america oggi regia di Robert Altman Usa 1993
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america oggi (1993)

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locandina del film AMERICA OGGI

Titolo Originale: SHORTCUTS

RegiaRobert Altman

InterpretiAndie MacDowell, Bruce Davison, Jack Lemmon, Julianne Moore, Fred Ward, Jennifer Jason Leigh, Tim Robbins, Chris Penn, Lili Taylor, Frances McDormand

Durata: h 3.08
NazionalitàUsa 1993
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 1993

•  Altri film di Robert Altman

Trama del film America oggi

Una squadriglia di elicotteri si butta in picchiata su Los Angeles per spargere un potente pesticida. Inizia così il racconto del film in cui si sommano le vite e i destini dei ventidue personaggi principali, mentre nella metropoli si aspetta il terribile terremoto che tra breve dovrebbe colpirla.

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Voto Visitatori:   8,71 / 10 (34 voti)8,71Grafico
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Voti e commenti su America oggi, 34 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI SENIOR amterme63  @  21/01/2010 23.27.28
   10 / 10
Lo vidi al cinema quando uscì, molte primavere fa (17! mamma mia come passa il tempo). Ricordo che uscii sconvolto. Tre ore sono tante eppure ricordo che non mi accorsi minimamente della durata, da quanto ero coinvolto emotivamente. Le vicende erano vere, terribilmente vere, così vere che faceva male vederle svolgersi in quella maniera (il pugno allo stomaco della verità).
E' la sincerità delle storie, pur nel loro prosaico svolgimento, la cosa che colpisce di più. E come vedersi svolgere davanti la propria vita o la vita di tante persone che conosciamo. La sensazione è quella di avere la vita umana attuale davanti agli occhi e non una storia di finzione.
Per il resto i sentimenti e le impressioni che ho avuto sono le stesse che ha descritto così bene Ciumi nel suo magnifico commento qui sotto.
Non so se lo rivedrei. Non me la sento di stare male di nuovo ...

Gruppo COLLABORATORI Ciumi  @  21/01/2010 6.48.38
   9½ / 10
Narrare bene una storia non è facile; riuscire, con tale raffinatezza, a raccontarne contemporaneamente di molteplici, beh, è prerogativa di pochissimi.

Ed è presto evidente l'intento narrativo di Altman, dacché il film s'inserisce tra due chiare metafore poste agli estremi del racconto, entrambe che coinvolgono tutti: gli elicotteri che, a inizio film, spargono nell'area sottostante una sostanza come il torpore e la dissolutezza del vivere; e infine il terremoto, non tale da fare crollare edifici, ma sufficiente affinché ognuno, per qualche istante, si fermi preoccupato in ascolto.

E incastonato tra l'incipit e l'excipit, ecco un nuovo affresco corale di rara potenza, severo e al contempo tenue, delicato, discreto, sicuramente obiettivo.
Un cadavere sott'acqua, un bambino che non si sveglia, una violoncellista che suona ininterrottamente.
Famiglie sgretolate, artisti in attesa, amanti che si perdono.
E poi disamori, incomprensioni, ripicche; le bugie, i quotidiani tradimenti, i piccoli e grandi conflitti d'ogni giorno.
Vite vuote, vite disperate, vite irresponsabili, intensamente sole.

Altman spia da lontano i suoi personaggi, ne ascolta le conversazioni a distanza, l'inquadra da dietro i vetri, talvolta zooma sull'espressione di qualcuno di loro.
E se da un lato il suo punto di vista rimane indubbiamente cinico - addirittura crudele, potremmo dire - dall'altro sono insiti in questo filmare "senza commento" un vivo coinvolgimento e una grande comprensione per la natura umana.

Questo è il deserto di oggi, e non solo quello americano. Questi sono gli "uomini vuoti".

Credo sia, assieme a "Nashville", il film che meglio spiega il cinema di Altman.

8 risposte al commento
Ultima risposta 18/02/2010 17.28.40
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donfabios  @  30/12/2009 19.25.28
   8 / 10
la gente che pesca accanto al cadavere mi ricorda le persone che calpestavano il ragazzo ucciso dalla camorra a napoli.
Il film è interessante, e c'è tom waits che adoro, ma forse mi ha deluso un po', in alcuni tratti lo ho trovato noioso e alcune storie mi hanno comunicato poco.

