c'era una volta in anatolia regia di Nuri Bilge Ceylan Turchia 2011
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c'era una volta in anatolia (2011)

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locandina del film C'ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA

Titolo Originale: BIR ZAMANLAR ANADOLU'DA

RegiaNuri Bilge Ceylan

InterpretiYilmaz Erdogan, Taner Birsel, Ahmet Mumtaz Taylan, Muhammet Uzuner

Durata: h 2.45
NazionalitàTurchia 2011
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 2012

•  Altri film di Nuri Bilge Ceylan

Trama del film C'era una volta in anatolia

Nel cuore delle steppe dell'Anatolia, un assassino cerca di guidare una squadra della polizia verso il luogo dove ha sepolto la sua vittima. Nel corso di questo "viaggio" emergono gli indizi di cosa Ŕ davvero accaduto...

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Voto Visitatori:   7,16 / 10 (19 voti)7,16Grafico
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Voti e commenti su C'era una volta in anatolia, 19 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR wicker  @  05/07/2015 12:39:11
   5 / 10
Molto lento ..diviso in tre parti..ma con una storia che (a pezzi) ritorna in tutte e tre ..
Molto difficile da capire,non è certo un film per tutti .

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER
Ovviamente grande fotografia e prova degli sconosciuti attori..
A me di Ceylan è piaciuto di + il regno d'inverno ..sicuramente più intuibile.

Gabo Viola  @  21/04/2013 11:55:37
   9 / 10
Se ne "il piacere e l'amore" Ceylan mi ha dato l'impressione di essere un narciso compiaciuto, un grande conoscitore del mezzo cinematografico ma un po' "paracùlo", qui sembra maturato di cento anni. La sceneggiatura è una bomba ad orologeria, solida, asciutta, credbile, ben delineata e senza forzature. La fotografia è quella di un maestro (il richiamo a tarkowksi è palese), i movimenti di macchina sono ecclesi (lo zoom verso la nuca "pensante", docili carrellate laterali, immobili campi medi) ma anche la musica richiama la tradizione russa, piccoli suoni reiterati, fragili. Insomma, Ceylan ha una voce personale anche rifacendosi al passato. Dal punto di vista della sinossi e della "carne al fuoco" esistenziale è ugualmente superbo. Bravo

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  06/03/2013 22:22:13
   7½ / 10
Qualcuno avrebbe mai scommesso su di un film turco? In pochi credo. Nel mio piccolo ho dato fiducia a questa pellicola che sì è rivelata piacevole, introspettiva e con delle punte di vera poesia, in questo coadiuvata da una regia molto curata. Bravissimi i due attori protagonisti.
Consigliato, non è una visione facile ma allargare i propri orizzonti è sempre positivo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  20/11/2012 13:53:01
   7 / 10
Nei brulli e semidesertici territori dell'Anatolia si cerca la vittima di un omicidio, la notte avviluppa luoghi primitivi rischiarati solo dai lampi di un imminente temporale e il panorama si fonde in un tutt'uno di ombre facendo diventare ostica l'individuazione del luogo dove il cadavere è stato abbandonato.
Il presunto assassino, forse volontariamente, prolunga le ricerche, mentre le auto e gli uomini che lo accompagnano si fanno strada tra mulattiere e vie sterrate, nelle viscere di un paese in cui l'arcaicità e le tradizioni si uniscono all'urgenza di allinearsi con il resto del mondo.
I silenzi si fanno pesanti e pregni di significati di non sempre facile accesso, come i lunghi piani sequenza cui Nuri Bilge Ceylan ricorre spesso, gli scatti verbali colpiscono quindi di sorpresa portando a galla tormenti e afflizioni di uomini rispettati, eppure con un vissuto che divora da dentro la loro anima.
I protagonisti si avvicendano: il commissario, il procuratore e per finire il medico si scambiano di posizione nel racconto, mentre la notte e l'isolamento li invogliano ad aprire al prossimo i loro cuori, ad esporre crucci inizialmente tenuti a freno da divagazioni pretestuose e da attacchi d'ira, null'altro che sfoghi, modalità per non cedere a quello da cui vengono perennemente perseguitati.
Il ritorno della luce segna la riappropriazione dei ruoli di competenza, per qualcuno la prassi rende dormienti i propri pensieri, per altri resta ancora da fare qualcosa, un atto di pietà o un insabbiamento, forse per non aumentare il dolore di un bimbo e una donna, o forse per coprire un uomo con il quale le affinità non sono poi così sottili.
Il fatto di sangue non è essenziale per il racconto tanto che non si avrà alcuna certezza riguardo l'indagine, essa resta marginale èd è solo un mezzo per sondare cosa sia occultato sotto uniformi e titoli di studio.
Un film instabile, che sperpera parecchie attrattive all'interno di tempi dilatatissimi espressi con fin troppa ostinazione e non sempre equilibrio perfetto. Ceylan manifesta un certo estremismo nell'approccio artistico, divaga volontariamente, sembra perdersi tra lungaggini d'ogni sorta per poi ritrovarsi all'improvviso esigendo un considerevole sforzo dallo spettatore, messo a dura a prova anche dalla durata fluviale della pellicola.
A tratti poetico, in altri malinconico o rabbioso, un film bello ma irritante, sovraccarico e multiforme quanto la varietà di sentimenti che si inseguono in attesa di una verità che nemmeno il pallido sole diurno priverà dei suoi anfratti tenebrosi.

