albert nobbs regia di Rodrigo García Gran Bretagna 2011
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albert nobbs (2011)

 Trailer Trailer ALBERT NOBBS

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locandina del film ALBERT NOBBS

Titolo Originale: ALBERT NOBBS

RegiaRodrigo García

InterpretiGlenn Close, Mia Wasikowska, Aaron Johnson, Jonathan Rhys Meyers, Brendan Gleeson, Janet McTeer, Antonia Campbell-Hughes, Pauline Collins, Maria Doyle Kennedy, Mark Williams, James Greene, Michael McElhatton

Durata: h 1.53
NazionalitàGran Bretagna 2011
Generedrammatico
Tratto dal libro "Albert Nobbs" di George Moore
Al cinema nel Febbraio 2012

•  Altri film di Rodrigo García

Trama del film Albert nobbs

Siamo nell'Irlanda del diciottesimo secolo. Albert Nobbs è migliore dei camerieri che lavorano in un albergo di Dublino. La sua vita è totalmente dedicata a svolgere la sua professione il meglio possibile, in modo da poter guadagnare il denaro necessario per aprire in futuro una sua attività commerciale. Albert Nobbs ha però un segreto: è una donna. Quando nell'albergo arriva un pittore che deve imbiancare gli interni la sua copertura vacilla. Proprio nel momento di massima difficoltà però Nobbs scopre una persona in grado di capire il suo segreto e di aiutarla a sopportare la frustrazione e il dolore di una condizione così disperata. Rinfrancata da questa nuova amicizia la donna può dedicarsi più serena a costruire il proprio futuro.

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Voto Visitatori:   6,87 / 10 (19 voti)6,87Grafico
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Voti e commenti su Albert nobbs, 19 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

PollaFritta  @  30/03/2012 22:12:34
   7 / 10
Originale e piacevole.

Burdie  @  26/03/2012 18:39:54
   7½ / 10
Bel film...per palati fini

bagninobranda  @  05/03/2012 06:30:36
   1½ / 10
un film veramente mal riuscito, il film doveva incentrarsi sulla figura di Gleen Close e invece è proprio lei che rovina il film, pare di avere la faccia congelata, davvero una pessima interpretazione, è inutile cercare di salvarla rimembrando le sue vecchie interpretazioni, perché adesso ha veramente toppato, non esprime niente, non ci trasmette niente, è solo un maggiordomo che non ha un identità sessuale, la massima della tristezza esistenziale per chiunque guardi, questo film è assolutamente inutile in tutti i sensi, perché alla fine del film ti sei reso conto hai perso 2 ore preziose della tua vita senza un briciolo di morale ne insegnamento, un film assolutamente sprecato, pure la finale è una grande boiata.

Zurlistuta  @  04/03/2012 16:55:13
   5 / 10
Per me è risultato noioso e lento, unica cosa da salvare l'interpretazone di Glenn Close.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  29/02/2012 18:49:04
   6½ / 10
Splendida ricostruzione d'epoca e nella messa in scena veramente impeccabile, ma dotato di meno sostanza di quanto vorrebbe far trasparire, perchè di fronte a tale perfezione formale non sono riuscito a vedere in profondità l'animo di Albert Nobbs, uomo suo malgrado, dalla identità sessuale perduta per sempre e costretto/a a scegliere l'unica via permessa da una società fortemente classista e chiusa: l'ascesa sociale, diventare quello che potrebbe essere definito self made man rinunciando, con quell'ultima corsa in spiaggia, alla femminilità perduta, costretta/o ad indossare fino alla totale identificazione la sua maschera quotitidiana. Malgrado l'ottima interpretazione della Close, l'ho trovato un po' troppo freddo nel suo complesso.

