arirang regia di Kim Ki-Duk Corea del Sud 2011
al cinemain tvanteprimearchiviotrailerclassifichespecialiregistiattorirecensioniforumfeedchatmy
Skin Filmscoop in bianco Filmscoop nostalgia
HAL9000 novità NEWS 
Ricerca veloce:       ricerca avanzatabeta

arirang (2011Film Novità

Commenti e Risposte sul film Invita un amico a vedere il film Discutine sul forum Errori in questa scheda? Segnalaceli! Condividi su Facebook

Seleziona un'opzione

locandina del film ARIRANG

Titolo Originale: ARIRANG

RegiaKim Ki-Duk

InterpretiKim Ki-Duk

Durata: h 1.45
NazionalitàCorea del Sud 2011
Generedocumentario
Al cinema prossimamente

•  Altri film di Kim Ki-Duk

Trama del film Arirang

Uscito dalla depressione, Kim Ki-Duk decide di raccontare cos'ha fatto in questi tre anni d'assenza. Si filma con una telecamera, si confessa e cerca di autoesorcizzarsi.

Sei un blogger? Copia la scheda del film Sei un blogger? Copia la scheda del film

Voto Visitatori:   8,67 / 10 (3 voti)8,67Grafico
vota e commenta il film       invita un amico
Cerca il commento di: Azzera ricerca


Voti e commenti su Arirang, 3 opinioni inserite

caratteri piccoli caratteri medi caratteri grandi
  Pagina di 1  

speXia  @  13/05/2012 00:27:02
   9½ / 10
Cosa successe dopo l'uscita del bel Dream? Dove finì il celebre e amato Kim Ki-duk? Perchè non girò più film per tre anni?

Il carissimo Kim risponde a queste domande raccontando cosa fece durante la sua depressione, dei suoi periodi bui, dei suoi sogni infranti, i rimorsi, e dei numerosi tradimenti subiti. Ma non solo. Il regista, ormai disperato, si sfoga su tutto e su tutti, in un film delirante che, come dice lui stesso, è un documentario ma è anche un dramma.

Così, con estrema tanquillità, Ki-duk riflette sul significato della vita, sulle sue difficoltà, sulla morte, sull'aldilà, sulla crudeltà delle persone, per poi chiedersi confuso cosa veramente sia il cinema, e cosa sarebbe successo se una ragazza fosse morta per un'idea partorita da lui. Interrogativi che distruggeranno la sua pazienza, lo faranno delirare, gridare, e arriveranno persino a provocare sdoppiamenti (ma anche triplicamenti e quadruplicamenti) della sua personalità.
Poi arriva l'Arirang, canzone celeberrima in Corea, considerata quasi come un secondo inno nazionale. Questa melodia, che i coreani intonano nei loro momenti di tristezza, placa i tormenti interiori di Kim e si contrappone ai precedenti deliri e le potenti urla del regista.

Il film alterna così momenti di rancore, rabbia e disperazione ad altri più tranquilli e dall'atmosfera quotidiana, in un circolo vorticoso che si concluderà con un finale tanto folle quanto geniale e simbolico.

E a renderlo unico non è solo il fatto che mancano gli elementi più classici delle opere Kimmiane, come le storie d'amore, i personaggi frustrati, l'onnipresente elemento acqueo. Arirang è unico perchè è realtà, una struggente realtà di solitudine e rozzezza, ancor più marcata dalla totale assenza di attori e dall'ambientazione, rustica e povera, e lontana dall'umanità.

Kim Ki-duk ci trascina così dentro il suo film, ci rende partecipi della sua sofferenza e riesce persino a deprimere anche noi. I fan del regista, come me, gioiranno infinitamente vedendo le sue foto e le locandine dei suoi film, per cui sia noi che Kim provano una certa nostalgia.

Ti prego, Ki-duk Oppa, supera tutti i tuoi problemi e regalaci un altro dei tuoi capolavori!

bulldog  @  08/11/2011 12:44:19
   6½ / 10
Vabè. diciamo che mi aspettavo qualcosa di meglio che un'autocelebrazione lamentosa e anche a tratti logorroica.