4 risposte al commento
Ultima risposta 21/11/2012 11.13.08
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maitton  @  17/10/2012 11:15:31
   7 / 10
primo film che guardo di questo regista, probabilmente e'il primo film turco della mia vita.

e'un film notevole, che mostra innanzitutto grandissime capacita' di regia.
ha un ritmo molto lento, che pero'sembra avere uno scopo ben preciso, far assaporare appieno la condizione precaria (lavorativa) e di disagio (umana) di tutti i personaggi.
dal militare "fissato", a volte un po' tonto, al capitano di polizia diviso fra la ricerca (difficile) di un cadavere ed una moglie probabilmente asfissiante, fino al procuratore e ai suoi rimpianti/rimorsi.

la regia e' semplicemente fantastica (una delle migliori che ho visto negli ultimi tempi) avallata da dialoghi che, definirei tarantiniani per lo stile leggero, seppur molto meno surreali e molto piu'pratici e incisivi.
da scuola del cinema i primi 20 minuti, conditi da un paio di lentissimi primi piani che mi hanno ricordato molto coppola ed alcune scene del primo padrino, nonche'da una fotografia che e'semplicemente da oscar.

guidox  @  15/10/2012 23:47:15
   3 / 10
mi dispiace essere la voce fuori dal coro che abbasserà la media, ma sono in totale disaccordo con tutti gli altri utenti che hanno espresso il loro voto positivo.
questo film per me è stato allucinante, non dò un voto ancor più basso solo per i luoghi che fanno da sfondo alla storia e che trasmettono comunque un senso di strano fascino.
di una lentezza esasperante che si ricicla continuamente e si riannoda su se stessa.
sovraccarico all'eccesso, del tipo che dopo mezz'ora di nulla cosmico capisci che è tutto una metafora gigantesca, ma al contempo ti chiedi il perchè debba essere così ermetica.
noioso in un modo fuori da ogni logica, una lotta contro gli occhi che si chiudono, che lo spettatore anche piuttosto preparato è destinato a perdere miseramente.
boh...dopo 2 ore e quaranta di durata (SOLO 2 ore e quaranta!!!) di palla gigantesca, io lo sconsiglierei vivamente.

Kitiara31  @  03/10/2012 19:26:49
   6½ / 10
Poche volte mi trovo così combattuta riguardo alla recensione di un film.
Quando sono uscita dalla sala, ero stanca e scontenta. Ripensandoci però, ho avuto l'impressione che il film fosse migliore di quanto io l'abbia percepito. La prima parte mi è piaciuta molto: oscura, ventosa, illuminata dalle luci abbaglianti delle auto, una notte che sembrava non finire mai nemmeno in sala.. Mi aspettavo moltissimo. Invece la prosecuzione del film mi ha coinvolto sempre di meno, talvolta quasi annoiandomi nella seconda parte .
Darei 7 alla prima parte e 5 e 1/2 alla seconda. Arrotondo per eccesso, e vada per il 6.5.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  11/09/2012 04:45:38
   9 / 10
Spoiler presenti.

Si parla spesso del coraggio della verità, meno di quello della dissimulazione, così come si associa la codardia alla menzogna, quasi mai alla confessione. Coerente ad una sensibilità dell'ambiguo questo di Ceylan è un film di sfumature, lontano dagli schemi comuni che dividono l'umanità in retta e criminale, vigliacca e integra.