ellisweb  @  28/02/2012 21:21:21
   6 / 10
Quando ho visto il trailer di questo film ho pensato "questo è bello" ma poi invece non mi ha emozionato più di tanto. Glenn Close era tra le candidate a miglior attrice per questa storia ambientata in Irlanda ma personalmente non mi ha convinto. L'ho trovata a tratti poco espressiva e per contro, esagerata in altri. Mi è piaciuta molto di più Janet McTee.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  27/02/2012 09:48:20
   7½ / 10
"Viola di Mare" in salsa irish con uno script balzachiano e una trasposizione dal teatro del grandissimo Istvàn Szàbo (ricordate "Mephisto"!?) con una sceneggiatura in cui ha messo le mani anche una Glenn Close semplicemente straordinaria.
L'"uomo per forza" Albert Nobbs è, di fatto, un "uomo senza qualità" con l'unico sogno di aprire una propria attività per avanzare sulla scala della considerazione sociale; la sua interiorità repressa (almeno tanto quanto la propria identità sessuale) si dischiuderà solo nell'incontro con una propria simile, ma sarà troppo tardi.
Tanta cupezza nel denunciare gli effetti nefasti del gretto conformismo collettivo (con una ahimé molto attuale ed efficace denuncia della totale assenza di tutele per le classi meno abbienti), si stempera nell'interpretazione superlativa di Glenn Close, nella levità della sceneggiatura, dei dialoghi e della messa in scena. Che rendono "digeribile" una storia di insopportabili sopraffazioni sulla quale purtroppo c'è molto di cui riflettere per i nostri disastrati e retrogradi tempi.

Invia una mail all'autore del commento Elly=)  @  27/02/2012 01:07:20
   8 / 10
SPOILER A FUNGHI

Se qualcuno si chiede perché deve andare a vedere questo film è sicuramente per l'interpretazione di Glenn Close, magnifica come non mai!

A livello cinematografico è tutto ok, tutto abbastanza buono. Ecco, forse quello che pecca un pò è che si arriva in un dato momento della narrazione dove si inizia a sentire il peso di troppe soffermazioni inutili, ma che viene alleggerito dalla costante interpretazione della Close che è a dir poco sublime.

Il finale è terribile, devo dire che non te l'aspetti che finisca tutto così. Di punto in bianco finisce tutto, ogni minima speranza che bruciava di vita durante il film negli occhi e nel cuore della protagonista, muore con lei. Morire immaginando che il sogno della tua vita sia diventato realtà: terribile, un salto nel vuoto che ti fa perdere per un secondo il contatto con la realtà fisica. Aveva lavorato una vita intera con una storia drammatica alle spalle che l'ha portata a nascondere la sua vera identità. Una scelta voluta tra virgolette, un ruolo assunto per non morire di fame. La protagonista non soffre di nessun disturbo sessuale, se si vuole chiamarlo così, come credono in tanti. Un pò logorroica la storia fra la ragazzina che sogna di vivere come una nobile e il ragazzo che sogna l'America, ma essa, come il sogno di ricchezza della padrona, serve come spalla per enfatizzare il fatto di come gli uomini sognano a occhi aperti, dimenticandosi tante volte che la realtà è un'altra, per poi finire delusi quando i sogni non si realizzano. Ma in fondo il sogno, come Albert ci dimostra, è l'unica cosa che rimane all'essere umano, perché per quanto dura possa essere la vita, nessuna cosa potrà entrare così profondamente nella nostra mente e spezzare la nostra fantasia. Possiamo far finta di essere persone unicamente razionali, con i piedi per terra, ma poi quando ci addormentiamo il nostro inconscio lavora, le speranza iniziano a riprendere vita, perché domani è un altro giorno e così come Albert nel momento finale, prima di morire, ci stacchiamo dolcemente dalla cruda realtà.

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

kako  @  25/02/2012 13:37:48
   7½ / 10
Veramente una bella storia, toccante ed emozionante, si è subito immersi e presi nella triste e malinconica vicenda, grazie alla splendida interpretazione di Glenn Close, con i suoi sguardi e le sue espressioni sognanti e piene di speranza ma allo stesso tempo sofferenti. Un dito puntato contro un'epoca difficile e discriminatoria, storia di identità rubate e represse, dove la persona si dimentica cos'è veramente.

