chinatown regia di Roman Polanski USA 1974
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chinatown (1974)

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locandina del film CHINATOWN

Titolo Originale: CHINATOWN

RegiaRoman Polanski

InterpretiBurt Young, Bruce Glover, John Huston, Jack Nicholson, Faye Dunaway

Durata: h 2.11
NazionalitàUSA 1974
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1974

•  Altri film di Roman Polanski

Trama del film Chinatown

A Los Angeles nel 1937 un investigatore privato scopre, occupandosi di un caso banale, un omicidio collegato a un caso di corruzione pubblica e una terribile e scandalosa vicenda privata.

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Voto Visitatori:   8,17 / 10 (106 voti)8,17Grafico
Miglior sceneggiatura non originale
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior sceneggiatura non originale
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Voti e commenti su Chinatown, 106 opinioni inserite

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Gigetto01  @  29/09/2018 22:38:45
   10 / 10
Un noir con una storia dura, cruda e terribilmente realistica. Cast e regia eccezionale. Un film davvero ben fatto.

simonpietro92  @  29/08/2018 19:23:17
   8½ / 10
Tutto trasparente, tutto chiaro. Un film ironicamente ma impeccabilmente d'atmosfera. Un film di splendidi luoghi comuni splendidamente ironizzati, recuperati e ribaltati ad ogni piè sospinto. Un'occasione per far soldi (soprattutto negli Stati Uniti) ma anche di dimostrare ancora una volta che un regista che sa girare, e ha gusto per far del cinema non riesce a rinnegarsi neppure se se lo impone.
Tutto ciò è accompagnato da un interpretazione superlativa di Jack Nicholson.
E poi.... che finale

VincVega  @  14/08/2018 19:57:41
   8 / 10
Pellicola Noir che riprende i fasti dei film con Humphrey Bogarth. "Chinatown" è una detective story che viaggia a fuoco lento, dove inizialmente ci si capisce poco, ma alla fine i nodi verranno al pettine. Non manca la critica ad una società nella quale i potenti (in questo caso il personaggio di John Huston) hanno le mani in pasta ovunque e la fanno facilmente franca. Grande finale, che rimane impresso per molto tempo.

kafka62  @  28/02/2018 10:33:32
   9 / 10
"Chinatown" è a prima vista un abile esercizio di mimetismo cinefilico, ai limiti della filologia: il filone oggetto di rivisitazione è il cinema "nero" degli anni 40, a sua volta derivato dai romanzi dei vari Chandler, Hammett e Spillane. A differenza del contemporaneo "Il lungo addio" di Altman, che scopertamente si propone di smitizzare e demistificare il genere ambientando il romanzo chandleriano ai nostri giorni e facendo di Marlowe un antieroe con debolezze, ambiguità e nevrosi decisamente moderne, Polanski tende apparentemente a far scomparire l'individualità registica in favore di una fedeltà stilistica e iconografica alla tradizione. Ma, a ben vedere, anche questa è solo un'impressione di superficie, tanto è vero che tra i due film si possono riscontrare più punti in comune di quanto si tenda solitamente a credere.
Ma procediamo con ordine. Anzitutto la trama, a parte una maggiore modernità nella scelta degli ingredienti (poca avventura e molto realismo: l'intrigo è decisamente politico e ruota intorno a prosaiche speculazioni immobiliari a danno di piccoli agricoltori locali), potrebbe essere scambiata a grandi linee per quella di uno script chandleriano. Ciò che la differenzia veramente da quest'ultima è la sua morale: mentre nei film del passato il protagonista affrontava sì una realtà vile e corrotta che lo feriva nei suoi sentimenti più profondi, ma riusciva alla fine a portare a termine la sua missione e a far trionfare, insieme alla sua orgogliosa solitudine, anche la sua superiorità nei confronti di un mondo con cui non è possibile scendere a patti, in una contrapposizione radicalmente manichea (e quindi tutto sommato rassicurante per lo spettatore), in "Chinatown" (e anche ne "Il lungo addio") l'eroe è invece fragile e impotente, fatalmente perdente di fronte a un Male che tende ad assumere caratteri di tentacolare voracità. Come scrive La Polla ("Il nuovo cinema americano", pag. 148), "Chinatown non è semplice racconto di una sporca storia di interessi economici, ma un affresco della capacità che il capitale ha di sfruttare ai suoi fini persino la vecchiaia e la morte (i vecchi della casa di riposo), della sua autonomia endogamica (l'incesto di Noah con la figlia e il morboso rapporto che lo lega alla figlia-nipote), della sua corrotta onnipotenza («E' sua la polizia!» grida Mrs. Mulwray a Jake che invoca la legge). Quel che colpisce nel film è il senso di inevitabilità, di destino che lo percorre dall'inizio alla fine". Come in un racconto borgesiano in cui la storia umana tende a ripetersi all'infinito, così anche in "Chinatown" il finale è già scritto nel doloroso passato del detective Gittes: ancora una volta, come tanti anni prima, la donna amata muore davanti ai suoi occhi, senza che egli possa far nulla per salvarla (*). Chinatown, il famigerato quartiere cinese in cui avviene la definitiva resa dei conti, simboleggia l'ennesimo trionfo del Male sul Bene; non solo, ma la gru finale che si alza sulla strada notturna, come ad abbracciare nella visione l'intera Los Angeles, sembra suggerire che Chinatown è il mondo intero, senza alcuna possibilità di redenzione o di salvezza.
Polanski, il quale – è bene ricordarlo – ha ostinatamente rifiutato l'happy end caldeggiato dallo sceneggiatore, è qui di un nichilismo agghiacciante. La reiterazione dell'esperienza personale del protagonista non fa che aumentare le proporzioni della sua sconfitta, conferendogli una dimensione tragica che i suoi predecessori non avevano. Come il Marlowe di Altman, il quale veniva crudelmente tradito dal suo miglior amico (ma aveva almeno la possibilità di un gesto estremo di ribellione), così il Gittes di Polanski è costretto ad assistere al crollo delle istanze di giustizia e verità in cui crede. Entrambi assumono quindi una inusitata (e originalissima) valenza esistenziale, che capovolge l'apparente perizia e sicurezza con cui si muovono attraverso le insidie della loro professione. Jack Nicholson (giunto, dopo "Cinque pezzi facili", alla migliore interpretazione della sua carriera) non è meno abile, fascinoso e brillante dell'Humphrey Bogart de "Il grande sonno", ma, rispetto all'originale, il suo idealismo appare anacronistico e senza senso, come il suo sottile cinismo sembra percepire con disillusa evidenza. La distanza di J.J. Gittes dagli eroi classici del genere è inoltre segnata da una geniale e iconoclasta trovata del regista: quella di sfregiare il volto del divo hollywoodiano (è Polanski stesso a fare la parte del sadico sgherro) e di costringerlo ad apparire per una buona metà del film con una antiestetica fasciatura al naso.
E', questa, una delle poche libertà che Polanski si concede in un film che è memorabile soprattutto per l'equilibrio delle sue componenti tecniche, estetiche e narrative. Se da un lato lo stile di regia (movimenti di macchina poco appariscenti, tagli di inquadratura impeccabili) tende a una classica perfezione formale, e dall'altro la fotografia di Alonzo (che collaborerà anche a "Marlowe il poliziotto privato" di Richards) si propone come un modello figurativo del noir anni 70 (abbandono del bianco e nero, grande attenzione agli esterni e alla luce naturale – l'accecante sole della California -, pellicole sensibili che negli interni permettono di ridurre il ricorso alla illuminazione artificiale e di costruire, grazie ai fasci di luce che filtrano dalle onnipresenti veneziane, raffinati arabeschi in chiaroscuro), è la sceneggiatura di Robert Towne il vero punto di forza dell'opera. Towne costruisce un perfetto meccanismo giallo, elaborato e avvincente, un complicato domino i cui tasselli vengono a combaciare definitivamente solo alla fine (ma l'ambiguità non viene mai risolta del tutto: Noah Cross ha ucciso il genero per riuscire a costruire la diga oppure per riconquistare la figlia nata dall'incestuoso rapporto con Evelyn?). Oltre alla raffinatezza delle ellissi e dei raccordi, che ottimizzano l'avvicendamento degli alti e dei bassi emotivi della storia con il risultato di ottenere una tensione sempre ragguardevole, bisogna segnalare altresì l'abilità con la quale ad ogni elemento narrativo (anche quelli apparentemente più insignificanti: si pensi al personaggio di Curly con cui si apre il film, o al particolare dell'acqua salata nel laghetto del giardino di casa Mulwray) viene assegnata una precisa funzione semantica o semplicemente diegetica, così da rendere la vicenda un universo in sé perfettamente concluso e autosufficiente, in grado persino, per le sole peculiarità narratologiche del soggetto, di proporsi emblematicamente come singolare metafora politica ed esistenziale.