Con la sua logica di azione e reazione il commissario raggiunge vertici di ridicolo. Indicativa la scena in cui premia l'imputato con la sigaretta che gli aveva precedentemente negato. La mediocrità si cela nella disciplina del pensiero, nelle gabbie mentali che non possono contenere un mondo tanto pigmentato.

Ho sempre pensato che esistesse un'enorme differenza qualitativa fra onestà e sincerità. Nel finale il dottore mente ma è onesto, su questo punto personalmente non nutro dubbi. La consapevolezza che il bambino sarà prima o poi sommerso dalla realtà non scalfisce la statura del gesto. Fra il "prima" e il "poi" passa la differenza fra innocenza stuprata e innocenza disincantata. L'incanto è del resto necessario, giustificato da quella fragilità che appartiene all'infanzia non per attribuzione ma per natura. Valutare la consistenza di una verità e attendere che diventi tollerabile è a mio parere un tratto fondamentale di ciò che l'espressione "prendersi cura" significa.

Mentre l'inganno perpetrato dal dottore è segno di un'intelligenza lucida e colma di pietà, quello che il procuratore infligge a se stesso ha una consistenza tutta diversa. Egli ha racchiuso in un canto profondo della sua coscienza l'unica terribile definizione che la morte della moglie merita. La necessità di raccontare il proprio dramma, pur attraverso la maschera di un fantomatico amico, sottolinea perfettamente la presenza di due volontà contrastanti. Se l'una ricerca la verità (la sua conferma) nelle parole altrui, l'altra ne tutela la sepoltura, e s'indigna ad ogni corretta insinuazione.
La stonata battuta su Clark Gable nel momento del rinvenimento del cadavere (emblematica riesumazione) non fa che rimarcare il dolore segreto del personaggio.


"C'era una volta in Anatolia" è un racconto arduo perché fortemente simbolico. Eppure alla fine ogni metafora trova la sua dimensione, si sente il sapore inconfondibile delle cose universali.

baskettaro00  @  31/08/2012 13:02:54
   8 / 10
ottimo film turco,lentissimo e dai tempi dilatati,farcito di buoni dialoghi e con una fotografia egregia,seppur i luoghi che immortala sian spesso poveri,quasi secchi e aridi.l'ho trovato piuttosto particolare,ma veramente incalzante,non si direbbe.
la durata e la mancanza di ritmo faran storcer il naso a molti,ma se siete dell'umore giusto non ve ne pentirete.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Rask  @  14/08/2012 22:39:47
   8 / 10
Calvario alla ricerca del proprio cadavere, adagio meditativo senza brio. Film dai tempi geologici che pone la questione principale: i cadaveri devono rimanere sepolti?
Gli scenari brulli e senza riferimenti delle steppe dell'Anatolia in cui i personaggi brancolano nel buio sono luoghi mentali di disagio e rimozione. Ceylan usa un linguaggio (dimenticato) denso di simboli e spazi di assimilazione. Si veda la mela caduta che ripercorre la traiettoria già vista da altre mele finite lì a marcire (la ripetitiva e inevitabile caducità del tutto) o la donna-angelo che offre da bere nella notte (bellezza che nello spirito russo ferisce e commuove chi elabora i propri mali). Ma il tema dominante è quello dell'opportunità della verità, trattato con una severità estrema culminante nel lungo sguardo inquisitore in camera del dottore protagonista, che fissa in realtà uno specchio come a dire: "E tu, cosa hai sepolto?". C'è la verità - di per sé una collezione di eventi - e tutto l'universo emotivo che vi orbita; parte della sensazione di alienazione di alcune scene emerge proprio dall'affiancare la descrizione asettica e dis-umana della verità (i verbali formali recitati con monotonia da ufficio) e l'intimità complessa dei personaggi. Due piani entrambi reali, ma emotivamente inconciliabili. Poi è poco rilevante il come ci si arrivi, alle cose, se per caso, per ricerca coraggiosa, o per imposizione esterna. In ogni caso la verità, quella particolare e quella universale, sarà male accolta. L'innocenza del bambino nel finale è l'essere schermati dalle verità del mondo, ma non si capisce se sia una condizione da preservare.

1 risposta al commento
Ultima risposta 18/11/2012 20.24.18
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TheLegend  @  17/07/2012 23:25:52
   6½ / 10
Troppo lungo ed estremamente lento.
Qualche spunto interessante comunque lo offre facendoci conoscere meglio i personaggi durante la storia.
Ho apprezzato i dialoghi e la fotografia.

