barriera invisibile regia di Elia Kazan USA 1947
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barriera invisibile (1947)

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locandina del film BARRIERA INVISIBILE

Titolo Originale: GENTLEMAN'S AGREEMENT

RegiaElia Kazan

InterpretiGregory Peck, Dorothy McGuire, John Garfield, Celeste Holm, Anne Revere, June Havoc, Albert Dekker, Jane Wyatt, Dean Stockwell, Nicholas Joy, Sam Jaffe, Harold Vermilyea, Ransom M. Sherman, Virginia Gregg, Roy Roberts, Franklyn Farnum

Durata: h 1.58
NazionalitàUSA 1947
Generedrammatico
Al cinema nel Luglio 1947

•  Altri film di Elia Kazan

Trama del film Barriera invisibile

Philip Greca, noto e affermato giornalista si reca a New York per scrivere una serie di articoli che fanno parte di un'inchiesta sull'antisemitismo per conto di una rivista. In casa del direttore del settimanale conosce sua nipote Kathy, che ha suggerito allo zio il tema dell'inchiesta. Tra Philip e Kathy sboccia improvvisa l'amicizia. Per dare pi¨ credito alla sua indagine a Philip viene l'idea di fingersi ebreo ma dovrÓ fare i conti con il razzismo strisciante che si nasconde nella societÓ americana.

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Voto Visitatori:   7,50 / 10 (10 voti)7,50Grafico
Voto Recensore:   7,00 / 10  7,00
Miglior filmMiglior regiaMiglior attrice non protagonista (Celeste Holm)
VINCITORE DI 3 PREMI OSCAR:
Miglior film, Miglior regia, Miglior attrice non protagonista (Celeste Holm)
Miglior filmMiglior regista (Elia Kazan)Miglior attrice non protagonista (Celeste Holm)Migliore attore giovane (Dean Stockwell)
VINCITORE DI 4 PREMI GOLDEN GLOBE:
Miglior film, Miglior regista (Elia Kazan), Miglior attrice non protagonista (Celeste Holm), Migliore attore giovane (Dean Stockwell)
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Voti e commenti su Barriera invisibile, 10 opinioni inserite

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Goldust  @  10/01/2022 12:31:38
   6½ / 10
La tematica dell'antisemitismo è di quelle spinose, specialmente in tempi post bellici, e se c'era un regista della vecchia Hollywood che poteva affrontarli con coraggio quello era proprio Elia Kazan. La pellicola è pertanto encomiabile come principio e realizzazione, ed anche come conduzione della sceneggiatura ( ci sono tutti i punti di vista delle persone coinvolte che, a seconda dei casi e dei comportamenti, rafforzano o indeboliscono la tesi del protagonista ) ma rivista oggi ad oltre settant'anni di distanza ha inevitabilmente smarrito il carico progressista e di modernità che aveva un tempo per assestarsi su di un livello di critica molto più convenzionale. Celeste Holm - premiata con l'Oscar come miglior attrice non protagonista - interpreta il personaggio meno enfatico e quindi più riuscito del film.

Mr.Bowie  @  29/12/2014 17:01:33
   7 / 10
Per quel che so il film è stato tartassato a dovere per lungo tempo ma io non mi trovo in accordo. Di coraggio Kazan ne aveva da vendere e, anche se combattuto, si è buttato nel mare proprio in pasto ai pescecani, però l'ha fatto con stile. Il cast è praticamente perfetto per la parte ( magari un po' scolastico è vero ), credibile e glaciale ( che non è sempre una pecca ). Vedere G.Peck nei panni del giornalista Philip Green da quasi la sensazione di essere trafitti da una lancia di ghiaccio. Riuscito comunque, difficile e coraggioso il primo film che attraversa le insidie di un tema caldo come quello dell'antisemitismo, fatto praticamente appena dopo il conflitto mondiale.

DarkRareMirko  @  09/11/2014 00:22:38
   8 / 10
Film per i tempi coraggioso ed ancora oggi molto attuale; colpisce soprattutto per contenuti (sopratuttto riguardo a certi discorsi di Peck, come quello che mette in discussioni certe mentalità di chi crede che certe condizioni siano meglio di altre) mentre registicamente Kazan farà meglio altrove.