(*) Un altro presagio della tragedia conclusiva, che rafforza quanto verrà detto più avanti circa la non casualità di ogni pur piccolo elemento narrativo, è il colpo di clacson che Evelyn fa distrattamente suonare davanti alla casa della figlia e che anticipa la sequenza in cui la donna, raggiunta da un proiettile sparato dalla polizia, si accascia sul volante dell'automobile, facendo lungamente risuonare il clacson come un lugubre lamento di morte.

C_0_  @  03/11/2017 10:34:57
   6½ / 10
Mah... Si, il film si lascia seguire però sinceramente non è niente di speciale. A tratti è anche molto lento e si rischia di annoiarsi. Sarà che l'ho visto di notte tardi e quindi può darsi che avevo un po' sonno però, appunto, in alcuni punti ho rischiato di addormentarmi. Poi ci sono invece altri punti in cui il film ti prende molto di più. Il finale poi sinceramente non mi è piaciuto per niente. Non è che non mi piace a prescindere quando un film finisce male però ci deve essere un senso. Qua sinceramente non ho proprio capito per quale motivo farlo finire in quel modo. Forse semplicemente Polanski si era svegliato male e voleva dare un finale del c...o.

Nic90  @  10/11/2016 19:43:00
   6 / 10
SPOILER
Un noir piu che discreto ma nulla di trascendentale come appare dalla media.
A tratti lento e il fatto che sia abbastanza scontato sin dall'inizio (il colpevole dell' uccisione e' abbastanza palese anche se le dinamiche del fatto non lo sono affatto) ne fa perdere la bellezza a mio parere.

Dick  @  23/01/2015 19:51:55
   8 / 10
Uno dei capisaldi filmici degli anni 70! Una detective-story moderna, secca, appassionante, cinica e malinconica. Che colpo di scena! Terrificante (in senso buono)!

william sczrbia  @  09/01/2015 23:25:20
   7½ / 10
DogDayAfternoon  @  27/11/2014 21:36:30
   6½ / 10
Non fosse per il colore starebbe benissimo tra i noir di fine anni '40, con la coppia Nicholson/Dunaway a riproporre il binomio ben più affiatato Bogart/Bacall. Nulla da dire su Faye Dunaway, tra le mie attrici preferite del periodo; qualche riserva invece su Jack Nicholson in un ruolo che a mio parere non lo valorizza pienamente, giudizio forse in parte anche condizionato dal fatto di aver quasi sempre visto l'attore in interpretazioni mentalmente deviate.

Sinceramente non mi spiego il successo e la fama di questo film: un film valido, ma che al confronto con altri prodotti del decennio sfigura incredibilmente. La storia non presenta grandi spunti di interesse, se non appunto il rimando ai film noir.

E poi Gittes è veramente un nome orribile per un detective.

hghgg  @  16/11/2014 11:07:18
   8½ / 10
Che grande bluff la storia del "periodo americano" di Roman Polanski; un grande bluff perché alla fine il "periodo americano" non è mai esistito: il suo primo film girato negli Stati Uniti è "Rosemary's Baby" che riflette decisamente lo stile europeo di Polanski e che di americano non ha poi molto nel complesso, e di hollywoodiano ha ancora meno; poi è il turno di "Macbeth" e qui credo non ci sia bisogno di spiegare perché una cosa simile col cinema americano non c'entri una mazza (al massimo c'entra con Beverly Hills, ma quello è un altro discorso), oltre al fatto di essere solo per metà di produzione statunitense; e infine è il turno di "Che ?" è anche qui tra produzioni internazionali varie e ambientazioni italiane diviene impossibile attribuire tale film ad un fantomatico periodo americano che teoricamente inizierebbe con Rosemary e terminerebbe con il successo di "Chinatown". Ecco, "Chinatown" si è IL film americano anzi Hollywoodiano di Roman Polanski, l'unico, quindi al massimo si potrebbe parlare di "film americano" o "film hollywoodiano" di Polanski.

Tra l'altro un film "su commissione" soltanto diretto dal regista polacco che sappiamo tutti essere uno dei più grandi autori nella storia del cinema europeo (almeno). Ma i grandi registi-autori sono per l'appunto grandi anche per i risultati
che sanno tirar fuori da una sceneggiatura scritta da altri (scritta divinamente, in questo caso) e certamente questo è il caso di Polanski in "Chinatown", visto che ha diretto quello che resta uno dei suoi film migliori e un grande esempio di "Noir" e "Detective Story" nel cinema anni '70, la prima discesa del polacco in tale genere, trattato con stile molto classico e "old-fashioned" ma con dentro l'influenza del nuovo cinema americano ormai esploso in quel decennio.

La regia di Polanski è perfettamente immersa nel genere e regala grandi cose pur non essendo la sua direzione più convincente in assoluto. Inoltre, nonostante questo sia certamente uno dei suoi film meno personali e che meno si identifica nel suo stile e nelle sue idee di regia e cinema, sarebbe un errore pensare che Polanski non abbia posto anche in "Chinatown" la sua mano d'autore: perché Robert Towne ha fatto un grande lavoro alla sceneggiatura ma fosse stato per lui questo film sarebbe terminato diversamente, il finale che tutti conosciamo nacque per mano di Polanski che volle fortemente "quel tipo" di finale per il film e convinse Towne a modificare il copione. Ed è nel finale così tremendamente drammatico, shockante e soprattutto rassegnato che si può riconoscere finalmente e senza dubbio alcuno la scintilla dello stile e della mano del Polanski autore anche in "Chinatown" quando fino a quel momento il regista si era limitato a dirigere, seppure con tecnica e abilità sopraffine. Lo stile che sopraggiunge così inarrestabile e tragico nel finale del film è soprattutto, per forza di cose, quello del Polanski post-1969, perché se tenero e conciliante con lo spettatore non lo era mai stato nemmeno all'inizio, dopo il 1969 il tragico, lo shockante e il rassegnato erano ormai quasi necessari nello stile e nel credo del polacco, sopraggiungevano quasi in automatico; e se ho detto e ripeto che di Sharon Tate e del suo "spettro" è necessario parlare quando si commentano "Rosemary's Baby" e "Macbeth", bisogna anche aggiungere che in un modo o nell'altro la sua presenza è riscontrabile sempre nel cinema di Polanski fino almeno al 1979, fino a "Tess". E "Chinatown" con la sua epocale rassegnazione conclusiva, col suo cupo epilogo, con quel cruento destino ineluttabile a cui i protagonisti (e soprattutto la protagonista femminile) vanno incontro senza riuscire ad opporsi non rappresenta un'eccezione. Si tratta ancora di quel male che colpisce spietatamente e che alla fine vince per quanto si sia tentata resistenza. La mano di Polanski è più viva che mai nel finale di questo film.