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gandyovo  @  21/12/2009 17.31.40
   9 / 10
per me è stato uno dei più bei film che abbia mai visto

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Terry Malloy  @  02/03/2008 14.28.03
   9½ / 10
Contraddistinto da sempre da un cinismo e da un realismo devastanti, Altman firma un apocalittico capolavoro che per minuzia e megalomania è da paragonarsi solo a Nashville.
Osserviamo le storie di mezzi uomini e anti-eroi che di estrazioni sociali diversissime partecipano a un nichilismo prevaricante che è comune a una società, a una cultura, a una nazione che possiamo incolpare tuttavia ben poco.
Mi spiego: giudicare l’America è facile. Capire perché, è un’altra cosa. È proprio questo che contraddistingue la denuncia socio-politica di Altman, coerente e intelligente, da quelle a cui altri insigni registi ci hanno abituato (Haggis per esempio, bravo, ma anche lui fossilizzato nella spettacolarizzazione del fenomeno negativo americano, piuttosto che nella ricerca delle cause).
Localizzarne germi e responsabilità: come in Nashville, osserviamo che al contrario di sociale, il trionfo nichilista nella società americana è culturale; le possibilità, i mezzi, le volontà non mancano, ma è fortemente radicata, come per esempio osserva il regista, la tendenza speculare di accusare e coniugare il fallimento nel lavoro a quello nella famiglia. L’uno è causa dell’altro o viceversa, ne deriva purtroppo un impoverimento generale di ideologia che se prima era alla base della vita americana (capitalismo, famiglia e ordine), ora è solo scialbo involucro.
Voglio anche notare l’immenso lavoro che l’ottimo cast di attori ha approntato per permettere la riuscita di uno dei film più belli che abbia mai visto. (menzione speciale per Robbins)

suzuki71  @  28/02/2008 9.35.04
   9 / 10
Potrebbe durare diciotto ore, il tono misuratissimo e distaccato del regista ci rende più che coinvolti in queste storie disinteressanti e quotidiane. Una sorta di grande fratello dallo stile magnifico e poetico. Questo film non ti fa odiare gli americani, anzi li rivela vulnerabili, sbandati perchè privi di cultura, teneri e disumani assieme. E' la rappresentazione catartica delle nostre fasi, di ciò che passa dentro ognuno di noi. Sceneggiatura da manuale.

Dan of the KOB  @  08/01/2008 13.42.13
   6½ / 10
America oggi è uno di quei film dai quali mi aspettavo tanto e invece ne sono rimasto deluso!
E' un buon film ci mancherebbe, ma non mi lascia niente dentro, troppe storie, alcune si intrecciano altre no, ma storie che sinceramente non lasciano tracce tangibili nei miei ricordi! Mi rimane di questo film una visione fredda e distaccata dell'america moderna, che sicuramente è proprio quello che il regista voleva, ma che a me non va proprio a genio!
Tra i tanti attori messi in scena alcuni hanno dato delle ottime prove (la Moore, Lemmon) ma altri li ho trovati proprio incapaci di esprimersi al meglio (MacDowell e il povero Chris Penn che qui non ho davvero apprezzato, troppo piatto...)!

2 risposte al commento
Ultima risposta 09/01/2008 18.55.07
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Guy Picciotto  @  01/11/2007 12.37.06
   8½ / 10
un film che ti fa odiare per davvero la civiltà occidentale, in inarrestabile, inesorabile decadenza, il capolavoro di Robet Altman, tutto allo sfascio, tutto consunto: famiglia , rapporto uomo-donna, imbarbarimento culturale ecc....

sonhador  @  15/10/2007 19.58.58
   9 / 10
grandissima opera tragicomica di Altman che sbeffeggia (come in Nashville) il mito americano...molto coinvolgente nonostante la durata...lo consiglio vivamente...bellissimo

The Legend  @  13/10/2007 14.41.39
   6½ / 10
L'impianto narrativo è singolare e piuttosto ambizioso: mettere in scena non la storia di un semplice protagonista, ma di una ventina di personaggi le cui microstorie si intrecciano e vanno avanti parallelamente, dando un affresco complessivo di quel panorama sociale che il regista intendeva rappresentare.