Dimostrativo (in senso buono), didattico, riuscito, premiato (ma forse il regista avrebbe meritato la statuetta per altri film) va visto più per i messaggi antirazzisti che per intrinseci meriti tecnici; buono lo spunto di script che vede il protagonista fingersi un qualcuno che in realtà non è.

La condizione dell'ebreo è qui usata a fini universali credo, per indicare qualsiasi situazione di minoranza.

Un film intelligente; nel 62 Peck lavorerà in un famoso film simile.

beppe.fadda  @  01/03/2013 15:13:54
   9 / 10
Barriera Invisibile è indubbiamente un film grandioso. L'Oscar al miglior film è indubbiamente meritato, e anche quello a Kazan che ha diretto alcuni dei film più belli della storia! Sceneggiatura?? Impeccabile. Interpretazione?? Molto buone. Gregory Peck è bravo nel ruolo del protagonista, e Dorothy McGuire è abbastanza convincente nel ruolo della sua fidanzata, ma ad attrarre maggiormente sono le interpretazioni dei non protagonisti. Su tutti John Garfield, il migliore amico di Peck di nazionalità ebrea, Anne Revere nei panni della madre di Peck e, soprattutto, Celeste Holm nel ruolo della dolce e disincantata amica di Peck segretamente innamorata di lui (la Holm si è guadagnata un Oscar meritatissimo).

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  05/12/2011 18:30:22
   7½ / 10
Questo è senz'altro un film da proiettare nelle scuole.
Il cinema può essere tante cose: spettacolo, emozione, passatempo; nulla vieta che possa essere anche didattico, che possa farci riflettere su aspetti importanti del nostro vivere in comune, come libertà, pregiudizio, impegno civile. Forse mai come certo cinema hollywoodiano degli anni seguenti alla 2a guerra mondiale è riuscito così bene, così perfettamente, a creare un modello di Cinema (con la C maiuscola) che sensibilizzasse verso i problemi cruciali del vivere sociale (penso ad esempio anche ad un film come "Il ragazzo dai capelli verdi").
Il dopoguerra americano fu un periodo molto particolare. Durante il conflitto tante energie democratiche e libertarie erano state stimolate e incoraggiate ad esprimersi su posizioni antinaziste e di sinistra. Finita la guerra e vinto il nazismo, queste energie artistico-intellettuali si rivolsero alla società americana stessa, cercando di mettere in rilievo come stessero covando gli stessi aspetti negativi che avevano portato la società tedesca al disastro.
"Gentlemen's Agreement" appartiene a questa categoria. Lo scopo è quello di rivelare al pubblico cinematografico l'esistenza del pregiudizio razziale anche nella libera e democratica America. Si utilizza qui la forma antisemita (molto diffusa anche negli USA prima della II Guerra Mondiale), ma questo modello in qualche maniera è facilmente estensibile a qualsiasi altra discriminazione che si basa su caratteristiche fisiche, religiose o di comportamento amoroso (come i negri, gli omosessuali, ecc.).
A tal scopo Kazan e la sceneggiatrice utilizzano uno stile rappresentativo già rodato in passato, cioè quello dei film di Capra. Non a caso il protagonista è Gregory Peck, l'interprete di "Meet John Doe", ormai entrato nell'immaginario collettivo americano come il rappresentante dell'americano medio democratico e libertario che si oppone al dominio dei poteri forti. Si ritrae poi una situazione tipica con famiglia virtuosa e operosa, solidarietà che mitiga le difficoltà e infine lo stereotipo dell'amore a prima vista accompagnato da immediato matrimonio (senza tralasciare i tipici tira e molla amorosi).
Gli stereotipi e le tipizzazioni, nonché gli espedienti e le forzature stilistiche, quindi non mancano. Però c'è qualcosa che fa andare questo film fuori della tipicità dell'epoca e lo fa diventare un film universale, valido per tutte le epoche. Quel qualcosa è la dovizia, l'approfondimento, la chiarezza con cui si scava nei meccanismi del pregiudizio. Non ci si limita ai pregiudizi sociali generici, si fa vedere che il pregiudizio si insinua subdolo in tutti noi e in chi ci sta accanto, ce lo portiamo dentro inconsapevoli, ci facciamo l'abitudine. In altre parole si cerca di smascherare l'antipregiudizio di facciata, quello fatto solo di parole. Arrivati ai fatti, per pigrizia, per assuefazione, perché forse il pregiudizio ce lo portiamo inconsciamente dentro, avvalliamo le esclusioni, le diamo per scontate, "chi ci vuoi fare, è così", tolleriamo, non reagiamo per vigliaccheria e amore del quieto vivere.
Questo film lancia il sasso nello stagno e anche se ci sono caratteri fin troppo integerrimi, in qualche maniera ci mostra come si dovrebbe agire: non lasciare andare passivamente, invece reagire a tutto, ma proprio a tutto (anche le battute e le barzellette) che può nascondere razzismo e pregiudizio. Evidentemente si tratta di una guerra che si combatte ogni giorno, al bar, in tram, con i colleghi di lavoro: avere il coraggio di reagire, di rimbeccare, di distaccarsi mentalmente e nettamente da questo genere di persone, a costo di vivere isolati, soli e di essere tacciati di superiorità e antipatia. Ma se si vuole essere coerenti, professare una convinzione intellettuale, bisogna andare fin in fondo.
Anche il finale di "Barriera invisibile" rispetta un po' le convenzioni dell'epoca. In questo tipo di film si finisce sempre con la speranza in un futuro migliore. Oggi appare come retorica ma all'epoca non lo era affatto. Era una sensazione vera, diffusa, una speranza concreta, anche perché c'era la voglia di agire e la convinzione di poter arrivare a qualcosa di nuovo.
Mi ha colpito il discorso della madre malata di cuore nel finale: "voglio vivere ancora, sono curiosa di vedere, forse il XX secolo riuscirà a sradicare i mali della terra e a farci vivere in pace tutti insieme".
Non c'è riuscito ma almeno ci ha provato.