"Lascia stare Jack, è Chinatown"... Una delle frasi più taglienti e rassegnate nella storia del cinema, perfetta conclusione di quel circolo di inganni, crimini e violenze che sono state mostrate allo spettatore per oltre due ore; e gli ultimi 10 minuti sono semplicemente straordinari per intensità e drammaticità, sequenze difficilmente dimenticabili, se non altro per la poderosa accelerata nel ritmo che in quegli ultimi momenti toglie davvero il fiato.

Poi ci sono i personaggi, tutti inseriti in un contesto "Noir" e "Giallo" (o "Hard-Boiled") estremamente classico nella scrittura della storia e nel ritmo narrativo ma tutti pesantemente influenzati dall'allora moderno cinema americano. Jake Gittes è un perdente, non è il detective che indaga e pian piano, infallibile e imperturbabile, magari tormentato ma alla fine pronto a trovare il bandolo della matassa, riesce a sciogliere tutti i nodi e ad arrivare alla soluzione. No Gittes indaga, fa congetture, si impegna al massimo ed è uno tosto ma c'è sempre qualcuno o qualcosa che lo blocca, c'è sempre qualcosa che gli sfugge e la verità in gran parte gli verrà confessata e quando arriverà al quadro completo sarà ormai troppo tardi per sfuggire al destino tragico di chi cercava di salvare. Sono personaggi disillusi e sconfitti anche se inseriti in un contesto classico come questo e quindi insigniti di alcune caratteristiche tipiche dei personaggi del genere; personaggi ibridi tra il classico (degli anni '40 e '50 soprattutto) e il moderno (la nuova Hollywood '67-anni '70) e ciò vale anche per il personaggio femminile di Evelyn.

Tutti i personaggi sono ben caratterizzati, con una delineata e complessa psicologia, sono vivi, pulsanti e interessanti e in questo come in tutto il resto la sceneggiatura di Towne fa un grande lavoro.

Fa un grande lavoro anche nel gestire perfettamente l'evoluzione della trama, con il suo gioco di incastri, inganni, scambi e segreti che la rende molto complessa e intricata ma abbastanza ben scritta da risultare sempre chiara, lucida e ben delineata nelle sue intenzioni finali il che è la cosa più importante e la rende una grande sceneggiatura.

E poi be, c'è l'ottima interpretazione di Jack Nicholson, raffinata e particolarmente sotto le righe (mancava un anno soltanto al più grande Nicholson di sempre), c'è quella altrettanto superba di Faye Dunaway, una prova d'attrice talmente convincente che potrebbe essere tranquillamente considerata la sua migliore, la sua interpretazione più riuscita. C'è anche una bella interpretazione di John Huston e ed ecco che torna quell'incastro come ai tempi di "Rosemary's Baby", un grande regista (anche se non grande quanto Cassavets) che fa (bene) l'attore per un altro grande regista che fa spesso anche lui (bene) l'attore, nei suoi film o in quelli altrui. Particolare simpatico.

Lodiamo anche l'azzeccata fotografia che ben restituisce l'atmosfera del film e diventa superba nel finale a Chinatown, così notturna e cornice perfetta per il rassegnato scontro finale col destino, lodiamo il modo in cui è stata gestita la presenza del quartiere cinese nella storia, ombra inquietante e sfuggente che diventa realtà ed eterno ritorno del male negli ultimi indimenticabili minuti; mi viene da lodare anche il modo in cui Towne ha preso spunto con realismo e abilità narrativa dalla vera storia di Los Angeles e da avvenimenti realmente accaduti negli anni '20, parlo degli avvenimenti "base" della storia (la distribuzione dell'acqua nei territori della California), spostando il tutto una quindicina d'anni più tardi (il film è ambientato nel 1937). Lodo infine lo psycho-cameo di Polanski in una delle scene più belle del film in cui il "buon" Roman quasi stacca il naso a Nicholson con un serramanico.

Sarà anche stato un film su commissione, sarà anche uno dei suoi film meno personali nel complesso (certo non è ne il "Macbeth" ne tanto meno "Il pianista") ma l'unico vero grande film Hollywoodiano di Polanski resta un indelebile esempio di grande cinema. Ma un autore come questo non poteva certo piegarsi a metà degli anni '70 alle logiche del successo hollywoodiano e allora eccolo lì, che se ne torna subito in Francia, nel cinema europeo, pronto per il suo più grande e sconvolgente capolavoro e lì si che sarà Polanski al 100%.

Grandissimo film "Chinatown", comunque.

1 risposta al commento
Ultima risposta 23/01/2015 19.55.59
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Matteoxr6  @  05/10/2014 02:35:04
   5½ / 10
Sono dispiaciuto perché sinceramente mi aspettavo di più da un regista del genere.
Non mi ha mai coinvolto.

marcogiannelli  @  24/09/2014 13:22:06
   8 / 10
buon noir, mi aspettavo di più però, a tratti annoia

Charlie Firpo  @  08/09/2014 11:23:38
   7 / 10
Questo genere di film non mi appartiene, ma devo riconoscere che nel suo genere è sicuramente uno dei migliori noir realizzati e poi si avvale di interpretazioni di altissimo livello, su tutti un Nicholson davvero ispirato, ottimo anche il finale pessimistico in linea con lo sato morale del regista ancora provato dall' omicidio della moglie.

N.B

Polanski compare anche nel film con un breve ruolo di galoppino in*****so pronto a sfregiare col coltello il malcapitato di turno.

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Ultima risposta 08/09/2014 11.24.26
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Lory_noir  @  01/06/2014 15:42:07
   7 / 10
Genere a me lontano ma che ho apprezzato, stupito da Polanski che mai avevo visto cimentarsi in questo tipo di film. Fantastica la Dunaway e bravissimo, come sempre, Nicholson.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR dubitas  @  15/12/2013 19:37:56
   8½ / 10
Premetto che il noir anni 70 non è proprio il mio genere, nel senso che io non ho quella sensibilità e quella conoscenza che mi permette di comprenderlo a pieno, posso dire che Polansky, come al solito, sa il fatto suo e realizza un capolavoro destinato a rimanere negli ''annali'' della storia del cinema. La storia è spettrale,inquietante, i colpi di scena si susseguono lasciando lo spettatore senza fiato e la recitazione degli attori è semplicemente magistrale. Ho avuto anch'io l'impressione che certi tratti del film fossero macchinosi e ledessero la continuità narrativa, ma nel complesso sono rimasto senza fiato. E' un film che va digerito, compreso, inserito in un contesto storico, ed infine amato. La trama inizialmente fa presagire si tratti di un giallo, ma in realtà il giallo è solo uno dei tanti generi che Polansky mescola. Una spanna sotto Rosemary, ma pur sempre un grande del cinema.

Ape1  @  24/08/2013 17:51:11
   9½ / 10
Non lo avevo visto, e sono stato indeciso se vederlo a causa di qualche commento molto negativo che mi susictava dei dubbi. Non aggiungo nulla ai molti commenti positivi; vedetelo, però, perchè i commenti negativi sono assolutamente discutibili. Il film è bello, ben girato e ancora attuale dopo 40 anni

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gabe 182  @  23/05/2013 14:34:02
   7 / 10
Buon film di Polansky, un noir anni 70 in vecchio stile.
Pieno di intrighi, pieno di misteri, Chinatown è un film dove annoiarsi è impossibile, l'intreccio delle varie storie tiene il film sempre su alti livelli: dal semplice caso di un probabile tradimento, alla corruzione pubblica con un'omicidio, per arrivare infine alla scandalosa vicenda di una vita privata.
Un intreccio così forte, da portare l'investigatore privato a rischiare la vita per arrivare alla verità.
L'ambientazione per il genere è buona, la differenza certamente la fa il cast, da oscar, con un Nicholson straordinario.
I dialoghi mi sono piaciuti tantissimo, con battute formidabili e di buon livello!
Il finale delude un pò, finisce troppo velocemente, se si segue molto attentamente il film, viene anticipato (complimenti a rain! subito pensavo fosse una casualità, ma invece..).
Non è il mio film di Polansky preferito, pero è fatto bene, si lascia guardare e non annoia, forse ai giorni nostri non tiene il fascino che poteva avere 30 anni fa, ma una visione per chi ama il genere soprattutto, va data.