C.Spaulding  @  12/07/2012 10:48:00
   6 / 10
Un film sufficiente ma niente più. Sicuramente ben girato e ben recitato ma l'eccessiva lunghezza e la lentezza lo rendono pesante. Non ho ben capito il significato che c'è dietro il film (non sono in grado di fare un 'analisi più approfondita)ma ho guardato solo il lato estetico e devo dire che non mi è piaciuto più di tanto. La sufficienza la prende ma a malapena.

crayon  @  12/07/2012 10:10:12
   8 / 10
Grande abilità nello svelare, con calma e silenzio, i molteplici mondi dietro alle persone. Una Turchia affascinante e magica. Una riflessione per dialoghi e per immagini sulla relazione che si ha con se stessi e con gli altri.

Lento sicuramente, ma leggero. Quando si ha la percezione che si stia avvicinando troppo al confine con un cinema metafisico, ecco che arriva una sequenza di realismo scanzonato, con dialoghi alla Tarantino, che funziona come uno schioccare di dita davanti agli occhi di un amico quando ti trova incantato e assorto. Per poi lasciarti col dubbio, lo stesso dei personaggi, della realtà di ciò che hai visto:




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I personaggi sono reali, caratterizzati molto bene come persone, ma hanno anche una grande valenza simbolica: il dottore. la scienza, attenta ma ingenua che però prova a imparare dai propri errori; il procuratore è il leader (un politico, un direttore), forte ma incapace di vedere le scomode verità, il commissario, l'uomo schietto, semplice, onesto ma che alla fin fine è incapace di avere una visione profonda delle cose, è l'uomo animale.

Gran film.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  09/07/2012 19:00:09
   7½ / 10
Persi nella vaghezza di un paesaggio indefinito che offre ben poche coordinate, l'indagine della ricerca di un cadavere sepolto nella steppa anatolica fa emergere in realtà i sensi di colpa dei tre personaggi principali (il commissario, il procuratore e il dottore). Ad ogni tappa, ad ogni tentativo frustrato vengono alla luce piccoli tasselli della composizione del puzzle. Visivamente è un'opera interessante e piena di fascino specialmente nella parte notturna dalla resa ottimale e perfettamente funzionale al vagare senza meta di tutto il gruppo alla ricerca di una verità su loro stessi che in fondo non vogliono nemmeno scoprire, perchè in fondo non è nemmeno tanto sottinteso il significato prettamente politico di questo film sulla Turchia moderna, prigioniera di un passato violento e dall'incapacità di fare i conti con esso, usando la menzogna come strumento di rimozione delle proprie colpe, anche se la colpa è li davanti ai tuoi occhi.

10 risposte al commento
Ultima risposta 18/07/2012 23.33.45
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suzuki71  @  09/07/2012 13:21:47
   6 / 10
Dodici ore di spaccato esistenziale di un gruppo di uomini a compiere il proprio destino, in un continuo disturbo del privato che irrompe nell'ufficialità dei propri doveri, una sorta di grande fratello per come sono normali e quotidiani i dialoghi proposti. Bella fotografia notturna, con l'ambra del fuoco a illuminare le tenebre, ma il film mi è sembrato è un passo indietro rispetto allo stilisticamente perfetto "Le tre scimmie", tradendo un'opera probabilmente pretenziosa: alla fine si ha l'impressione che i caratteri non siano ritratti alla perfezione, e il senso della vita e della morte che ne traspare non basta a convincere lo spettatore degli oltre 150 minuti ben passati nella visione del film. E' un film più importante che bello, come ha scritto bene altrove qualcuno, e passi pure che probabilmente sia (anche) una metafora della Turchia moderna alle prese con il cadavere del proprio passato: ma è proprio necesario trovare sempre una metafora giustificativa della noia? 10 minuti di dibattito sullo yogurt di bufala piuttosto che scremato sono davvero interminabili, tanto per citarne una. Gran premio della giuria a Cannes 2011, la stessa giuria che ha assegnato la palma d'oro all'inguardabile Tree of Life. Come dire: un po' c'era d aspettarselo....

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Crimson  @  08/07/2012 14:15:18
   8½ / 10
Spoiler presenti.