Kim Ki Duk dice di esser rimasto scioccato da un incidente avvenuto sul set di "Dream" e dal tradimento ricevuto da alcuni dei suoi collaboratori e pertanto negli ultimi 3 anni si è rinchiuso in se stesso per riflettere sul senso della vita e sull'esigenza reale del suo cinema.
In una casa di campagna senza servizi igienici, Kim si intervista da solo sdoppiandosi, stonando continuamente l'Arirang coreana e sprando pensieri sulla vita e sulla morte che a volte sembrano più deliri di un ubriacone.
Alcune cose interessanti, altre meno, che dire....ah Kimme ripijate, questa è la vita.

Ciaby  @  13/10/2011 11:57:56
   10 / 10
Intimismo delirante che sfreccia nel vento, la confessione del dio cinemaografico si divide tra l'assoluta calma e pazienza, come una confessione quasi religiosa, e la distruzione, il delirio e l'isteria. Kim Ki-Duk, dopo tre anni, parla di sé stesso in un film su sé stesso, ma soprattutto sul suo cinema. Questo non è un film per piacere, non è un film per il pubblico. "Arirang" giustamente, lo snobba. è uno sfogo, una confessione per autoesorcizzarsi, girata con una videocamera digitale, senza soldi né attori. Kim Ki-Duk è allo sfascio, solo, ma finalmente libero di dire quello che vuole.

Dalla sua idea sulla morte, agli insulti rivolti a chi gli ha voltato le spalle. Kim Ki-duk si sfoga e, ovviamente, lo fa a suo modo: cantando l'arirang, canto tradizionale coreano, mentre la telecamera riprende le locandine, i premi vinti e i copioni. Kim Ki-Duk si sdoppia (ricordiamo che il doppio, la scomposizione, è presente quasi sempre in ogni suo film), a specchio, e diventa quasi un caleidoscopio: lui parla a sé stesso, l'ombra parla a lui , ma al contempo un quarto Kim Ki-Duk guarda divertito il girato ai limiti della disperazione.

Documentario o montatura? Kim Ki-Duk non si sforza di nascondere le cose: "Può darsi che prima stessi recitando, che non sono arrivato davvero a piangere." Ma poi, la caduta verso gli inferi. Kim Ki-Duk urla, disperato, e si costruisce una pistola, pronto a mietere vittime. Le vittime sono i set dove ha girato i suoi film. Li uccide tutti, a sangue freddo. La strada di "Soffio", il vicolo dei love hotel di "La Samaritana", freddati completamente. E poi, il suicidio artistico. Ancora l'arirang. Il ciclo continuo della vita ancora una volta incarnato alla perfezione: Non sono più le stagioni le componenti del ciclo vitale, ma le emozioni. La ciclicità è alla base del cinema di Kim ed emerge anche nei movimenti quotidiani sempre ripetuti (il caffè, ininterrottamente preparato, lui che dà da mangiare al gatto....). Quando sei solo, la vita è pura e mera alienazione. Lo struggente ritratto di uno dei più grandi artisti del ventunesimo secolo, il cui obiettivo era semplicemente: "Realizzare dei film ingenui, innocenti, imperfetti."

Il devastante e fottutissimo capolavoro di quest'anno.

  Pagina di 1  

vota e commenta il film       invita un amico

In programmazione

Ordine elenco: Data   Media voti   Commenti   Alfabetico


760057 commenti su 25582 film
Feed RSS film in programmazione

Ultimo film commentato

Speciali

Speciale TAKASHI MIIKESpeciale TAKASHI MIIKE
A cura di Tommaso Ghirlanda



Ultime recensioni inserite

Ultima biografia inserita

Casualmente dall'archivio

Novità e Recensioni

Iscriviti alla newsletter di Filmscoop.it per essere sempre aggiornarto su nuove uscite, novità, classifiche direttamente nella tua email!

Novità e recensioni
 

Site powered by www.webngo.net