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  04/02/2013 10:25:48
   8 / 10
Gran film, sotto molti aspetti: sceneggiatura, fotografia, colonna sonora, interpreti... Le immagini sono la quintessenza dello stile. E'un grande omaggio ai film noir della vecchia Hollywood, il film che ha consacrato Nicholson come una vera star. Ho apprezzato di più l'aspetto della detective story che quello sentimentale (forse perchè la prima si ispira a fatti realmente accaduti). Il finale non mi ha convinto troppo (ma a Polansky avevano assassinato la moglie solo 4 anni prima...)

Invia una mail all'autore del commento nocturnokarma  @  27/01/2013 18:17:42
   7 / 10
Confezione impeccabile per questo noir anni 70' che scava sempre più a fondo in una trama di intrighi imprenditoriali e politici, per raccontarci personaggi sempre più ambigui e amorali. Come nella tradizione del miglior noir.

Cast tutto d'antologia.

beppe.fadda  @  17/12/2012 13:17:13
   10 / 10
E' davvero un film bellissimo, senza dubbio il mio preferito!!!! In questo film tutto è perfetto: regia, colonna sonora... Jack Nicholson e Faye Dunaway entrambi da Oscar!! Una trama molto fitta e ben costruita che porta ad un amaro quanto indimenticabile finale.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  11/11/2012 21:59:28
   8 / 10
Thriller di questa classe sono pochissimi, per cui tanto di cappello. Un'opera ricercata e finemente diretta, molto belle fotografia e colonna sonora. Ottimo il cast, soprattutto i due protagonisti.
Da vedere.

Invia una mail all'autore del commento AcidZack  @  09/11/2012 14:43:46
   5 / 10
Non mi è proprio piaciuto. Nè le interpretazioni nè il ritmo, nè la storia.

vieste84  @  12/10/2012 14:23:01
   9 / 10
Per me il capolavoro assoluto di polanski. Un noir perfetto nelle ambientazioni dove ci aggiungi un Nicholson nei tempi in cui dove solo la sua presenza avrebbe fatto lievitare la bellezza di qualsiasi film, bravi pure John Huston e la Dunaway, potrei azzardarmi a dire che in quegli'anni un film di questo genere non poteva avere una coppia di protagonisti migliore. Amaro e tragico il finale (la faccia di Nicholson racchiude mille emozioni)....applausi per un capolavoro senza tempo, che darei per vedere al giorno d'oggi film cosi, peccato che attori e registi di questo calibro purtroppo non esistono più, bisogna solo sospirare i bei tempi passati e ammirare il vero cinema......
Personalmente mi dispiace che sia uscito in concomitanza con il padrino parte 2 e che si sia fatto rubare da quest'ultimo molti premi oscar tra cui quello al miglior attore protagonista e al miglior film.

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BlueBlaster  @  24/07/2012 18:33:33
   6 / 10
Noiosissimo...però è fatto ed interpretato molto bene...la storia è pure valida però come detto non è per una visione rilassata al giorno d'oggi, non per tutti!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  10/05/2012 13:44:40
   8½ / 10
Polanski firma questo noir, palese omaggio al genere hard boiled, che ricorderò a lungo soprattutto per merito dell'ennesima grande prova attoriale di un Jack Nicholson veramente magnetico. Ottima sceneggiatura che ha anche vinto un Oscar, decisamente meritato direi. Straordinarie le scenografie. Il ritmo è abbastanza lento, come consuetudine nei film di Polanski, ma questo non è assolutamente un problema, il regista ci ripaga in tal senso con tantissimi personaggi ambigui e ricchi di sfaccettature.
Sono un po' rimasto deluso dall'atmosfera del film, mi spiego meglio: in tutti i suoi thriller e horror (a partire dal bellissimo "Rosemary's Baby" fino al più recente "Ghost Writer") il cineasta è sempre riuscito a regalarci dei film carichi di tensione in grado di tenere lo spettatore costantemente sulle spine pur senza usare espedienti fantasiosi e tipicamente hollywoodiani, una sensazione che per la verità fatico a spiegare bene a parole. Ecco, in "Chinatown" non sono riuscito a trovare questa atmosfera opprimente che invece mi aspettavo, forse il motivo va ricercato nel fatto che questo film non è per la verità un thriller vero e proprio nel modo in cui lo intendiamo oggi ma si colloca meglio nel genere drammatico. Comunque sia da questo punto di vista non sono rimasto completamente soddisfatto anche se, come avrete capito, sto un po' andando a cercare il pelo nell'uovo, e leggendo gli altri commenti mi rendo conto che forse sono stato l'unico ad avere questa sensazione (prima o poi lo guarderò un'altra volta, chissà che non cambi opinione in proposito).
Finale così così, amaro al punto giusto ma fatto in modo un po' troppo frettoloso. Da notare una piccola chicca che a qualcuno potrebbe essere sfuggita:

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

"Lascia perdere Jake, è Chinatown"

gemellino86  @  29/02/2012 09:19:13
   9½ / 10
Il capolavoro di Polanski. Un classico del cinema che è cult grazie a personaggi memorabili e coreografie curate nei minimi dettagli. Nicholson e Dunaway offrono una prova irripetibile. Da cineteca.

Crazymo  @  01/02/2012 20:31:20
   8½ / 10
Gran film di un grande Polanski con un grandissimo Nicholson. Cult

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  04/11/2011 16:34:29
   6 / 10
Tra i principali difetti l'eccessiva lentezza e il finale, del tutto anonimo. Pur avendo apprezzato parecchi film di Polanski, non mi ritrovo nella media!

Goldust  @  06/10/2011 09:38:35
   8 / 10
L'omaggio di Polanski al glorioso genere nero deglia anni '30 è una complessa vicenda di corruzione pubblica e di dolorosi scheletri negli armadi (come ad esempio la fuorviante Chinatown del titolo, che viene spesso citata da Gittes e che prende corpo solo nel concitato finale). La sceneggiatura è a prova di bomba ed ha meritatamente ottenuto l'oscar, e anche le interpretazioni dei protagonisti sono allo stesso livello; del ritmo, purtroppo, non si può dire la stessa cosa, anche a causa di una stanca fase centrale. Indimenticabile il finale.

TheLegend  @  08/08/2011 19:13:04
   7 / 10
Penso che l'ottima prova di Nicholson sarà l'unica cosa che mi ricorderò di questo film in futuro.
Un discreto film che però non sa andare oltre un certo limite per raggiungere l'eccellenza.

PignaSystem  @  01/08/2011 23:54:11
   8½ / 10
Immersione totale nel noir d'annata datata 1974, tra le più felici operazioni del genere, ad opera di un cineasta non americano, ma che omaggia qui quel cinema statunitense che molto probabilmente lo ha colpito ed affascinato: "Chinatown" è anche il racconto della sconfitta di un idealista, detective privato quasi per caso, di fronte all'inesorabile potere del Male, rappresentato da un laido John Huston, magistrale nell'impersonare il perverso mecenate che sta dietro a tutto l'intrigo. Jack Nicholson è un indimenticabile "private eye" , coinvolto in una relazione pericolosa, Faye Dunaway con finezza compie la mutazione da dark lady iniziale a vera vittima di tutta la faccenda, e Polanski detta i tempi di un'indagine che prevede una sferzata di pessimismo reale a concludere la vicenda. Sconfitto agli Oscar da un altro film notevole, "Il padrino parte II", questo lavoro, che è l'ultimo girato da Polanski in terra statunitense per le note vicende giudiziarie, è da considerarsi tra i più belli del regista polacco, una rielaborazione di un genere che diviene atto conclusivo di una diramazione del cinema americano, non meno importante e quasi "esclusiva" del western.

