escavazione in se stessi, un percorso spirituale, una lenta, inesorabile liberazione dai vincoli.
Altra scena sensibile del film è, infatti, la liberazione dei cavalli dopo la morte della signora Du Pont: John si scatena finalmente dal giogo materno liberando nelle praterie la mandria di puledri del suo maneggio.
Dal punto di vista psicologico, un riflesso edipico si coglie anche nell'assassinio di David Schultz: Du Pont, nella propria distorta percezione della realtà, rivede nel maggiore dei fratelli un alter ego della madre, che egli credeva ormai sepolta, e, ritenendolo il principale responsabile del fallimento sportivo del più giovane allievo, decide di eliminarlo freddandolo sulla neve come se fosse uno spietato killer.
La freddezza è insieme il punto di forza e di debolezza del film: è la forza per il significato che vuole emanare, quello di un mosaico di rapporti umani "in formalina", necessariamente asettici e distaccati perchè così è stata l'educazione e la crescita del rampollo Du Pont; debolezza perchè freddo è anche il montaggio, la fotografia, la colonna sonora quasi soporifera, claustrale, e che finisce per sottrarre emozioni al prodotto.
In sostanza, di Foxcatcher rimangono tracce di un profondo messaggio: una commedia umana tormentata e "romantica", in cui i sentimenti più impetuosi e passionali prendono il sopravvento sulla Ragione.
L'effetto è, però, che NON si emoziona anche se il film è radicato nelle più ferine ed ancestrali emozioni umane.

-Uskebasi-  @  29/03/2015 23:47:22
   8½ / 10
COMMENTO SPOILEROSO

A mio parere non sarebbe stato uno scandalo se, in una edizione poco attendibile come l'ultima, Foxcatcher avesse vinto l'oscar; il vero scandalo, casomai, è quello della mancata presenza nelle candidature di un altro film, "Ma questa è un'altra storia..." come dice il sommo Buffa.
Qua si parla di un film lento e freddo, inaspettato nella forma e nel contenuto, e accompagnato da musiche che non spettacolarizzano nulla, una colonna sonora essenziale e delicata, di quelle che fanno impazzire il sottoscritto.
Non è una storia di sport, attraverso esso si racconta una parentesi di vita di 3 uomini, dei fratelli Schultz, Mark e Dave, campioni del mondo di lotta libera, e sopratutto del miliardario John du Pont, un ornitologo filatelico filantropo, ornitologo filatelico filantropo, ornitologo filatelico filantropo...
Mi soffermo su quest'ultimo lasciando perdere i fratelli perfettamente interpretati da Ruffalo e Tatum, perché è appena marzo e credo di aver già visto il personaggio dell'anno.
John du Pont, un uomo che ha tutto ma che forse non ha mai avuto niente. Un megalomane per esigenza, un mentore autoproclamato. Uno che vuole apparire come un vecchio saggio agli occhi di tutti, mentre è sempre un bambino a quelli della madre. John du Pont, un uomo solo.
Io ho provato una fortissima compassione per lui. La sua silenziosa lotta quotidiana per dimostrare alla madre di essere qualcuno e di poter fare grandi cose, l'ho trovata straziante, così come il suo sogno di credere che la rinascita dell'amata America, e dei suoi valori più alti, possa sbocciare da un ring di lotta libera.
Ci sono tante grandi scene che delineano la personalità di John. L'acquisto di un M113 non aprezzato perché sprovvisto di mitragliatrice; il colpo di pistola in palestra per ricordare quanti giorni mancano a Seul; la goffa corsetta ripresa dalle telecamere per il documentario; la felicità nella sera dei festeggiamenti, atterrando giocosamente gli atleti; il trofeo vinto in un torneo truccato, mostrato con fierezza a mamma che invece diverge sull'argomento "trenino"; il pietoso esibirsi come coach sotto il suo sguardo, insegnando a professionisti; la liberazione dei cavalli, del loro peso, del loro significato, passione da lui odiata, ma amata dalla appena defunta madre.
Tutto questo è John du Pont. Un uomo che in vita ha avuto un solo amico, tale perché pagato per recitare questo ruolo. Per quanto sia negativa la sua figura, io l'ho amato come pochi altri prima. Perché?
Sono arrivato al nodo della questione, e la domanda giusta è: Che dire di chi ha interpretato questo personaggio? Che dire di Steve Carell?
Lo stesso Carell delle stupidaggini, lo stesso di quella "commedia" bellissima penalizzata da un titolo ripugnante, lo stesso che, nonostante non abbia mai partecipato a film impegnati, ho saputo riconoscere come grandissimo attore. Prova dopo prova. Conferma dopo conferma.
Eccolo in quello che potrebbe essere il ruolo della svolta. Qualcuno ha creduto in lui e qualcun altro dovrà farlo in futuro, se ha un minimo di onestà e senso del cinema, perché Carell ha trasformato l'opportunità concessagli in un privilegio per tutti. Ha ribaltato il dubbio in certezza. E' stato semplicemente mostruoso dietro l'incredibile lavoro dei truccatori.
E fosse anche solo questa occasione, se il suo John du Pont rimanesse come unica testimonianza, un isolato sprazzo di serietà in un mare di cazzàte, io comunque grido "FINALMENTE!"
Finalmente Steve.

