Recensione una canzone per bobby long regia di Shainee Gabel USA 2004
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Recensione una canzone per bobby long (2004)

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locandina del film UNA CANZONE PER BOBBY LONG

Immagine tratta dal film UNA CANZONE PER BOBBY LONG

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Immagine tratta dal film UNA CANZONE PER BOBBY LONG
 

Dopo aver appreso della morte di sua madre, una ragazza di nome Pursy (Scarlett Johansson) decide di andare sulle tracce di quella donna che in realtà fu poco presente nella sua vita. Facendo leva solo su un vago ricordo, Pursy vuole ricostruire quell'immagine materna nella sua mente e nel suo cuore. Durante questo "viaggio" si imbatterà in un ex professore di letteratura, il bisbetico Bobby Long (John Travolta).
Inizialmente non scorrerà buon sangue tra i due e la ragazza sarà addirittura costretta a condividere con lui lo stesso tetto, finchè scopre che l'ex coinquilino di Bobby, Lawson, sta addirittura redigendo una biografia su questo burbero.
Bobby Long è spregiudicato e volgare; perché scrivere un libro su di lui?

"Una canzone per Bobby Long", film dell'esordiente regista Shainee Gabel, non lascia spazio al sorriso. Dall'inizio alla fine prevale un unico sentimento: la solitudine. Osservando i personaggi con cura si potrà notare come per esempio Bobby Long, dopo la morte della sua più cara amica, si "getti fra le braccia" dell'alcool; ma anche come la ragazza Pursy, bisognosa di affetto e calore familiare, decida di vivere insieme all'arrogante letterato nonostante non sopporti i suoi modi di fare. Anche la colonna sonora prettamente blues fa da cornice alla malinconia, in particolar modo quando John Travolta si esibisce in grande stile con la chitarra, riuscendo a creare un'atmosfera magica che avvolge completamente lo spettatore. Non si dimentichi poi che nel film appare anche il cantautore americano Grayson Capps, figlio dell'autore del romanzo "Off magazine street" dal quale questo film è tratto. Capps ha aiutato l'attore del celebre "Grease" a trovare l'accento da bluesman, indispensabile per interpretare al meglio quel genere di pezzi.

"Una canzone per Bobby Long" è un viaggio interiore, in cui si parla di ciò che non è visibile a occhio nudo nelle complicanze d'amore e d'amicizia. L'abile regista riesce a far riflettere il pubblico sulle prese di posizione nel momento in cui le emozioni diventano troppo forti, e si sa quanto sia difficile controllarle.
Apprendere di aver perso la madre non scalfisce Pursy: non piange, tiene tutto dentro, ribadendo solamente di non avere ricordi di lei o addirittura di averne di inventati. Come se non volesse dimostrare la propria fragilità a nessuno. Fin quando non decide di andare alla ricerca di quegl'istanti smarriti.
Shainee Gabel è abile nel tenere gli spettatori in sospeso con un dubbio sin dalle prime scene del film, un segreto che verrà scoperto solo alla fine ma di cui si ha sentore lungo tutto l'evolversi della storia. Qualcuno avrà indovinato?

Dopo "Lost in translation" e "La ragazza con l'orecchino di perla", Scarlett Johansson dà un'ulteriore prova delle proprie capacità.
Riesce a far credere di essere una ragazza semplice, con il viso acqua e sapone ed anche un po' trasandata nel vestire. Ma ecco che nel momento in cui indossa un vecchio abito di sua madre, il "bell'anatroccolo" si trasforma addirittura in un cigno sotto gli occhi estasiati di Bobby e del suo biografo Lawson (Gabriel Match). Lo sguardo rigido e serio di Scarlett riesce ad esprimere uno spento entusiasmo nel suo personaggio: Pursy è contenta di mettere quel bel vestito ma non lo dà a vedere; si limita ad indossarlo.

"Una canzone per Bobby Long" ha partecipato alla 61esima edizione del Festival del Cinema di Venezia, nella sezione "Orizzonti", ma senza riuscire ad aggiucarsi il Leone D'oro.

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Recensione a cura di Debora P. - aggiornata al 12/02/2008

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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