JOKER1926  @  21/07/2011 17:39:31
   7 / 10
Lo si apprende fin da subito, attraverso la fotografia, le battute iniziali e alle facce degli attori, che "Chinatown" non può esser un film qualsiasi.
La storia architettata nel 1974 di Roman Polanski è buona, da ricordare proprio il premio conferito alla regia, nel frangente vincitrice del premio Oscar alla sceneggiatura.

"Chinatown" è molto più di un semplice thriller, nonostante alcuni ingredienti del genere la pellicola di Polanski devia se stessa in percorsi diversi andando a sbattere nel pieno sentimento, nell'ambiguità, nel mistero.
A salir agevolmente in cattedra uno splendido, sensazionale lavoro tecnico con fotografia da urlo e con attori come Jack Nicholson in stati di forma, in senso prettamente positivo, non ordinari. Nicholson come detto è veramente formidabile abbracciando una parte molto azzeccata e molto glamour.
Il film a tratti, comunque, inopportunamente si smarrisce un po' nei passaggi investigativi circa la morte dell'uomo impegnato nell'amministrazione pubblica e il ritmo in modo meccanico ne risente un po', ma non ne nasce un caso ovviamente.
In effetti a criticare il film si fa davvero fatica, pellicola quasi sempre dinamica e sul piano del contenuto amara e cupa. Certo alle volte traspare un po' di enfatizzazione, forse nella situazione si poteva lavorare meglio, cercando di presentare un alone scenico meno oppressivo e più "leggero", ma a conti da parte di Polanski probabilmente il tutto doveva assolutamente forzare su determinate atmosfere e contesti.
A questo punto in analisi il finale, visivamente veloce, frettoloso ma concettualmente molto duro e desolante; desolazione che traspare negli occhi del detective, quando si dice che l'immagine conta più di mille parole...

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laconico  @  15/07/2011 00:23:55
   4 / 10
Mi spiace essere in disaccordo con tutti, ma io questo film l'ho trovato sommamente noioso. All'inizio parte anche abbastanza bene ma poi si perde, e sarà che il film non mi prendeva ma alcuni passaggi mi sono rimasti anche poco chiari. Ineccepibili gli attori, regia solida... ma non riesco a promuovere questa pellicola.

Oskarsson88  @  20/05/2011 23:41:05
   8½ / 10
Applausi per Polanski, sulla scia dei noir anni 40, sforna questa splendida pellicola mostrante il marcio della società così come situazioni familiari piuttosto spigolose. Grande J. Nicholson con il suo sarcasmo disincantato e con il suo modo di fare da vero duro. Trama complessa, e colpi di scena a susseguirsi fino ad un finale che lascia ancora qualcosa in sospeso........

favoletta  @  10/05/2011 16:37:57
   8 / 10
Il noir per eccellenza:l'investigatore privato duro e disilluso, la signora misteriosa, la polizia corrotta.Non è facile mischiare gli ingredienti senza scadere nel tipico clichè pulp, ma il regista ci incolla davanti allo schermo.Ci commuove.Lo spettatore si alza dalla sedia assestato di giustizia e con l'amaro in bocca riflette: tutto il mondo è chinatown?Immenso Nicholson.Magistrale Polanski.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  28/03/2011 12:43:45
   9 / 10
Che potenza.

"Il meno possibile". Da capolavoro di genere diventa capolavoro di Sentimento. Non si possono descrivere con parole gli occhi di Jack Nicholson nell'ultima scena.
Anzi no, la musica finale lo può fare. ma solo lei.

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guidox  @  20/03/2011 15:54:33
   6 / 10
avevo visto questo film anni fa e non mi era piaciuto.
stimolato dalle varie recensioni positive presenti un po' dappertutto, recentemente me lo sono rivisto, pensando che magari all'epoca della prima visione non ero "pronto" per apprezzarne i pregi.
ebbene, purtroppo rimango in linea con la mia prima valutazione.
la sufficienza per quanto mi riguarda la raggiunge per l'interpretazione di un Nicholson che effettivamente è al suo meglio e per la ricostruzione di una Los Angeles anni 30 che è di indubbio valore e porta con sè un fascino noir percepibile all'istante.
però mi ha annoiato incredibilmente e quasi mai la storia ha destato il mio interesse.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Angel Heart  @  19/02/2011 14:45:02
   7 / 10
Noir di Polanski con un'eccellente Jack Nicholson nella parte di un'investigatore privato alle prese con un caso più grande di lui. Più che per la storia, poco interessante, parecchio contorta e spesso confusionale, il film colpisce per la magnifica ricostruzione della Los Angeles anni 30 (scenografie, costumi, musiche), per le belle interpretazioni (Dunaway sexy ed insicura, Huston luciferino, Young solito fallito), e per quell'atmosfera hard boiled che a me personalmente ha sempre affascinato (detective privato duro, solitario ed emarginato con il suo piccolo ufficio e la sua piccola scrivania sopra cui non mancano mai rivoltella, whisky e sigarette).
Ma anche se difficile da capire, Polanski (che si concede un cameo da sicario) cattura l'interesse dello spettatore dall'inizio alla fine senza annoiare mai (soprattutto negli ultimi minuti).
A mio avviso sopravvalutato, ma sicuramente degno di un'occhiata.

Nota: "Angel Heart" di Parker ricorda spesso "Chinatown" nelle atmosfere, in certe situazioni e in alcuni tratti del personaggio di Nicholson.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  02/02/2011 22:11:14
   8 / 10
Un ottimo e solidissimo film di genere, splendidamente interpretato e diligentemente diretto. La classe non è acqua e quando un regista è dotato, riesce a fare bene tutto e adattarsi a qualsiasi circostanza. Polanski negli anni '60 ci ha dato un saggio di tecnica cinematografica originale, con storie che esploravano acutamente tanti lati del vivere interiore e sociale umano. Bravura e fantasia tecnica erano abbinate a profondità di pensiero.
Con gli inizi degli anni '70 la sua arte attraversa una crisi e non riesce più a essere così profonda e ricca di spunti di pensiero. Accetta di adattarsi alle regole dei generi e allo stile classico. Conserva però la grande bravura tecnica e la perfetta padronanza del mezzo. I modelli con cui rivaleggiare non sono più i grandi della nouvelle vague e del cinema esistenzialista, bensì i classici americani del thriller e del noir.
"Chinatown" si basa quindi soprattutto sull'intreccio, sui colpi di scena, sulle sorprese, sulle incertezze e sulla suspense. La storia non dà requie. Dalla prima all'ultima scena la presa non viene mollata e si rimane come attratti e incollati allo schermo. La sceneggiatura si svolge in maniera plausibile, calcolata, perfetta nella sua scansione scenica e temporale. C'è il meglio di Hitchcock in questo film (mi ha fatto pensare alla lontana a "La donna che visse due volte").
La storia si svolge negli anni '30, ma è così congegnata e recitata che il tempo passato forma appena una patina leggera e sembra di vivere la vicenda al presente. Questo è senz'altro un pregio. C'è anche molto di anni '70 in questa pellicola. In quegli anni ci fu un revival della figura dell'investigatore privato di stampo chandleriano, uno degli eroi del genere noir/hard boiled. Altman girò in quegli anni "Il lungo addio" e Arthur Penn "Bersaglio di notte". Con questi film "Chinatown" condivide il quadro in una società senza certezze, senza punti fermi, dove non esiste etica positiva certa e vincente, dove chi è coerente e onesto perde e dove il male e l'incertezza hanno sempre l'ultima parola. La verità trionfa solo in quanto viene svelata e fatta conoscere allo spettatore, ma non ha alcun riscontro pratico ed effettivo nella realtà filmica. I protagonisti prendono l'intera scena e troneggiano positivi nei confronti di una società allo sbando. E' l'inizio del mito del giustiziere solitario, che avrà enorme fortuna nel corso degli anni '70.
Rispetto ai film dei suoi colleghi americani, questo dell'europeo Polanski è paradossalmente più "conservatore" e tradizionale. I canoni del genere sono rispettati alla lettere e anzi costituiscono l'ossatura stessa del film. Del Gittes quotidiano e banale non sappiamo quasi niente, nel film c'è solo storia e indagine. Si sente già aria di "restaurazione", la quale verrà portata a compimento dal "Padrino" di Coppola. Ma qui non si tratta di giudicare il ruolo storico artistico, qui abbiamo a che fare con qualità artistica di prim'ordine. Peccato solo che ci sia fondamentalmente soltanto questa, che non si vada troppo al di là di un coinvolgente intreccio thrilling con qualche risvolto politico e sentimentale. In "Cul de Sac" e "Repulsion" c'era certamente molta più sostanza.

