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FRENESIA DEL DELITTO regia di Richard Fleischer

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dobel     8 / 10  14/11/2011 14:07:37Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Un film molto bello! Si tratta di un racconto giudiziario nel quale non si cerca di assolvere i colpevoli, quanto di rispettare il loro diritto alla vita. E' un film sulla sottile distinzione fra giustizia e vendetta; sulla pena di morte; sull'unicità e il senso di ogni vita; sull'irreparabilità della pena capitale; sull'ingerenza dei media capaci di trasformare il sentimento collettivo in linciaggio seppur legalizzato. Si sente l'eco di 'Nodo alla gola' nell'analisi quasi patologica e assolutamente fredda che i due giovani fanno del delitto. Il valore della vita viene ricondotto ad un esperimento da laboratorio. Di fronte a tanto abominio, l'umanesimo del loro avvocato difensore (un grande Orson Wells con solo un po' di trucco di troppo); un uomo disilluso, cinico, ironico, ma che si sforza di intravedere nelle vicende degli uomini qualcosa che meriti di essere salvato. Quasi a livello de' 'La parola ai giurati', se non fosse per un ritmo ed una suspence meno incalzante.
rinuzeronte  08/01/2012 16:07:14Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Sono d'accordo è piaciuto molto anche a me! però non ho ben afferrato il finale.. tu come lo interpreti?

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dobel  12/01/2012 16:26:35Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Io credo che si sia in qualche modo voluto salvare capra e cavoli. Mi spiego: un avvocato notoriamente ateo che fa la morale alla società 'benpensante', per l'epoca forse era troppo; quindi l'arringa, più che su Dio, è su quella legge inscritta in ognuno di noi (e che alcuni chiamano coscienza) che ci obbliga a progredire rispetto ad una situazione nella quale la vendetta si sostituisce alla giustizia. L'avvocato ci fa riflettere sul valore di ogni singola vita umana mettendosi dalla parte di colui che giudica le azioni e non le persone: da qui la condanna ad un ergastolo sacrosanto quale conseguenza dell'azione compiuta; ma sempre da qui la consapevolezza che porre fine alla loro vita equivarrebbe a giudicare la persona e non l'azione ritenendo la prima indegna di proseguire una vita che può redimersi, cambiare rotta (seppure in un carcere), in qualche modo convertirsi a qualcosa di positivo. Credo che l'apparente contraddizione fra l'arringa in favore della vita (il cui futuro ci è comunque ignoto e può riservare sempre qualche piacevole sorpresa) e la condanna all'ergastolo si possa risolvere proprio in questo modo: un tribunale di uomini non deve giudicare l'uomo, ma l'azione da lui compiuta. In quest'ottica la pena di morte non può essere ammessa. In quest'ottica il perdono o la comprensione devono essere rivolte alla persona ma non devono mitigare quel giusto e inevitabile equilibrio che esiste fra delitto e castigo.

rinuzeronte  30/01/2012 17:52:08Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Però dov' è lo stimolo a cambiare quando l'ergastolo viene a vanificare qualsiasi tuo buon proposito e la rotta te l'ha segnata già lui? La vedo abbastanza come una rinnovata contraddizione.
dobel  10/02/2012 14:59:29Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Capisco benissimo ciò che dici. Credo che qui entri in gioco un concetto strettamente religioso: non importa quanto grande sia il rilievo pubblico e l'incidenza sociale del cambiamento effettuato, l'importante è che esso avvenga anche solo per la propria anima nel nascondimento della propria cella. Sembra inaccettabile, in un'ottica nella quale un fatto acquista reale spessore solo quando viene reso pubblico e in qualche modo mediatico, che qualcosa possa cambiare il mondo anche se nessuno la viene a conoscere. Forse questa contraddizione sta nel fatto che il nostro punto di vista è limitato ad una sfera tangibile ed empirica della realtà, e non riusciamo a contemplare un cosmo nel quale tutto rimane e tutto incide sulla e nella realtà anche se assolutamente celato all'evidenza. Forse la chiave è in questo concetto. Ma credo altresì che tutte queste cose ci superino.
rinuzeronte  17/02/2012 16:29:10Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Un unico appunto però, proprio perchè questi concetti ci superano sarebbe opportuno che la giustizia degli uomini non si orienti verso di essi ma sia fatta a misura d'uomo, per essere giusta.
rinuzeronte  17/02/2012 16:19:49Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Un punto di vista interessante nel quale faccio fatica ad ambientarmi, Grazie! :D