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7 SCONOSCIUTI A EL ROYALE regia di Drew Goddard

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Spotify     7 / 10  30/06/2021 05:37:36Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Interessante film con un grande cast. Tra tutti i thriller usciti negli ultimi anni, questo qui è sicuramente uno dei più intriganti.

Evidenti le influenze tarantiniane, sia nella regia, specie nell'uso della violenza, che nella trama. Quest'ultima, difatti, è chiaramente ispirata a "Le Iene" o al più recente "The Hateful Eight". Comunque, la pellicola ha una sua personalità e, malgrado la lunga durata, intrattiene piacevolmente lo spettatore.

La trama è ambientata durante la fine degli anni 60 in un hotel chiamato "El Royale", un tempo prestigioso, ma ora in decadenza, situato tra California e Nevada. Sette sconosciuti si incontrano casualmente in questo albergo e ognuno pare avere un segreto da nascondere.

Il regista Drew Goddard, che negli ultimi anni si è fatto un nome per aver sceneggiato pellicole importanti come "Cloverfield" e "The Martian", inscena una storia caratterizzata da un cast corale, dove ogni personaggio si diversifica dall'altro ed inoltre, nasconde un segreto personale. Sullo sfondo, l'America di fine anni 60, che riscopriamo grazie ad alcune canzoni e costumi di scena. Ad esempio, il personaggio di Darlene Sweet rispecchia molto i neri di quel tempo, desiderosi di mostrare le loro qualità. Oppure, la stessa congrega di "Billy Lee" è un elemento tipicamente anni 60: una specie di banda di figli dei fiori comandati un uomo deviato, ma in qualche modo legato alla cultura hippie. Dunque, quello che fa il regista, è mettere nello stesso posto diverse persone di cultura ed estrazione sociale: abbiamo un finto prete, una giovane cantante, due sorelle hippie, un agente dell'FBI, un commesso dell'albergo e un uomo in preda al delirio di onnipotenza. Tutti soggetti diversi fra loro, tutti sulla stessa barca, in una situazione dove nessuno è chi dice di essere.
Il film a dire il vero, mira più che altro a intrattenere, ma i risvolti sociali presenti, sono senza dubbio interessanti.

La caratterizzazione dei personaggi è in parte riuscita ed in parte no: il finto prete, la cantante, il commesso dell'albergo e "Billy Lee" sono le figure migliori. Sono pieni di carattere, ogni personaggio ha una storia diversa e intrigante da raccontare. Questo quartetto è di sicuro quello che tiene in piedi buona parte della pellicola, che la movimenta di più. I dialoghi in particolari di questi quattro protagonisti sono davvero ben orchestrati, sempre avvincenti e, in determinate situazioni, carichi di suspense. Le due sorelle e il poliziotto invece, non dicono assolutamente nulla. Sembrano quasi figure superflue e a parte in un caso non commettono azioni che influiscono significativamente sulla trama, eccetto in un solo caso.


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Il ritmo ci mette un po' a decollare, ma dopo una quarantina di minuti, la storia inizia a diventare interessante e il film lo si guarda piacevolmente. Man mano si cominciano a scoprire tutti i lati oscuri dell'albergo mentre ogni personaggio comincia a ritrovarsi coinvolto in situazioni complicate.

La pellicola in se è girata molto bene, tecnicamente è impeccabile. Da lodare in particolare la capacità del director di girare un film lungo più di due ore sempre nello stesso ambiente e non far annoiare mai lo spettatore. Poi ci sono dei colpi di scena che arrivano come dei cazzotti, totalmente inaspettati. E, malgrado il film presenti vari errori di sceneggiatura (ne parlerò dopo), è talmente avvincente che alla fine l'astante si ritrova totalmente immerso nella storia, minuto dopo minuto.

La suspense aumenta in maniera costante, fino a quando non esplode letteralmente nel gran finale, dove esce anche il lato più pirotecnico di tutto il film. Gli ultimi 25-20 minuti sono davvero palpitanti, anche se in fin dei conti si intuisce come sarebbe finita la vicenda.

La fotografia è bella luminosa e si sposa bene con la location, facendo apparire la messa in scena compatta e solida. Poi la fotografia di questa pellicola, non so bene perché, ma mi ha ricordato quella dei film western. La scenografia è ben valorizzata dal regista che, come detto, riesce a non far mai annoiare lo spettatore durante la visione. L'albergo è un posto apparentemente normale, ma nasconde degli oscuri segreti che man mano si scoprono.

Ottima la colonna sonora, sono utilizzati tutti brani classici degli anni 60, appartenenti ai generi più svariati. Un soundtrack d'epoca che ricrea ancora meglio l'atmosfera di quei tempi.

Il cast è di prima linea: i migliori sono senza dubbio Jeff Bridges, Cynthia Erivo e Chris Hemsworth. Bridges ha una marcia in più, un'interpretazione di gran carattere ed esperienza. Tutte le scene dove lui è protagonista sono le migliori. Impeccabile recitazione dei dialoghi ed espressioni riuscite. La Erivo è molto brava, anche lei è autrice di una prova di carattere. Un'interpretazione molto realistica e disinvolta. Hemsworth è parecchio sopra le righe, ricorda, con le dovute proporzioni, il Woody Harrelson di "Natural Born Killers". L'attore impersona un'antagonista particolare, riuscendo a non stare immediatamente antipatico allo spettatore, ma intrigandolo inizialmente. Una buona prova.
Da citare anche la recitazione di Lewis Pullman, che è al di sotto di quella degli attori sopracitati, però è convincente. Un buon lavoro.
Jon Hamm è totalmente anonimo, Dakota Johnson è irritante, molto bella si, ma tremendamente fastidiosa e anche mono-espressiva. Cailee Spaeny non dice gran che, senza infamia e senza lode.

La sceneggiatura non è malvagia, anche se presenta delle imperfezioni che limitano di parecchio la riuscita finale del prodotto. La narrazione in se non presenta grosse falle, ma alcuni avvenimenti sembra accadano un po' per caso. Tante cose poi sembrano forzate, come ad esempio, l'interazione di "Billy Lee" con gli altri personaggi. E' un evento che ho trovato mal connesso col resto della trama. Poi, parlando sempre della parte finale, certe cose mi sono sembrate esagerate, al limite dell'inverosimile.


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Poi, personalmente, avrei approfondito la storia riguardante "Lee", come lui sia riuscito a crearsi la sua congrega. Insomma, spesso sembra che lo screenplay appaia un po' scollato, come se mancassero delle parti. A volte, pure i dialoghi fanno cilecca, risultando un po' banali, ma in generale intrattengono. La delineazione dei personaggi è fatta bene per alcuni di questi, meno per altri. I colpi di scena invece sono assolutamente la cosa migliore: sono tanti, piazzati sempre al momento giusto e significativi.

Conclusione: un film girato in maniera eccezionale, recitato complessivamente bene, scritto così e così. Poteva essere una gran pellicola ma rimane solo una buona pellicola. Malgrado ciò, è un'opera appassionante, che prende subito. Si passano due ore piene in costante tensione. Lo consiglio.