ste 10  @  05/01/2011 14:58:13
   8½ / 10
Coinvolgente fino alla fine, gran film con ottime interpretazioni

Tigrero91  @  31/12/2010 15:37:46
   8 / 10
Grande Roman, ottima sceneggiatura, bravissimi tutti gli attori, bella anche la colonna sonora,fotografia e scenografia superbe, il..

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Larry Filmaiolo  @  22/12/2010 19:09:25
   10 / 10
Veramente uno dei film più belli in assoluto che abbia mai visto... Senza dubbio il migliore di Polanski. Nicholson, inutile dirlo, strepitoso, in questo atto d'amore all'hard boiled anni 40, con finale assolutamente travolgente. Una goduria assoluta per i miei occhi e per le mie orecchie.

Invia una mail all'autore del commento tucciotucci  @  22/12/2010 17:24:07
   6½ / 10
mah....avevo molte aspettative , ma a tratti si perde..
Nicholson bravissimo

goodwolf  @  02/12/2010 16:21:39
   7 / 10
La regia è di gran classe e Jack Nicholson è superbo, ma il tema trattato (irrigazione) è poco coinvolgente e la storia un po' confusionaria.
Col passare del tempo, aumenta la sensazione che ci sia troppa carne al fuoco e non tutti i temi e i personaggi vengono spiegati o approfonditi.

7219415  @  15/11/2010 20:37:11
   9 / 10
Bellissimo film sulla mafia...

david briar  @  03/11/2010 20:10:24
   10 / 10
Bellissimo noir realizzato nel 1974 e ambientato nel 1937 a Los Angeles , che è talmente ben ricostruita da farci sentire ancora nell'epoca del proibizionismo .
La trama è coinvolgente , accativante e interessante man mano che procede nel suo sviluppo : non si contano , infatti , i momenti di tensione e i colpi di scena , spesso ben accompagnati da una funzionale colonna sonora .
La sceneggiatura è perfetta e misurata , meritatissimo l'Oscar , unico ricevuto dal film , ma ne meritava ben di più , anche se concorreva lo stesso anno de "Il padrino - parte seconda" .
La regia di Polanski è grandiosa , elegantissima , disincata e conferisce a dare quell'atmosfera di mistero da cui è avvolta la vicenda narrata , quell'atmosfera che ti tiene con il fiato sospeso , sempre attento a non perdere nessun dettaglio , soprattutto data la fondamentale importanza che hanno in questa pellicola .
Il finale è amarissimo , struggente ed emozionante , mi ha lasciato con un senso di ingiustizia , ma è magistrale nel rappresentare la corruzione , soprattutto dei poliziotti , che fanno " il meno possbile" , come afferma in tono amaro il protagonista .
Polanski ci mostra anche ironicamente una società alienata e ambigua , dove gli uomini che si muovono sullo sfondo non sono altro che orridi "animali domestici" al servizio del padrone .
Altri temi trattati dal prodotto sono le tentazioni derivate dal potere assoluto , le follie sessuali orrende in cui un uomo può cadere con facilità e il denaro , nella storia è presente infatti la concezione che tutto possa essere comprato , e che i soldi diano tutto dalla vita .
La recitazione è impeccabile : sul talento di Jack Nicholson non discuto nemmeno , dico solo che in quell'annata meritava l'Oscar più del Pacino de"Il padrino 2" , a mio parere ; Faye Dunaway è bravissima nel tratteggiare un personaggio complesso e pieno di sfaccettature , ed è anche molto affascinante , copre il suo ruolo di un alone misterioso e ambiguo . E' forse la cosa più riuscita della storia .
"Chinatown" è uno dei massimi apici della carriera del regista , forse il suo capolavoro assoluto , ed è costruito con tanta maestria che entra nella mente di chiunque lo veda , ronzandogli nella testa anche a diversi giorni di distanza dalla visioni .
Imperdibile , non perde fascino nonostante abbia quasi 40 anni , anzi sembra quasi migliori col tempo , faccio veramente i miei sentiti ringraziamenti a Roman Polanski .
Grazie.

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Cianopanza  @  05/08/2010 11:52:45
   8 / 10
Ottimo noir firmato Polanski. Splendida ricostruzione storica e attori bravissimi.

axel90  @  27/07/2010 10:35:53
   8½ / 10
Affascinante ed intenso noir, diretto con maestria da Polanski. Basato su una sceneggiatura brillante, intelligente, ironica e ricca di colpi di scena, vedremo Jake Gittes, investigatore cinico ma fedele alla giustizia, muovere nella Los Angeles degli anni '30 tra omicidi insensati, doppi giochi, complotti e corruzione.
La perfezione delle ambientazioni e la prova intensa del cast, unito ad un finale amarissimo che entra in testa e farà riflettere per molto tempo anche dopo la visione rendono questo film una perla di intensità e di grande cinema.

BrundleFly  @  23/07/2010 13:30:23
   7 / 10
Non è un film che si possa definire d'azione o veloce, infatti non rispecchia esattamente il mio genere di film, ma basta un attore come Jack Nicholson che domina la scena per 120min a farmelo rivalutare parecchio.
La storia è interessante e le ambientazioni sono pefette.


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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  01/07/2010 16:21:39
   8½ / 10
Grande noir di Polanski,uno di quei film che hanno il pregio di continuare a ronzare in testa anche parecchie ore dopo la visione.Forse per gustarne al meglio la perfezione,forse per cercare cinicamente quel dettaglio che non era poi così ben inserito nell’ambito dell’intreccio.Ed invece il buon Roman,che si ritaglia anche un piccolo e sgradevole ruolo,non sbaglia praticamente nulla.Cura alla perfezione le locations trascinando lo spettatore tra le soleggiate atmosfere di un’estiva e surriscaldata Los Angeles anni ’30,sfruttando l’arzigogolata sceneggiatura di Robert Towne in maniera perfetta e puntigliosa ed offrendo un susseguirsi di avvenimenti mai forzato o superficiale.Ogni tassello trova quasi maniacalmente posto all’interno di questo complesso mosaico dalla forma impeccabile.Attori superlativi fanno il resto,Huston è ripugnante in maniera clamorosa,la Dunaway esalta il suo lato dark con enigmatico metodo,mentre Nicholson,di fatto perennemente in scena, è sublime,un concentrato di spavalderia e sarcasmo accentuati da una vivacità mentale fuori dal comune.
E’ piacevole procedere in parallello nella comprensione mediante lo svolgimento delle indagini,gli altarini vengono a galla insieme alle scoperte del protagonista il quale si troverà a scoperchiare un pentolone in cui sguazzano avidità e perversione,testimone suo malgrado di un gioco al massacro in cui l’acqua,da sempre sinonimo di vita,diventa elemento unificante del dolore.
Amaro e disincantato “Chinatown” è un film di notevole profondità,capace di raccontare quel lato oscuro dell’America che troppo spesso,nel corso dei decenni,è stato occultato sotto cumuli di menzogne e falsità.