E' un progetto ambizioso, perchè a mettere in pista cosi' tanti personaggi - ognuno portatore di una sua personalissima nevrosi - c'era il rischio di perdere il filo narrativo del racconto generale. Filo che non si perde: il film si segue bene nonostante le interminabili 3 ore di durata, al netto della pubblicità.

Fin qui, i meriti.

I demeriti sono invece nelle singole storie in sè, che sono piuttosto prevedibili ed inconcludenti, piatte storielle da quattro soldi più da sit-com che da rappresentazione sul grande schermo. Anche un prestigioso interprete come Jack Lemmon, ne esce fortemente svilito dalla particina assegnatagli del nonno in apprensione, che si ricongiunge con il figlio dopo 30anni, in occasione della morte del nipote. Sa tutto di già visto.

Ma quello di America Oggi è un caso in cui il risultato finale non è pari alla semplice somma algebrica delle singole storie, ma è superiore. Ecco spiegato il mio voto (leggermente) superiore alla sufficienza.

Un plauso al traduttore italiano: spesso le traduzioni in Italiano dei titoli dei films stranieri sono fatte da emeriti imbecilli, questo è invece il caso in cui il titolo in italiano ('America Oggi') rende decisamente meglio dell'insignificante e insipido originale ('Shortcuts', letteralmente 'scorciatoie').

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Ultima risposta 21/07/2009 17.34.14
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badovino  @  09/09/2007 4.57.04
   9½ / 10
Tratto dai racconti-capolavoro del grande Raymond Carver, questo film è l'ennesima dimostrazione di come un maestro come Altman possa dare sfoggio della propria capacità narrativa tramite le immagini. Un perfetto dipinto non solo degli Stai Uniti ma in definitiva di tutto il mondo occidentale. Insomma la narrazione di decadenze contemporanee il cui corso ormai non si fermerebbe neanche dopo l'apocalisse. Tremendo e meraviglioso.

wega  @  06/09/2007 20.31.16
   8½ / 10
stupendo..potrebbe durare anke 5 ore..
fantastico tim robbins..
riverenze a lammon!

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Ultima risposta 25/01/2010 01.14.42
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Giordano Biagio  @  01/06/2007 10.41.48
   9½ / 10
Un film che mostra l'america per quello che è, realtà molto lontane da come essa suole rappresentarsi nel mondo.
Particolari e dettagli della vita quotidiana svelano i veri volti della famiglia americana: cinica e godereccia, indifferente a tutto ciò che impegna a prendere in considerazione il prossimo non consumista e ricco di spiritualità pratica...

Beefheart  @  30/03/2007 21.20.00
   7½ / 10
La solita, ubriacante, giostra di personaggi ed eventi, parimenti grotteschi, che riducono l'America al ricettacolo di esauriti che Altman ama dipingere, per altro molto bene. Tanti i protagonisti e tante le relative storie, destinate ad incrociarsi ed accomunate da un disagio sociale che imbruttisce ed induce a reazioni scomposte ed insulse. Più forte e drammatico del solito ed amaramente ironico, il film risalta le doti di Andie MacDowell, Jack Lemmon, Julianne Moore, Jennifer Jason Leigh, Chris Penn e Tim Robbins su tutti, seguiti da svariate altre stars. Lungo ma efficace, è un film che merita di essere visto.

davil  @  05/03/2007 15.33.11
   7½ / 10
altro film riuscito di Altman in un affresco crudo dell'america moderna

Invia una mail all'autore del commento Gualty  @  22/01/2007 23.10.02
   9 / 10
La notte la città viene disinfestata (o infettata?) dagli aerei che gettano una pellicola melmosa su tutto, sulle storie tragicomiche che altman ci propone.

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR agentediviaggi  @  21/01/2007 23.26.40
   8½ / 10
E' un film difficile, tratto dai racconti di Carver, che tratteggia una società americana nihlista e cinica che partorirà uno stuolo di imitatori fino all'ultimo sopravvalutato vincitore dell'Oscar (Crash) non sempre riusciti. Ricordo che alla prima visione non superai il primo tempo (ma questo mi successe anche con Barry lyndon) per il senso di repulsione che provavo per questo manipolo di Simpson e per le loro vite vuote. Altman descrive tutto alla perfezione grazie anche ad attori in parte e quando uno dei suoi personaggi commette l'ultima schifezza (...) si inventa un evento catartico di grande effetto. Notevole.