Invia una mail all'autore del commento Jason XI  @  24/02/2012 17:17:49
   7 / 10
Turba e stanca un pò la maschera monoespressiva onnipresente di Glenn "Albert" Close nell'economia del film, tuttavia alla fine ti lascia qualcosa dentro..... dal sapore piuttosto amaro...

Lory_noir  @  23/02/2012 23:34:59
   7 / 10
Un buon film con bravi attori, su tutti Glenn Close ovviamente. La storia è un po' asettica.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  22/02/2012 19:13:53
   7½ / 10
Prima di lei (lui?) Katherine Hepburn in un vecchio film di Cukor degli anni 30" ("Il diavolo è femmina"), Barbra Streisand ("Yentl") e Vanessa Redgrave. Come ritratto di emozioni affettive trattenute a lungo non può non ricordare "Quel che resta del giorno" di Ivory. Glenn Close anima splendidamente i turbamenti di quest'omino ingessato che sembra un'incontro tra Roody Mcdowell e Micheal Crawford (chi è Micheal Crawford? Un attore inglese degli anni 60", provate su google e vedrete...). La sessualità, o meglio l'identità sessuale passano a volte in secondo piano, l'ambiguità della mise in scene è in realtà molto rassicurante, molto ... "materna", e l'esperienza nobile dello spettatore è quella di interrogarsi sul conflitto emotivo, sia che si tratti di uomo o "quello che non dice" una donna. Il film rischia di precipitare nel polpettone, ma una fortissima reminescenza letteraria, à la Comedie Humaine (John Banville vs. Balzac?) riscatta completamente la storia. Una storia che vanta una tantum dialoghi incredibilmente belli e un'apparato scenico privo di ridondanze di troppo. C'è il forte complesso di un'identità rimossa, che la Close esibisce in uno sguardo di Liberazione nella scena più bella, quando veste per la prima e unica volta quei panni femminili lasciati ammuffire nei ricordi/cassetti. Un'immagine che strappa il cuore. Ma è anche un film forse non completamente riuscito (è vittima o carnefice il giovane seduttore? Perchè tanta acrimonia per le sue scelte sbandate?) ma che Rimane, come del resto la prestazione maiuscola dell'attrice, il suo velo di tristezza che osserva tutto quanto muoia vivi o precipiti con lei/lui

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  19/02/2012 21:08:44
   7 / 10
"Albert Nobbs" è un tentativo di raccontare una storia un po' fuori del comune, ambientata nell'Irlanda del XIX secolo. Si vuole ritrarre e far comprendere allo spettatore il personaggio di Albert Nobbs, una persona "senza qualità", che in realtà a modo suo e in maniera imperfetta combatte e reagisce a un mondo e una società tremendamente difficili e ostili. Il lato umano della vicenda (la solitudine, la repressione di se stessi, il desiderio di una vita diversa) è quindi quello prevalente nel film, non è però (secondo me) quello meglio riuscito, quello meglio espresso. C'è poi il lato sociale (l'ipocrisia, la vanità e la durezza delle classi agiate e la vita durissima e misera delle classi povere, completamente prive di tutele) tenuto come lato secondario della vicenda e che invece alla fine quello più forte e che colpisce di più.
Il problema del film è che si spinge lo spettatore a identificarsi con Albert, senza però arrivare ad una resa forte e drammatica di ciò che sente. Si spende molto tempo del film nell'illustrazione dell'ambiente in cui vive, nella sua vita pubblica e si relega a brevi flash immaginifici, a come ammira il menage di Humphrey, la parte dedicata all'interiorità. Ad esempio un film come "Boys don't cry" riesce a descriverci lo stesso animo in una maniera infinitamente più potente.
Probabilmente non poteva essere altrimenti, in quanto il protagonista è appunto una persona senza qualità. Si vede che psicologicamente è molto limitato, tutto preso dal lato pratico e materiale della vita, non capisce i sentimenti delle persone (e forse neanche i propri). Un maggiore distacco verso il personaggio sarebbe stato più efficace.
In ogni caso Glenn Close ce lo rende in una maniera eccelsa e perfetta e alla fine riesce comunque a far venire fuori dal personaggio l'animo buono e generoso che in fondo si trova ad avere suo malgrado.
Stupendo e perfetto il personaggio di Humphrey e soprattutto chi lo interpreta.
Tutto sommato l'ho trovato un film piacevole e interessante, soprattutto molto efficace per capire il grande dolore che procurano le società chiuse ed egoiste. Questo non ce lo dobbiamo mai scordare.