dagon  @  26/03/2015 19:31:00
   5½ / 10
Non mi ha colpito praticamente nulla di Foxcatcher, che ho trovato estremamente piatto e poco interessante. Tutto è immerso in una colossale medietà da tipico film a cavallo tra lo pseudoindipendente ed il commerciale. Il trucco di Carell mi è sembrato fastidiosamente posticcio e alla fine della visione sono rimasto sul perplesso proferendo il più classico dei "Mah..."

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  23/03/2015 12:43:27
   7 / 10
Il miliardario John du Pont pensa di poter comprare tutto con i soldi, pensa di poter essere un bravo allenatore come pensa di poter avere l'affetto dei suoi atleti.
E poi c'è la figura della Madre sempre incombente che non accetta le scelte del figlio. Splendida la sequenza dove irrompe con la sedia a rotelle durante l'allenamento dove Du Pont finge di insegnare qualcosa.
Le figure dei due fratelli atleti sono molto diverse e a vincere il confronte è sicuramente Ruffalo rispetto a un Tatum sempre rabbuiato e irrisolto.
Un film forse un po' freddo che eccede nella sua durata, che piu' che raccontare una storia di sport ci porta nell'oscurita' della mente umana...

TheLegend  @  23/03/2015 05:45:53
   7½ / 10
Una storia vera ottimamente interpretata e riproposta senza troppi fronzoli.

Beefheart  @  20/03/2015 19:03:15
   7½ / 10
Storia vera, probabilmente nemmeno troppo romanzata. Atmosfera spessa, opprimente. Volti monoespressivi, fotografia spenta, luci fredde, ritmo blando. Precedenza ai suoni ed ai rumori che spesso coprono le parole.
Degli oltre 120 minuti di film i tre quarti abbondanti trascorrono senza che accada praticamente nulla ma la tentazione di annoiarsi, che dentro per dentro minaccia la delusione, è trattenuta dalla pressochè totale certezza dell'imminente evoluzione narrativa verso qualcosa di drammaticamente proporzionale a cotanta ipnotica ed anestetica vacuità. Disagio, deriva e squallore che si possono tagliare a fette col coltello.
Secondo me un film ben fatto e riuscito. Veramente ottimi Ruffalo e Carell, azzeccato Tatum con tanto di broncio fissato in volto da quel genere di "paralisi facciale" che solitamente rifiuto.

saffanu  @  05/03/2015 21:36:18
   5 / 10
FIlm piatto e fastidioso.

Piatto perché non decolla mai, credi sempre che stia per succedere qualcosa, ma poi non succede nulla, nulla di interessante per lo meno.

