Recensione figli delle stelle regia di Lucio Pellegrini Italia 2010
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Recensione figli delle stelle (2010)

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locandina del film FIGLI DELLE STELLE

Immagine tratta dal film FIGLI DELLE STELLE

Immagine tratta dal film FIGLI DELLE STELLE

Immagine tratta dal film FIGLI DELLE STELLE

Immagine tratta dal film FIGLI DELLE STELLE

Immagine tratta dal film FIGLI DELLE STELLE
 

Nonostante il titolo il film non si occupa né di fantascienza né degli anni Settanta ("Figli delle stelle" fu un successo discografico di Alan Sorrenti nel 1978).

L'azione si svolge ai giorni d'oggi: una morte sul lavoro, un operaio partecipa a una trasmissione televisiva, uno dei soliti talk show di cui è piena la nostra tv gridata di oggi e si scontra con il ministro del Lavoro, arrogante e pieno di sé, eventualmente di destra.
Deluso dalle non risposte, il poveretto, un Fabio Volo tenero come il suo accento del nord est, incontra un precario della scuola, un vetero comunista fuori dal tempo, una giornalista idealista e un ex delinquente deluso dalla vita. Insieme progettano il rapimento del ministro balordo ma l'errore è in agguato e nella rete finisce un sottosegretario vittima anch'egli della casta.

A metà tra antieroi e i buffi crociati dell'armata Brancaleone i personaggi del film sono una galleria di vinti che conservano tuttavia un sogno rappresentato dalla magica canzone di Sorrenti, leitmotif di tutta la vicenda. Divertente l'incontro a mo' di assemblea di condominio che i rapitori "de noantri" hanno con gli abitanti del residence dove hanno nascosto il corpo del reato. In un'atmosfera tra il nonsense e il surreale il rapito diviene patrimonio di tutti e i condomini si trasformano in complici fino all'inaspettato colpo di scena finale.
Avventure tragicomiche tra ilarità e patetismo stringono i protagonisti fino a una inevitabile resa che vede tutti vinti e vincitori, anche di fronte all'ineluttabile.

Ritmo serrato, con molte incertezze, il film diretto da Lucio Pellegrini ha un'ottima partenza che lascia pensare a ben altri voli, ma si perde via via soffocato dai percorsi secondari e dalla durata eccessiva per una storia che lascia poco spazio a troppi approfondimenti.

Buoni tuttavia gli interpreti, dal buffo combattente di sinistra interpretato da Battiston, un attore di razza della generazione dei quarantenni, al candido Fabio Volo, al triste Sassanelli, a Tirabassi, il sottosegretario rapito, buon psicologo e conoscitore dell'animo umano.

Sufficiente.

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Recensione a cura di peucezia - aggiornata al 26/10/2011 18.05.00

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