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yonkers86  @  07/05/2010 03:27:34
   8 / 10
Ottima pellicola di Polanski, chiaramente un tributo alla letteratura di genere americana, infatti i richiami ai romanzi di Raymond Chandler, James Ellroy ed Elmore Leonard son forti e caratterizzano il film in tutto.
La trama è architettata in maniera azzeccata, coinvolgendo e appassionando lo spettatore con un ritmo ben cadenzato ed una buona dose di colpi di scena.
Penso sia molto interessante il senso di solitudine che il regista vuole trasmettere; alla fine tutti i protagonisti della pellicola sono lupi solitari, quasi sociopatici, che preferiscono usare gli altri piuttosto che fidarsi di loro.
Mi è piaciuta molto la colonna sonora, sempre al posto giusto e adatta a sottlineare le fasi più concitate del film.
Jack Nicholson come sempre fantastico, in un ruolo che gi calza a pennello, ruba letteralmente la scena a tutti gli altri, come spesso accade nei film in cui è presente. Molto brava anche Faye Dunaway, riesce perfettamente a rendere credibile il suo personaggio con una performance significativa, cosa non facile con un ruolo così sfaccettato.
Sicuramente non il miglior film di Polanski, ma sicuramente un film da vedere e da consigliare per la sua estrema godibilità.

LionelCosgrove  @  08/03/2010 20:09:20
   7 / 10
Il colpo di scena finale vale tutto il film...!
Sempre bravo alla regia Polanski che non annoia.
La poliza forse un pò troppo stereotipata o realtà?! mahh... ottimo film cmq

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  23/01/2010 18:12:52
   7½ / 10
Grande trama,tecnicamente ineccepibile,belle interpretazioni ma è stata una visione un pò troppo discontinua.
A tratti incredibilmente interessante,a tratti troppo noioso.
Però è un noir raffinato in cui Polanski ci mette tutta la sua bravura. La trama è complessa ma non difficile da capire e il finale è incredibilmente amaro.
Forse se fosse durato di meno mi sarebbe piaciuto di più.

Nel complesso non mi ha esaltato ma rimane un omaggio riuscitissimo al noir o hard-boiled degli anni '40. Si respirano le atmosfere del tempo ed è molto intrigante.
L'ultimo esperimento che ricordo di un grande regista in quest'ambito è stato quello di Black dahlia di De Palma e non era riuscito pienamente.
Polanski si conferma regista versatile e firma l'ennesima pellicola riuscita della sua carriera.

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Ultima risposta 26/05/2011 17.19.41
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Dr.Orgasmatron  @  14/01/2010 02:12:01
   8½ / 10
Eccellente lavoro di Polanski che ritrae efficacemente un mondo totalmente corrotto ed invaso da un'ossessiva malignità. Un omaggio ai grandi noir degli anni passati a cui deve indubbiamente molto. Ottimo Jack Nicholson, bravissima la Dunaway. Il finale non lascia scampo

topsecret  @  10/12/2009 17:52:17
   7½ / 10
Polanski confeziona una buona pellicola, abilmente intricata e meritevole di lode.
Il cast è ben amalgato ed offre ottime interpretazioni, intense e convincenti.
Un film stilisticamente degno di lode che si fa apprezzare per incisività e compattezza, trattando anche tematiche scabrose e di discreto interesse.
Decisamente consigliato.

BlackNight90  @  16/08/2009 00:47:32
   9 / 10
Atmosfere hard-bolied a manetta degne di un Chandler (inchino) o di un più recente e comunque ottimo Ellroy, il grande Polansky reinterpreta gli stilemi del genere e ne viene fuori un capolavoro che omaggia il noir che fu, un film intenso, greve e pessimista ambientato in una Los Angeles anni '30 assetata di acqua e di giustizia. Una sceneggiatura di ferro vincitrice di un oscar, attori meravigliosi, anche se per Nicholson è ordinaria amministrazione e si può dire che altrove è stato più bravo, una città ricostruita alla perfezione e, cosa fondamentale, quel clima di segreti e di marciume morale tipico del genere che caratterizza tutto il film e che si dissolve in un finale doloroso quanto traumatico.

edmond90  @  25/07/2009 08:36:00
   9½ / 10
Altro film monumentale.Una rivisitazione azzeccatissima,perfetta nelle atmosfere e con un Jack Nicholson ancora una volta straordinario

Invia una mail all'autore del commento RadicalGrinder  @  24/07/2009 16:37:40
   9½ / 10
I politici, i monumenti e le ******* diventano tutti rispettabili se durano abbastanza.

paride_86  @  17/07/2009 00:17:00
   9 / 10
Noir in perfetto stile anni '40, curato ei minimi dettagli.
A questo film non manca proprio nulla: intrigo, mistero, sensualità, scenografie bellssime, colpi di scena: insomma, è assolutamente da vedere.
Grandissimo Jack Nicholson e finale imprevedibile.

zeliko  @  22/05/2009 14:17:54
   9 / 10
film molto bello poi c'è jack nicholson e solo questo dovrebbe bastare

tavullia86  @  16/05/2009 14:17:53
   8 / 10
film davvero molto bello e intrigante. da vedere

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  15/05/2009 01:40:30
   9 / 10
Splendido noir portato in scena con grande maestria, un omaggio al cinema americano anni 30.
Grande lo stile e sopratutto l'atmosfera che si respira, trama avvincente e film quasi sempre chiaro (tranne in alcuni passaggi finali un pò oscuri).

Leggermente prolisso ma sempre un capolavoro

inferiore  @  07/05/2009 07:25:29
   7 / 10
Polanski riporta le atmosfera noir tipiche degli anni '40 sul grande shermo, il risultato, però, mi lasci abbastanza insoddisfatto.
La storia non attrae e non coinvolge minimamente, la durata si protrae dove francamente non se ne sentiva il bisogno. Tecnicamente è ineccepibile.
Attori fantastici interpretano ruoli abbastanza banali per il genere, comunque restano ottime prove, su tutte quella di Jack Nicholson. Imperdibile il cameo di Burt Young.
Polanski non aveva la minima voglia di reinventare il genere e si vede, ne esce un film cinico, malinconico e passionale ma anche modesto.
Comunque buono.

Inchiostro  @  16/03/2009 23:18:50
   9 / 10
Noir spledido. Jack nicholson maestoso. Bellissimo.

Neu!  @  16/03/2009 18:01:16
   9 / 10
forse il miglior Polanski. comunque solo Rosemary's Baby e Il Pianista gli possono competere. Jack Nicholson è un gigante, anche Polanski dimostra di esserlo, regalando una regia lucida ma allo stesso tempo ironica. bellissimo il finale, che da il titolo al film, anche se non c'entra niente con tutto il resto. forse è proprio questa la sua forza. bellissime le musiche e come vengono integrate durante la trama (soprattutto nel finale).

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gatsu  @  30/12/2008 18:31:22
   7 / 10
E' chiaro: siamo nel 74' e il regista vuol farci credere che siamo ancora nell'era del proibizionismo...be non ci riesce a fondo ma questo film è comunque da considerare per l'ottima interpretazione di un giovane Nicholson. Gli altri attori son bravi, entrano nella parte ma Jack è superlativo qui e credo che il film lo faccia più lui di tutti. Stranamente non ci sono parti memorabili in questa pellicola, ma entusiasma questa strana storia gialla che ne viene fuori che poi è raccontata abbastanza bene. In conclusione il film è da videoteca, ma non esaltiamolo troppo.