conte3103  @  16/02/2012 15:11:52
   10 / 10
splendido delizioso emozionante questi sono autentici capolavori

TheLegend  @  14/02/2012 23:22:44
   5½ / 10
Abbastanza lento e piatto.
Gli avvenimenti,anche più drammatici mi hanno lasciato indifferente e il tutto mi è scivolato addosso senza lasciare traccia.
Non bisogna premiare un film solo per lo stile o la tecnica se non è capace di emozionare in nessun modo.

jorge2388  @  14/02/2012 19:54:58
   8 / 10
Ci sono certi film che una volta visti ti rimangono dentro e ti colpiscono come invece altri, potenzialmente migliori, non riescono a fare. Per me Albert Nobbs è uno di questi, un film non eccelso forse non entrerà nella storia del cinema ma per chi come me ne è stato travolto nella sua forza non verrà dimenticato facilmente. La Close porta in scena tutto l'impatto (anche visivo) di un personaggio che ha deciso di indossare una maschera nella vita e si dedica con devozione unica a mantenere questa maschera, questa nuova identità pesante da portare e che però lo tiene contemporaneamente in vita. Durante una festa in maschera c'è questo breve dialogo: "Come mai non siete vestito elegante? - Sono un cameriere. - E io un medico: siamo entrambi travestiti da noi stessi." l'essere travestiti da se stessi credo rispecchi a pieno l'idea trasmessa dal personaggio, la convinzione di essere ciò che si vuole essere. La malinconia nel non poter essere come si vorrebbe in una ricerca della "normalità" mai avuta in una vita tutt'altro che semplice; cambiare se stessi in maniera radicale nell'aspetto e nei modi per voltare pagina e per darsi un'altra chance per cui si lotta perché ognuno se la merita e deve lottare per avere la propria felicità. Questo è Albert Nobbs.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento pompiere  @  14/02/2012 10:50:12
   6½ / 10
Per Mia Wasikowska l'imprevedibile è sempre dietro l'angolo. Se un paio di anni fa ha avuto a che fare con i bizzarri personaggi digitali e fiabeschi nell' "Alice" di Burton, l'anno scorso è stata la volta della coppia lesbica che prima la tira poi la molla ne "I ragazzi stanno bene", mentre quest'anno è giunta l'ora del travestitismo ai piani alti del Morrison's Hotel, quelli destinati alla servitù.
Siamo nella Dublino di fine Ottocento e i maggiordomi del Morrison sono composti da giovani e meno giovani. Il Sig. Albert Nobbs è tra quest'ultimi, sempre ligio e particolarmente dedito ai bisogni degli avventori, come se vivesse in una specie di rigorosa e devota "trance di servizio". Raccoglie le mance in piccoli rotoli cartacei, unica via di fuga allo stato di detenzione nel quale si è rinchiuso, nascondendoli sotto al pavimento di camera sua.
Albert ha dei pensieri: celare il fatto di essere in realtà una donna (che, come tale, avrebbe avuto maggiori difficoltà a destreggiarsi nel cercare un lavoro nell'età vittoriana) e la necessità di mettere da parte molti soldi per uno scopo segreto. Il concetto dell'identità sessuale, con tutto un bagaglio di perplessità che si accumulano via via che l'individualità si (con)fonde fino a perdere la bussola, è al centro di questa diligente pellicola.
Per Nobbs è molto più facile svolgere il proprio lavoro camuffando la sua vera anima che presenziare a un ballo in maschera dove gli uomini possono per una sera diventar donne e viceversa. E per lui, senza poter aprire quel bustino che ne soffoca il torace, è una sofferenza evidente. Un avvilimento che nel primo tempo è ben evidenziato dal clima nel quale il regista Garcìa relega il cameriere "tutto d'un pezzo".