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  18/12/2006 20.54.17
   9 / 10
Mi è sempre piaciuto particolarmente Altman.
Criticabile, certo come si legge nei commenti precedenti, e come hanno fatto alcuni critici , che io naturalmente non condivido, per essere magari troppo autocompiauto, troppo mastodontico, e magari semplicistico (gli uomini che sono insetti).
Ma "America oggi" , pur essendo il classico "capolavoro annunciato", rimane un film memorabile sotto tutti gli aspetti: Altman colpisce per per la costruzione di nove storie che coinvolgono in pieno, con una miriade di personaggi complessi e tremendamente interessanti, le cui esistenze al contrario sono vuotissime etotalmente inutili.
E queste storie vengono raccontate da Altman con grandissima precisione sullo stesso piano e senza sbavi in una narrazione che supera le tre ore.

Un film cinico, spietato, cattivissimo, e inesorabilmente pessimista.

quaker  @  02/12/2006 12.32.00
   8½ / 10
Film corale, classico di Altman. Grandissimi interpreti, storie che non si intrecciano ma si sfiorano, in un week end a Los Angeles, fra la lotta alla mosca della frutta ed una scossa di terremoto.
L'immagine che dell'America e, si può dire, dell'umanità viene restituita dal film è però troppo buia e pessimistica, senza speranza.
Altman è spietato, cinico, distruttivo, ed anche abilissimo regista e sceneggiatore, ma, come dire, questa volta un pochino troppo compiaciuto. Questo impedisce al film, cui può anche attribuirsi di essere pletorico, troppo lungo e qualche volta inutilmente complicato, di entrare nel mio cuore.
Certo merita di essere visto, ed anche lodato, ma, come del resto altri hanno scritto prima di me, non può essere considerato un capolavoro, come invece è Nashville, in cui c'è la stessa visione del mondo, ma senza compiacimento.

Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento Jellybelly  @  29/10/2006 14.31.43
   10 / 10
Mosaico di vite, storie, complessi, colpe, redenzioni ed ipocrisie, mirabilmente descritto con freddo cinismo da Altman, capace di districarsi con maestria nel dedalo dei suoi personaggi senza mai perdere il contatto.
Nulla è gratuito, tutto funzionale, ed alla fine si rimane in compagnia solo del senso di vuoto.
Cast eccellente, con particolare menzione per Lemmon e per lo scomparso Chris Penn.

2 risposte al commento
Ultima risposta 29/10/2006 16.17.32
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Invia una mail all'autore del commento MaShRooMiNa  @  25/10/2006 22.13.47
   7 / 10
sarà xke forse non è del tutto il mio genere di film....e xke altman non è decisamente uno tra i miei registi preferiti.....ma credo proprio che questo film sia bello.....ma di sicuro non riesco a farlo rientrare nell' elenco di capolavori tra cui includo "Arancia Meccanica", "C'era una volta in America", "Amores Perros" e "Shining"!!!! qdi chiedo scusa a tutti i cultori del film...dato che a causa del mio voto la media si abbasserà....!!!!scusatemi ma proprio non riesco a dare di +!!! :)