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  26/10/2008 21:08:54
   10 / 10
Archetipo del noir perfetto, che riprende tutti i topos del genere senza limitarsi ad omaggiarli, ma facendoli propri. Il miglior Polanski di sempre, o quantomeno quello che più di ogni altro mi è rimasto dentro, con le sue atmosfere hard boiled e la sua Chinatown, luogo catartico in cui tutto inizia per Jack ed in cui tutto finisce, senza che lo spettatore sappia nulla né del principio né della fine.
Che gran Cinema.

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Ultima risposta 27/10/2008 15.59.52
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Invia una mail all'autore del commento angel__  @  22/10/2008 01:50:00
   8 / 10
bel film,non il capolavoro di polanski,ma un bel giallo-noir interpretato dal grande jack

harry stoner  @  13/10/2008 23:25:47
   9 / 10
Splendido omaggio di Polanski al cinema noir con due interpreti perfetti.Da notare la memorabile presenza di colui che nel lontano 1941 diede,con il suo film d'esordio "Il mistero del falco",l'avvio al genere.

lampard8  @  11/09/2008 14:08:11
   10 / 10
Polanski dirige con maestria un noir vecchio stile con un Nicholson detective volutamente cafone, sbruffone, sicuro di se, sopra le righe e indisponente. Una sceneggiatura magnifica, colpi di scena a ripetizione e atmosfere cupe e tormentate ne fanno un cult per molti(anche per il sottoscritto). Favoloso e struggente il finale. Da brividi

harold  @  14/08/2008 13:54:29
   9½ / 10
Superbo noir diretto alla perfezione da Polansky e interpretato da un cast
davvero sfavillante.Nicholson in una delle sue prove piu' alte,affiancato da una
Dunaway superba e,sopratutto,da un John Huston irresistibile nel ruolo del
vecchio patriarca.Memorabile cameo dello stesso Polansky.Notevole colonna
sonora.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Granf  @  11/08/2008 23:40:46
   8½ / 10
Gran noir di Roman Polanski che dirige con eleganza una bellissima sceneggiatura. Ottimo Nicholson ma ancora più brava Faye Dunaway. Memorabile il finale. Grande cinema.

eraser_ed  @  17/07/2008 16:14:18
   7½ / 10
Un Noir costruito con efficacia. Indubbiamente Polanski si è ritrovato di fronte una buona sceneggiatura, e l'opera filmica risulta molto godibile, con un intreccio, man mano che si va avanti nella storia, sempre piu' arricchito di dettagli per scoprire il rebus centrale.
Alla fine, dopo una ricostruzione anche un po' complessa da parte dello spettatore, il finale tragico, che lascia tutto in sospeso, tranne il dolore.
Un intrigo politico che si intreccia con una storia di disagi esistenziali, e che convince anche per la prova degli attori(Nicholson, stavolta in una veste anomala, dimostra la sua straordinaria abilità come attore anche in questo film)

Vale la pena vederlo.

Invia una mail all'autore del commento ITALO1988  @  26/05/2008 19:54:08
   8 / 10
Ottimo film di Polansky, un noir in perfetto stile recitato alla grande da Nicholson e ancora meglio dalla Dunaway. Splendido lo stile del regista che ha nelle mani una gran bella sceneggiatura che vanta tra gli altri un memorabile finale.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  19/05/2008 18:26:59
   9 / 10
A distanza di decenni, "Chinatown" non ha perso nulla del suo fascino, anzi... una struttura classica così come tutt'altro che classica è la deformazione psicologica dei personaggi, che vorresti (poter) odiare, altre volte amare, altre ragione impedire loro di piangere... una struttura assolutamente perfetta (anche tecnicamente, pensiamo a quel fiume senza acqua dove un uomo annega misteriosamente: riuscite a immaginare un'immagine altrettanto bella?) dove Polansky si diverte ogni volta a confondere o arricchire di indizi lo spettatore (le realtà - vere o presunte che siano - rivelate). Ovviamente straordinari tutti gli interpreti, da un Nicholson trasognato in un ruolo inconsueto, a una Dunaway così bella e fragile da "dover" essere incontestabilmente ANCHE pericolosa, fino alla figura incredibilmente laida e crudele di Huston, e del potere che esercita sulla comunità.

Ma è soprattutto quel finale immenso, amarissimo e rassegnato (il Male vince, sempre e comunque) - ricorda la sequenza iniziale de L'infernale Quinlan di Welles, e non credo a caso - che restituisce al film la statura di un classico, a cominciare da quella frase (detta da Huston nel film) a cui tutti vorremmo rinunciare "i politici, i monumenti e le ******* sono tutti rispettabili se durano abbastanza".

Beh direi che alla fine Polansky ci impedisce di piangere

Invia una mail all'autore del commento wega  @  17/04/2008 10:28:40
   6½ / 10
Da alcuni particolari si denota facilmente la volontà di Polanski di omaggiare i celebri film neri anni ''40, questo n..giallo, come la soffocante e terribilmente meravigliosa fotografia, è abbastanza fuori da tutti gli stilemi del genere, per quanto mi riguarda manca anche del tutto la femme fatale, non basta la presenza di un personaggio femminile per definirla tale, anzi la protagonista in questo caso ha tutt''altra funzione e caratteristiche della classica Dark Lady.
Non è questo il problema, grande esempio lineare ed esemplare di sceneggiatura a prova di bomba che però ci mostra una pellicola dalla trama che sfiora quasi l''assurdo, e francamente ho trovato noioso l''intero film.

Raffa§  @  24/03/2008 17:01:48
   9 / 10
Un noir firmato Polanski con un giovane Jack Nicholson come protagonista.
Non c'è da dire molto altro.

Intricato, passionale, eterno.

Film da cui verranno film dei nostri giorni come L.A. confidential o Black Dalia che non possono assolutamente reggere il confronto!

xxxgabryxxx0840  @  10/03/2008 21:40:05
   8½ / 10
Ottimo noir firmato Polanski. Il regista ha fatto anche indubbiamente di meglio, ma questo è senz'altro un ottimo film. Il finale poi lo eleva ancor di più.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  06/03/2008 15:16:21
   7½ / 10
Buon noir con un intreccio coinvolgente anche se un po’ incasinato. Ottimo il finale.

Guy Picciotto  @  05/03/2008 14:50:00
   8 / 10
Il detective J.J. Gittes investiga su delitti e speculazioni edilizie a Los Angeles. Ma finirà per incappare in un caso di incesto, azionando, inconsapevole, un meccanismo tragico.
Una sceneggiatura a orologeria (firmata Robert Towne); una regia che rimescola e ribalta gli stereotipi del “noir” vecchio stile assembrandoli alla crudeltà usuale e nota all’autore (tale da ripercuotersi, sembra, anche nella lavorazione del film); un’ambientazione che ricalca, con magistrale filologia, la metropoli americana anni Trenta; interpreti nel pieno della propria forma artistica; una colonna sonora indimenticabile (di Jerry Goldsmith).
Ma l’omaggio al “noir” non si ferma tanto a una vicenda di corruzione e complotti, intrighi e incesti, benché resi con grande senso dell’efficacia narrativa: affidando il ruolo del mefistofelico Noah Cross a quel John Huston (interpretazione memorabile) autore de “Il mistero del falco”, “Chinatown” è un doveroso atto d’amore verso la Hollywood anni Quaranta e dei suoi generi.
A parte ciò, il confronto di classe tra potenti e dipendenti , questi ultimi zelanti e servili, che nel tratteggio psicologico del detective Gittes e della signora Mulwray, poco a poco, rivela un univoco, identico senso di remissione. Entrambi, vittime accomunate da un profondo senso di solitudine e disperazione che trasforma la tipica “dark lady” in una creatura fragile, e il detective in un perdente, involontariamente indotto a una coazione a ripetere, suo malgrado, gli stessi errori.

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