3 risposte al commento
Ultima risposta 06/12/2011 00.45.14
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  27/10/2011 17:08:45
   7 / 10
Ottimo per il tema trattato, il regista giusto (Kazan) per un film con tali tematiche forti, però la descrizione dei personaggi, estremamente accurata ma un po' ridondante, non giova molto al ritmo, specialmente nella prima parte dove la centralità dell'antisemitismo fatica a decollare. Molto efficace comunque il modo in cui Kazan mostra l'accondiscendenza di una certa parte sociale nell'accettare l'antisemitismo come una piaga che può essere "sopportata", senza fare nulla per estirparla. L'indifferenza in fondo è il male peggiore.

LoSpaccone  @  15/09/2011 16:32:20
   6 / 10
A dispetto della "scorrettezza" dell'argomento Ŕ secondo me uno dei film pi¨ innocui di Kazan. Il condivisibile messaggio antirazzista infatti Ŕ veicolato da uno script convenzionale che va poco in profonditÓ e che snocciola il problema razziale nella societÓ perbenista americana attraverso situazioni prevedibili se non proprio ingenue. Forse ardito per l'epoca ma oggi risulta eccessivamente superato. Senza mordente e un po' troppo parlato.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR peucezia  @  24/03/2011 16:02:18
   7 / 10
l'intento Ŕ buono, ma la recitazione manierata non ne fa un capolavoro

Vedi recensione

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  12/11/2007 21:04:47
   7 / 10
Distrutto dalla critica americana per il suo feroce progressismo (ma a quanto pare nemmeno i critici europei furono teneri con questo film) "Barriera invisibile" è un film corrosivo di Kazan dove però non tutto sembra messo a fuoco con la stessa efficacia: il tema è coraggioso e trattato con abilità, ma prevalgono ingenuità di troppo e qualche momento francamente sterile.
Tuttavia è un film che va segnalato, soprattutto nelle sequenze dove Philip cerca con imbarazzo di rispondere alle domande del figlioletto. Convincente come sempre Garfield

la mia opinione  @  17/12/2005 16:04:22
   10 / 10
CAPOLAVORO. Film straordinario con un grande Gregory Peck. Sui propositi dell'antisemitismo e sullìetica umana questo film, del '47 in piena seco0nda guerra mondiale ha veramente detto delle cose fantastiche, straordinario, consigliaro ai grandi estimatori del Cinema con la C Maiuscola.

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