Si dice che sia "meglio una bugia a fin di bene che una dura verità". Le variazioni sul tema sono poi molteplici, ma il succo è tale. Dipende da ciò che intendiamo per "bene".
Per Ceylan la ripetitività della Natura va di pari passo a quella umana. Ciascuno è intimamente votato alla ricerca di qualcosa di sconosciuto. Non c'è senso alcuno, solo lo scorrere di una serie di circostanze che hanno già avuto luogo e la cui reiterazione è inarrestabile: come una mela che spinta dall'impeto del vento effettuerà sempre "quel" determinato percorso "che è già accaduto". La ricerca del senso della realtà a cui gli uomini credono di attribuire così tanta importanza si dissolve puntualmente nell'amara constatazione di un'inafferrabilità lacerante.
Ceylan è un artista dilaniato dall'assoluta mancanza di un affrancamento univoco tra verità e realtà. I "suoi" uomini non si capiranno mai. E poi c'è un riferimento onnipresente, parte integrante della lente del Cinema che filtra la sua visione di realtà. Si chiama Michelangelo Antonioni.
Per il regista/attore turco, l'ossessione per il suo "padre" cinematografico equivale ad un omaggio costante, come se ci fosse un mai celato autocompiacimento nell'esserne definito l'erede.
In questo caso il filtro è 'Blow-up'. C'è tutto o quasi: un cadavere che sfugge; la ricerca assillante della verità; la panto-partita finale; la constatazione di un dato di fatto oggettivo che accomuna tutti, una sofferenza di cui bisogna farsi capaci.
L'idea di fondo è di triplicare il personaggio di Thomas (David Hemmings nel film di Antonioni).
C'è il commissario, un "vero" (?) religioso, marito sottomesso ma voce grossa con i farabutti. Un individuo che detta sempre le condizioni sul proprio lavoro e che mal tollera la frustrazione. La verità è il successo della sua operazione professionale. Non c'è molto altro.
Non è etico legare un cadavere, "ma lo diverrebbe" al fine di condurlo via da un luogo di sepoltura provvisorio, profano e approssimativo.
Lo scambio di battute sullo yogurt è esemplare nel delineare volontà, carattere, subordinazione. E' singolare e lascia sorridere come una sequenza tanto "Tarantiniana" possa trovare una collocazione così pertinente in un film del regista turco. Chi tace non prende posizione, probabilmente perché non ha interesse a farlo né ne comprende il motivo. Già in questa sequenza avviene il primo punto di contatto tra l'uomo accusato di omicidio e il dottore.
L'assassino, già, è l'etichetta che occorrerebbe rimuovere al più presto. Solo un essere bestiale sarebbe capace di sotterrare un uomo vivo, tuttavia se la nostra mera preoccupazione di catalogare gli esseri umani in "giusti" e "ingiusti", "eroi" e "mostri" non prendesse il sopravvento, forse presteremmo maggior attenzione alle lacrime genuine di un padre disperato perché ha ricevuto una sassata dal figlio.
La narrazione filmica nasconde abilmente la richiesta che l'uomo avanza al capo delle indagini: "Si prenda cura di mio figlio". E' la predicazione di un uomo alla ricerca di un riscatto morale.
Il capo delle indagini non è assolutamente in grado di raccoglierne il senso e di conseguenza la responsabilità. Lo farà il dottore, o quantomeno ci proverà.

Il procuratore ha messo in atto un meccanismo di difesa tale da non considerare minimamente l'ipotesi che sua moglie si sia potuta suicidare. La fragilità di una tale supposizione è insita nell'autoconvinzione del perdono ricevuto.
Lo svelamento della verità gli permette di appurare una realtà di colpa, solitudine, punizione.
Lui non voleva conoscere.
Il dottore non giudica ma scopre che il suo accanimento per confutare la verità non ha condotto a migliorare la realtà, tutt'altro!
Ora c'è un vivente (il procuratore) che ha motivo di soffrire per tutto il corso della propria esistenza a causa dell'epifania della propria colpa.