Fastidioso per via della trucco sulla faccia dei protagonisti, sopratutto quella di Steve Carell, togliendogli ogni espressività ad eccezione dello sguardo, rimane con quel viso imbalsamato per tutto il film, operazione oltremodo discutibile visto che tanto continua a non assomigliare al vero Du Pont, sarebbe bastato il trucco al naso. Peccato perché l'attore fa un ottimo lavoro a disegnare un personaggio sgradevole e psicotico, tuttavia fin dalle prime scene e talmente calcata l'insanità del protagonista che tutti gli sviluppi successivi appaiono ovvi e scontati.

Fastidioso anche per via del pessimo Channing Tatum attore mediocre che è si perfetto a fare lo scimmione palestrato, ma appena gli si chiede qualcosa in più non a gli strumenti per mostrare le sfaccettature e il conflitto del suo personaggio.

Il film fallisce totalmente a rappresentare un dramma che sulla carta poteva essere invece interessante.

Non bastano un buon Mark Ruffalo e un ottimo Stive Carell dietro le loro deprecabili maschere a risollevare il tutto.

Bocciato

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  28/02/2015 19:58:45
   8 / 10
John DuPont ha tutto, ricchezza e benessere, il nome di un'intera dinastia che suscita ed incute rispetto per il potere che rappresenta. In fondo però non ha nulla, non ha mai ottenuto nulla con le sue forze, se non con la mistificazione o inganni commessi anche a sua insaputa. Dietro l'ombra di sua madre poco presente fisicamente ma la cui presenza nell'immensa magione si percepisce chiaramente.
Il team di lotta libera Foxcatcher è lo strumento di Dupont per arrivare ad avere quel riconoscimento mai avuto, cioé di essere un leader ed un mentore, quella figura centrale di riferimento per gli atleti della sua palestra, la capacità di dominare e manipolare bestioni fisici che il suo fisico poco atletico non potrà mai fare. Tessera per tessera a cominciare dal campione olimpico Mark Schultz. la lotta libera funge da sfondo alla vicenda, gli eventi sportivi sono solo tappe interlocutorie che sono meri intermezzi alla vera lotta, quella psicologica fra John e il suo sfidante David Schultz ed in mezzo l'oggetto del contendere: il fratello di David, Mark.
Poche volte come in questo film, le parole contano meno degli sguardi: i personaggi si scrutano, si studiano e decidono che tattica seguire. Non ci sono mai vere esplosioni emotive, casomai il contrario. Tutto tende ad implodere. Una possibile omosessualità latente è probabile e la citazione di Womwn in love di Russell quando John e Mark si allenano nella galleria dei ritratti della famiglia DuPont può essere più di un indizio.
Il film di Miller è meno immediato di quello che può sembrare, non è proprio il massimo della fruibilità, ma il lavoro fatto sugli attori è di livelli assoluti: se Ruffalo è una garanzia da questo punto vista, il lavoro di Carrell è straordinario e dopo questo film guardarlo solo come comico è alquanto dura. Stupisce anche la possanza fisica e l'estrema fragilità di Channing Tatum, un colosso d'argilla moderno e credibile.

Lagavulin70  @  21/02/2015 18:35:29
   6½ / 10
Parziale delusione, peccato perchè era un film per il quale nutrivo aspettative. Gli attori sono tutti molto bravi (in particolare per come si muovono sul set/ring e l'atmosfera di fondo è centrata; così come il finale è "quasi" inaspettato, beh almeno nelle motivazioni che hanno portato a quella conclusione. Ma l'intero prodotto manca di "spinta", viaggia sembra a basso regime, quasi per inerzia ma senza un serio lancio di partenza. Non tutto è spiegato (e non è un male) ma la sottrazione è tecnica utile quando il racconto è ricco, quando i fatti sono esagerati, quando il contesto è opulento, quando si vuole evitare la retorica o si rischia di essere patetici,.... ma così facendo si è ottenuto il risultato opposto. Un film "asciutto" nonostante la (brutta) usanza di di dilatare i tempi (oltre 2 ore). Bella la fotografia, sulle tonalità del blu e grigio, come grigie sono le anime che attraversano lo schermo, blu come la malinconia che emanano.
In sintesi è un film interessante dove si apprezzano aspetti tecnici ed interpretativi più del prodotto nel suo complesso