Invia una mail all'autore del commento patty  @  17/09/2006 19.48.39
   10 / 10
Il capolavoro di Robert Altman, tratto da 8 racconti dello scrittore Raymond Carver e filmato in uno degli ultimi anni del ventesimo secolo, ci fornisce uno splendido ritratto dell'America contemporanea.
La linea conduttiva del film è basata sulle vite di diversi personaggi, ch si intrecciano col fine di fornirci una immediata e cristallina visione della psicologia, dell'economia, dei valori e dei modi di vivere di questi attori involontari di un teatro molto più ampio che è l'america. La visione di Altman, come quella ci Carver, è minimalista, e senza indagare troppo nei meandri di queste menti ci porta a riflettere su ciò che si è perso con l'evoluzione dell'uomo, con l'avvenire dell'industria contrapposto alla lenta decadenza della nostra madre terra, conseguenza diretta della fame si successo, di soldi e di potere, e quindi di un imporevimento dei valori umani. Valori che comunque restano, e sono in questo film l'elemento arrichente e fantastico.
Il dolore, accompagnato dalla poesia propria solo ad un angelo, della ragazza morta suicida, afflitta incredibilmente dal peso della vita e libera solo nel momento di liberazione suprema, per lei la musica del suo violoncello. La bontà disinteressata, colma di amore e accondiscendenza della cameriera di fast food che si occupa di un problematico autista di limousine. Così come ci illumina la maniera in cui una dolcissima moglie sopporta l'arroganza, le menzogne e la stupidità del fanatico marito polizziotto, la generosità della giovane madre che per far andare avanti la baracca e crescere i piccoli in casa si reinventa telefonista porno, andando contro ogni pregiudizio e senso di inappartenenza, contro la sua natura di madre e di moglie affettuosa. E gli altri, che comunque qualche parvenza di buoni valori la fanno apparire, quasi sempre si riducono all'alcolemia o all'uso di droghe per sopportare quel sentimento di sconforto che porta loro il vivere in questa società, che appare nel film come un alcoscienico nel quale di attua una commedia farzesca, piena di controsensi e di bruttezze, di avvenimenti grotteschi e disarmanti. Questi personaggi sono forse quelli più inetti, quelli che sembrano non portare nulla di buono al progresso, ma che in realtà sono le pietre preziose della società, e forse proprio per questa loro lucienza si trovano disadattati e agli ultimi posti della corsa al comando. La salvezza arriva dai caratteri più deboli a accomodanti, e sotto questo aspetto sarebbe stato forse interessante amalgamare a questi vissuti quelli di preti, presidenti, insegnanti, ricercatori scientifici... Nel film a tale proposito possiamo "studiare", o almeno cercare di capire, il carattere di un dottore senza spina dorsale e disilluso, o forse solo sciocco e rassegnato, così come di qualche uomo lavoratore che di fronte alla morte appare impassibile, e che forse proprio per il suo ruolo di "pilastro della società" si chiude in un resistente guscio di insensibilità, che raccoglie però tanta tenerezza, infantilità e voglia di certezze, che a questo punto è in grado di fornirgli solo l'amore.
Il finale e l'inizio (l'arrivo degli elicotteri pesticidi e il terremoto che sembra preannunciare la fine del mondo) ricongiungono queste esistenze alla realtà del globo, e come elemento marginale ma altamente significativo ne delineano i percorsi più profondi, quelli attraversati da queste anime in pena, che comunque sono condotte dal decorrere della vita, possibile solo in una terra che regga i danneggiamenti subiti. D'altronde, la visione che possiamo trarre da questo lungometraggio (di ben 3 ore) non è necessariamente negativa come appare dal mio commento. Questo è un film interpretabile e ci può ben fornire diversi elementi di riflessione, volti a procurarci o a rafforzare una nostra visione del mondo, nel mio caso già delineata. E se non siamo americani poco importa, il mondo si sa è uno solo, e i problemi, soprattutto quelli ambientali, non scelgono mai la loro destinazione in base al livello di irrispettosità per la natura del popolo che lo abita, ma più spesso dal valore delle materie prime e da quello della mano d'opera del luogo, e il conseguente cattivo uso fatto dai capitalisti...
Il modus vivendi che appare in "America oggi" influenza le vite di ogni popolo, sia che questo ne ricalchi le orme, o che ne sia danneggiato direttamente nella qualità di vita della popolazione e nella sua economia. Come da un condottiero notturno siamo portati al completo e irreparabile estinguersi delle nostre risorse, e alla nostra vita in quanto individui (e qui il primo passo è quello di sentirsi persi, disadattati e confusi, e cercare di adeguarsi alla società mettendo in secondo piano i valori e i più puri desideri) . La mia è una visione forse troppo pessimistica, che putroppo non può trarre alcun allegerimento dal seguire le vicende di buone persone, in quanto appare ben chiaro quanto esse inevitabilmente si risolvano nel vivere le proprie esistenze con quel sano egoismo che ci contradistingue tutti, e che è così reclusa ogni buona speranza che nasce dal sapere che gente del genere esiste ancora, e che, come dice Borges in una sua poesia, "Queste persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo", ma questo è già divenuto ottimismo. ----------commenti al commento molto graditi :P ! (é una specie di esercitazione, e comunque mi rendo conto che è un pò troppo..non so come dire.. "gettato"!)