In virtù di ciò, il dottore riflette e sancisce la "sua" verità. Se la realtà è così patetica, raccapricciante, meschina e grottesca, alterarne il senso compiutamente, attraverso la menzogna, indipendentemente dall'effetto è quanto di più lontano e inafferrabile possibile rispetto al "peccato" religioso e alla "verità" dettata dalla convenzione sociale.
Egli mistificando il referto autoptico ha nascosto a un figlio quale abominio il padre abbia potuto compiere, riscattando la tardiva ma verace volontà di quest'ultimo.
Al tempo stesso ha pensato di tutelare il bambino da quell'orrore che ha scoperto nell'avvicinarsi troppo alla verità. L'inchiesta che perseguiamo per verificare la natura degli eventi è un travaglio che nasconde l'insidia di arrecare sofferenza anziché sancire un riequilibrio che sia innanzitutto morale.
Il dottore, indubbiamente scosso e influenzato dal senso di colpa provato per aver indirizzato il procuratore a scoprire che la moglie si è suicidata per punirlo, agisce stavolta in maniera opposta. In quel bambino forse vede sé stesso ancora innocente, quando tutto era possibile e c'era ancora un senso da attribuire alla vita. Sembra compiacersi del suo gesto perché lo stesso bambino che poco prima aveva scagliato un sasso su un adulto reo di aver compiuto un'azione malvagia, ha la stessa percezione delle azioni propositive per gli altri (restituire il pallone).
Ho precisato come nella mia modesta opinione nel mondo adulto dei film di Ceylan è tutto talmente contorto e inficiato dai sensi di colpa da perdere di senso.
Se il bambino giungesse (di già!) alla constatazione di ciò (venendo a conoscenza che c'era terra nei polmoni e nella trachea del cadavere) perderebbe l'innocenza ancora possibile che l'adulto prima o poi infrangerà facendogli ricadere addosso le proprie colpe.
Prima o poi il bambino scoprirà il mondo adulto e le sue leggi incontrovertibili.
Ceylan attraverso il gesto del dottore sembra voler ritardare questa considerazione ineluttabile di sconfitta e disperazione. Inoltre, di pari passo, sembra voler rendere ancora più scomposta la frattura tra i due stadi di esseri viventi, come per isolare l'illusione dalla cruda presa di coscienza.
Non c'è un granché di cui rallegrarsi.

2 risposte al commento
Ultima risposta 15/09/2012 13.05.49
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Estonia  @  03/07/2012 14:31:40
   8½ / 10
Il lento peregrinare notturno di tre auto sulle colline dell'Anatolia. Un procuratore, un commissario e un medico con alcuni agenti di polizia cercano il luogo in cui il sospettato di un omicidio avrebbe nascosto il cadavere.
Apparentemente un poliziesco, ma in realtà una riflessione sull'esistenza, sullo smarrimento dell'uomo di fronte al senso di colpa e sull'insopprimibile necessità di mentire a se stessi per nascondere verità troppo amare o sentimenti inconfessabili.
Thriller filosofico, la cui narrazione è sapientemente imbastita sull'alternarsi di silenzi dilatati, incroci di sguardi e dialoghi delineati sul filo di una malinconica consapevolezza e a volte di una sotterranea e sommessa ironia. Immagini meravigliose, soprattutto gli ampi spazi aperti e le scene notturne con i fasci di luce ocra dei fari a solcare il buio denso delle strade, e invenzioni visive di grande suggestione, dal viso angelico di una ragazza rischiarato da una lampada, al volto spettrale scolpito su una roccia illuminato da un lampo improvviso.



Bull Stanley  @  17/06/2012 13:42:48
   8 / 10
Un gruppo di poliziotti (con procuratore al seguito) sono alla ricerca di un cadavere interrato nelle aride terre turche.
Verità che riaffiorano dalla terra e dall'animo,in questo neo-noir turco,che staglia nelle steppe della Turchia i corpi e i pensieri,i dolori.
Lavoro intimista di un certo spessore da parte del regista,che non perde l'occasione di mostrarci un po' del suo paese (e un po' delle procedure delle autorità),facendo parlare lo spazio brullo (suggestivi i paesaggi spogli) e il silenzio interiore (dove riesce a scolpire con buona cura i suoi personaggi e le loro vite accennate),trovando la giusta alchimia.
Poco da aggiungere,se non che la durata eccessiva non intacca il valore intrinseco della pellicola.

aldo palmisano  @  02/02/2012 18:45:00
   7 / 10
una buona fotografia; i tempi sono i soliti del regista, lenti ma adatti al filo narrativo intrapreso dall'inizio. ancora una volta sono i dettagli ad essere la chiave del film e, sebbene non ci sia alcun mistero da risolvere, per tutti i 150 minuti di questo film si percepisce nell'aria una irrequietezza che destabilizza. tuttavia l'attenzione del regista nel caratterizzare i personaggi questa volta non mi è sembrata andare a buon fine e, nell'eccezione dell'avvocato procuratore, alla fine il film sembra rimanere incompleto.

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