marcogiannelli  @  21/02/2015 12:22:44
   7 / 10
È un film che ti prende e ti interessa perché è una storia vera, e per chi come me adora lo sport, raccoglie anche quel tipo di fan..è una storia drammatica, quindi il tutto è ancora più interessante...ma perché non è quel tipo di film che ritengo straordinario?
Innanzitutto si discosta dal romanzo e dalla realtà per alcune cose...ad esempio Dave era solo un anno più grande, quindi sì un fratello maggiore ed un esempio, ma di certo non c'era la differenza di età che si avverte nel film...
La recitazione..ok, grande lavoro sul trucco di Carell e bravissimo lui a impersonificare un uomo che sin da subito mette in soggezione lo spettatore, ma il personaggio sembra privo di mobilità, diverso dai filmati che ho visto su du Pont..Tatum non mi piace ancora, ha il musone, è sempre invidioso, fa sempre i capricci, non cambia espressione, parla sempre allo stesso modo, nemmeno avesse una paralisi...personaggio meno stereotipato è Dave, ma putroppo lo vediamo poco
Inoltre il film dura troppo con sequenze troppo ripetute e montate così da dare una sensazione di vuoto per alcune scene
Poco riuscita la maggior parte dei dialoghi, e quelli ben fatti sono spesso ripetuti

Gruppo COLLABORATORI Invia una mail all'autore del commento ilSimo81  @  06/02/2015 17:42:52
   6½ / 10
Mark Schultz ha tutti i numeri per arrivare a rappresentare gli Stati Uniti alle Olimpiadi, visto il naturale talento nella disciplina della lotta libera. Questa prospettiva viene caldeggiata, con vigore e denaro, dal miliardario John Du Pont, fanatico patriota che si atteggia a mentore sportivo. Ma la sua assillante figura, e i suoi disturbi mentali, andranno progressivamente ad influire drammaticamente sul sincero e profondo legame tra Mark e il fratello e allenatore David.

Dopo gli ottimi frutti e la pioggia di riconoscimenti ottenuti col biografico "Truman Capote - A sangue freddo" (2005) e con lo sportivo "Moneyball - L'arte di vincere" (2011), Miller prova a mantenersi a livelli importanti con questo "Foxcatcher", che unisce i due generi già esperiti dal regista. La pellicola mette su schermo l'autobiografia di Mark Schultz, che a distanza di anni narra il sodalizio dei fratelli Schultz con il miliardario John Du Pont, sodalizio che li porterà sul tetto del mondo nella disciplina della lotta libera, prima di naufragare in un mare di risvolti drammatici.
"Foxcatcher" è un film cupo, le cui tinte oscure in dominanza di grigi ed ombre riflettono più i sacrifici che gli onori di una disciplina tanto dura. Balenano lampi di luce nell'abbondante esaltazione patriottica degli Stati Uniti, con cenni alla storia gloriosa e all'orgoglio sportivo.
Pur in questa generale penombra, su uno sfondo di location azzeccate ed esaltate dalla fotografia, brillano le ottime interpretazioni dei tre protagonisti. Uno strepitoso Steve Carell, nei panni di Du Pont, per la prima volta riveste un intenso ruolo drammatico (anche se in realtà c'è un precedente, ma assolutamente mediocre, in "Cercasi amore per la fine del mondo") e lo fa in modo superlativo: merito anche di un trucco capace di renderlo irriconoscibile, che meriterebbe l'Oscar di categoria. Menzione d'onore anche per Mark Ruffalo, e finalmente pure per Channing Tatum, forse nel film più importante della sua lunga, ma in gran parte trascurabile, filmografia.

Nonostante l'intensità emotiva che efficacemente trasmette, "Foxcatcher" a tratti manca un po' di mordente. La scelta (ahimè così diffusa nel cinema contemporaneo) di una durata superiore alle due ore finisce per diluire i tempi e le emozioni di un film, come già detto, pesante fin dall'impatto visivo.
Merita una visione, ma non più d'una.

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