fra733  @  06/09/2006 12.12.57
   10 / 10
Non so davvero da dove cominciare a lodare questo film.
Ci presenta il cadavere dell'America (magari di tutto il mondo?) o forse una sua lastra?
Ogni singola scena, ogni singola espressione dei protagonisti è fenomenale e magistrale, niente è fuori posto.
Alcune scene sono semplicemente indimenticabili.
Mi piacerebbe dilungarmi su alcune che sono di vita quotidiana e vissuta, ma non lo farò.
Consiglio a chiunque di vederlo, anche se per certi versi è terrorizzante.
Il mio preferito nel film è Jack Lemmon.
Per tutta la sua durata AMERICA OGGI è un film da cui trapela l' asfissiante, infernale incomunicabilità tra le persone e le loro storie che si intrecciano senza riuscire a lasciare nessuna traccia se non quella di una abberrante e terrificante solitudine.

Gruppo REDAZIONE Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  13/08/2006 15.56.23
   9 / 10
"Ti viene voglia di non incontrare mai un'americano in vita tua"

Così commento' una spettatrice al sottoscritto, all'uscita del film, delusa proprio dai toni a suo dire "apocalittici" di questo poderoso affresco di Altman.
Poco da dire: nonostante la smisurata durata, il film è una galleria inequivocabile di un'America da conglomerati urbani, solo apparentemente comunitaria, spesso in conflitto con se stessa e con gli spazi che si concede, sullo sfondo dell'inquietudine e del profetismo à la Big Mac (l'annunciato, da tempo, terremoto che dovrebbe invadere Los Angeles).
Per dirla tutta, questa galleria infinita di meschinità e (forse) integralismi rischia piu' volte di precipitare nel manierismo, ma è soprattutto l'abilità tecnica di Altman a fugarlo.
E soprattutto l'ispirazione letteraria, non così evidente, dello stesso autore: sicuramente la citazione di alcuni passi dello storico "cattedrale" di Carver (padre del minimalismo americano) rende il tema ancora piu' appassionante.
La vicenda del bambino investito da un'auto e successivamente ricoverato in ospedale costituisce il perno delle tante "short cuts", reso emblematico dall'ineffabile Lyle Lovett, il cui personaggio del pasticciere folle non verrà dimenticato facilmente.
Nè potrei scordarmi la figura psicolabile di Chris Penn, marito imbelle e frustato, che in un momento di drammatico confronto con la realtà (e la propria e altrui incolumità) arriva a liberare tragicamente la propria rabbia/follia omicida.
O l'altrettanto intrigante personaggio di Kate Ross (singer del leggendario trio vocale Lambert, Hendricks § Ross), madre degenere troppo occupata dalla propria carriera per occuparsi degnamente della figlia depressa (non ho prove che si tratti di una vicenda ispirata dalla vita famigliare della stessa cantante, ma suppongo che esista qualcosa del genere).
Un film che si chiude nella deflagazione, e nel "giudizio universale" delle leggi temporali: proprio come in "Magnolia" come giustamente ha sottolineato qualcuno, fortunatamente senza l'accademismo messianico del pur intrigante Anderson

2 risposte al commento
Ultima risposta 15/02/2007 00.35.36
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Gruppo STAFF, Moderatore priss  @  05/06/2006 14.36.03
   7 / 10
malgrado gli riconosca una grande abilità nei tecnicismi di mestiere, devo ammettere che non sono poi una fan sfegatata di altman.
Questo film è spesso citato come esempio del suo genio e abilità, ma personalmente non l'ho trovato particolamente coinvolgente, forse perchè la sua coralità è troppo venata da un cinismo fin troppo marcato, quasi il regista si fosse lasciato prendere la mano.
E' pur vero che il contesto storico ritratto (quei complicatissimi primi anni novanta in cui oltre al muro di berlino gli americani si sono visti crollare un'intera ideologia da contrastare) non è dei più facili, ma la graffiante satira non riesce ad assumere il ruolo del pesticida giallo che avvolge la città: resta come una patina a ricoprire le cose ma non ha la forza di sradicare il male che combatte.
Altman in questo film rimane comunque freddo, troppo documentaristico e la storia non raggiunge la poesia di nashville.
Una bella testimonianza di un'epoca, ma non il capolavoro spesso citato.