Inizio cinematografico difficile questo del 2012, con opere fino a qui pressoché dimenticabili e mediocri, anche questa non sfugge a una certa improvvisata sciatteria che la fa cadere in un vortice inevitabile di facili tornaconti. Come tutta la parte dedicata alla corte nei confronti del personaggio della Wasikowska, o come le parentesi consacrate ai sogni non omologati di Albert, improvvisamente bisognoso di una vita propria dopo un'esistenza inaridita sentimentalmente anche da un bruttissimo episodio legato alla prima giovinezza.

In tutto questo tourbillon che prende svelto il via per irrigidirsi quasi subito, si avverte molto poco di un confronto con la morale, col senso di indigenza del periodo e con una classe borghese un po' troppo sfuggente che si esibisce tra le camere e i salottini dell'albergo. Quando la condizione esistenziale dell'Albert Nobbs donna si fa terminale, il film inciampa, pasticciando su quelle opportunità che la storia avrebbe offerto per mettere a segno un'ultima stoccata viscerale.

Glenn Close, attrice dal fascino enigmatico che già 30 anni fa vestì a teatro i panni di Nobbs, eccede in un "effetto stoccafisso", lineamenti cocciuti sottolineati dal trucco, che sa un po' di maniera. Nonostante gli adiacenti impegni produttivi e di scrittura (la Close è co-produttrice e co-sceneggiatrice), la pellicola risulta interessante quando in scena c'è la figura eccitante dell'imbianchino: il decoratore d'ambienti dipinge di divertite pagine colorate molte inquadrature, ne esalta i loro piccoli contenuti da commedia e stempera in gesti semplici e pur tuttavia devastanti i freni inibitori dettati dalle classi sociali dell'epoca.

Alla fine ci si ritrova in modo un po' effettistico e casuale nel cortile dell'hotel, tra i panni stesi battuti dal vento. Da quale direzione arrivino queste raffiche, e che senso diano alla storia (rappresentano la sepoltura di Albert o la sua aggiornata rinascita?), restano punti interrogativi grigi e un po' temerari.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  14/02/2012 00:31:20
   7½ / 10
Cambiare pelle per cambiare vita. Radicalmente.
Il figlio di Gabriel Garcia Marquez dirige il sospiratissimo adattamento cinematografico di uno spettacolo che ha fatto crollare i teatri di Broadway; a monte c'è un romanzo di George Moore, ridotto per lo schermo da Istvàn Szabò (Mephisto, La diva Julia) e dalla stessa Close, anima e corpo di un personaggio con cui calca le scene sin dai primi '80. Dopo anni di progettazione, rinvii e problemi produttivi, finalmente arriva in sala la storia di questa androgina cenerentola triste e solitaria, immensamente tenera nel suo taciuto desiderio di vivere una quotidianità come tanti e nel conflitto interiore legato alla difficoltà di rendere concreta una diversità di genere che sembra immobilizzarla. La morbidezza stilistica di regia e scrittura a volte sembra impedire un affondo più aspro in una vicenda tutta giocata sul piano dell'ambiguità, così che la squisita delicatezza di tocco rischia di sfociare in un ipercorrettismo emotivo fin troppo di maniera. Azzeccata, invece, la stoccata contro un'epoca ed un contesto sociale meschini e discriminatori, non solo nei confronti delle donne. La storia è comunque di quelle forti che è difficile poi dimenticare, l'apparato scenico non lascia delusi e le interpretazioni degli attori rasentano la perfezione; svetta inevitabilmente l'immensa Glenn Close en travesti: i suoi incantevoli primi piani, con lo sguardo perso tra paura e illusione, sono pura magia (e speriamo che l'Oscar arrivi a premiare il suo straordinario talento).

annibalo  @  10/02/2012 20:32:24
   8 / 10
piccola transfiammiferaria

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Ultima risposta 22/02/2012 19.03.24
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