benvenuti ovvero vietato l'ingresso agli estranei regia di Elem Klimov URSS 1964
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benvenuti ovvero vietato l'ingresso agli estranei (1964)

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locandina del film BENVENUTI OVVERO VIETATO L'INGRESSO AGLI ESTRANEI

Titolo Originale: DOBRO POZHALOVAT, ILI POSTORONNIM VKHOD VOSPRESHCHYON

RegiaElem Klimov

InterpretiViktor Kosykh, Aleksej Smirnov, Evgenij Evstigneev, Arina Aljeinikova, Il'ja Rutberg

Durata: h 1.11
NazionalitàURSS 1964
Generecommedia
Al cinema nel Settembre 1964

•  Altri film di Elem Klimov

Trama del film Benvenuti ovvero vietato l'ingresso agli estranei

Durante un campo estivo dei "Pionieri sovietici" (organizzazione per fanciulli dai 9 ai 14 anni), un ragazzo vivace viene espulso: invece di tornare a casa e affrontare la nonna, devota ammiratrice di Khrushëv, preferisce nascondersi…

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Voto Visitatori:   9,00 / 10 (1 voti)9,00Grafico
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Voti e commenti su Benvenuti ovvero vietato l'ingresso agli estranei, 1 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Zazzauser  @  22/09/2007 00:08:02
   9 / 10
Dobro Pozhalovat, ili Postoronnim Vkhod Vospreschyon (titolo originale) è una divertente ed intelligentissima commedia satirica dei primi anni di Klimov (autore del famoso Va' e vedi del 1985) sull'incapacità degli adulti di educare i bambini: si svolge nella colonia estiva dei Pionieri sovietici, realmente esistita, e controllata all'epoca dall'apparato statale. Per questo si tratta anche e soprattutto di una gigantesca, decisa, sbandierata critica al regime socialista sovietico, trasposta sì in chiave parodistica, ma piena di simbolismi che in realtà sono frecciate nascoste all'assurda politica sociale ed educativa del totalitarismo dell'epoca.

La prima allusione "innocente" avviene in una frase che si scambiano il capo della colonia e la ragazza-leader del gruppo di bambini: lui le chiede di prendere le "istruzioni" (!) per preparare al meglio una parata, lei non riesce a leggerle perchè sono malandate e strappate e gli dice "Sono vecchie!" e lui ribatte: "Sono vecchie ma nessuno le ha mai cambiate" - chiarissimo riferimento alle regole disciplinari inutili ed obsolete, ma imposte dal regime e quindi da eseguire, che plasmano i bambini secondo una disciplina ferrea e stupida che stronca la loro libertà.
Sempre secondo questa logica gli adulti sono il passato, e vengono ridicolizzati al massimo anche nelle fattezze: il professore di ginnastica che viene sempre preso in giro, l'economo che addenta sornionamente un cetriolo con un'aria tutt'altro che intelligente, le infermiere che con allarmismi e movimenti accelerati alla Benny Hill soccorrono i bambini che si sono buttati nelle ortiche non accorgendosi che è tutta una farsa - per contro, i bambini sono il futuro, il rinnovamento, il simbolo dell'assenza di vincoli. Klimov si prende gioco anche della presunta saggezza e rispettabilità delle persone anziane: il protagonista immagina di far morire di indignazione sua nonna per essere scappato dal campo ed aver disobbedito agli ordini ed immagina già tutte le battute che diranno i vecchi al suo funerale e le loro pacchiane ed esagerate esternazioni di dolore.

Per non parlare poi della figura metaforica di Kostja, il bambino ribelle - un "dissidente" che per aver oltrepassato i confini del campo per raggiungere un'agognata isoletta nel mezzo del lago viene cacciato dal campo: corrisponde al cittadino vittima della condotta politica ed ideologica del regime: la chiusura in sé stesso, la soppressione della libertà di espatrio, il che vuol dire l'idiosincrasia per il nuovo e l'attaccamento al vecchio, al tradizionale, al consolidato, un modo di pensare conservatore fino all'eccesso - a molti artisti non era permesso uscire dallo Stato se non senza aver lasciato in "ostaggio" dei parenti, come garanzia del ritorno in patria: uno degli sfortunati è stato Sergej Prokofieff -. Si noti poi che il ragazzino ribelle in questione, quando immagina che il capo del campo Dynin ha bisogno di una trasfusione di sangue e solo lui ha il gruppo sanguigno uguale a lui, sebbene si offra di prestargli il suo sangue (in modo come al solito surreale) non viene comunque riammesso a far parte del campo: a sottolineare che il traditore dello Stato è condannato per sempre, e nessun favore, nessun comportamento lodevole può cancellare il peccato che ha commesso.
Quella stessa isoletta dove alla fine tutti fantasticamente voleranno (nel senso letterale del termine) non si rivelerà un pericoloso covo della pertosse come credeva (o voleva far credere) l'educatore capo, ma un luogo migliore, con affisso un bel cartello grosso con scritto: DOBRO POZHALOVAT! (Benvenuti!).

Un messaggio serio nascosto sotto una maschera completamente comica: il solito espediente per proteggere le proprie opere scomode dalla censura... e tocca allo spettatore cogliere ciò che c'è dietro ad una battuta apparentemente innocua, interpretare bene le diverse simbologie, capire cosa rappresenta un certo personaggio. Vai Elem!

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