Philanselmo  @  27/05/2006 11.21.45
   9 / 10
Altman ci regala un magnifico ritratto dell' empietà della società odierna, filmando gli intrecci, le manie, le paure e le follie di un microcosmo impazzito che popola l'america di oggi.
Geniale, sono troppe le sequenze che si sono impresse nella mia memoria...un deciso pugno nello stomaco, come altri prima di me hanno sottolineato.

franx  @  26/05/2006 10.41.18
   8 / 10
Un *****tto nello stomaco di quelli tirati bene, tesi, con tutta la spalla. Di quelli che piacciono a me.

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  03/12/2005 23.00.20
   9 / 10
Cinico, lucido e spietato, Altman racconta l'America moderna (e non solo....) come nessuno era riuscito a fare.
Splendida la scneggiatura, perfetta la regia, un plauso unanime a tutti gli intepreti.
Davvero uno dei migliori film degli anni 90.

Rusty il Selvag  @  24/10/2005 17.57.28
   10 / 10
benzo24  @  19/06/2005 20.06.25
   8 / 10
Bello e tristissimo, corale, fragile e solido al tempo stesso. Altman si conferma uno dei migliori e dirige una squadra d'attori formidabile, tra cui l'asso Jack Lemmon e il sempre più incredibile Tom Waits.

Krypto_06  @  03/06/2005 3.40.02
   9 / 10
grandissimo film di altman, storie che si intrecciano con molta pacatezza e serenità.....dialoghi perfetti composti da alcune frasi che sarebbero da incorniciare..a dar man forte ad una regia molto valida c'èn un cast di alto livello in primis anche se non è un attore ci sta tom WAITS un icona che del jazz-blues, punk....ke riesce a trasmettere molta ironia con il suo odo di parlare(grande prova del doppiatore) e i suoi modi di fare....se fosse ststo per me gli avrei dato il premio oscar...

TIGER FRANK  @  21/03/2005 1.09.35
   10 / 10
Ecco un Altman al massimo
forse precursore dei ben piu' noti (o commerciali a giudicare dai commenti)american beauty e magnolia
L'america come nessuno vi aveva mai raccontato prima
o almeno prima del 1993
del proprio dark side of the moon,delle proprie bad sides
del marcio sottotraccia che infetta l'apparente esistenza"perfetta"di queste famiglie medio-borghesi americane
perfette e stereotipate alla mulino bianco Barilla a quanto pare ma solo in apparenza
ma c'e' del marcio in Danimarca(che in questo caso corrisponde ai 50 stati oltreoceano)
E "Bob"ce lo racconta con un'eleganza e un linguaggio che i vari Moore di turno si possono solo sognare (nulla togliendo alla loro validita' di registi o denunciatori di fatti).
la classe di Altman e' disarmante
e comunque picchia duro
ed e' per questo che insieme a Woody Allen,non e' un regista molto amato da quelle parti
guai a smontare il mito americano!
guai a demolire i supereroi!
straca..z.zacci vostri a non elevare alla milionesima potenza il continente grazie al quale tutto il mondo cammina(a parer loro ovviamente!)e che si crede il piu'fico e ca.z.zuto di tutto l'universo,Metropolis,topolinea e isole comprese!
cosi' almeno L'america ottusa,benpensante,puritana e bigotta ci vuole far credere
cari,vari, Moore c'e' chi c'ha pensato prima!





Gruppo REDAZIONE maremare  @  02/02/2004 23.04.44
   9 / 10
un film importante, con un piano sequenza iniziale fenomenale.

Rama  @  16/12/2003 18.43.33
   8 / 10
una nashville degli anni ottanta. non sui livelli del precedente affresco musicale ma summa degnissima del pensiero di altman. un cast d'eccezione e una sceneggiatura mozzafiato completano il tutto. un classico troppo spesso passato in sordina.

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