Recensione assassinio sul tevere regia di Bruno Corbucci Italia 1979
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Recensione assassinio sul tevere (1979)

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locandina del film ASSASSINIO SUL TEVERE

Immagine tratta dal film ASSASSINIO SUL TEVERE

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Immagine tratta dal film ASSASSINIO SUL TEVERE

Immagine tratta dal film ASSASSINIO SUL TEVERE
 

Anni Settanta: contestazioni e terrorismo sono all'ordine del giorno. E' in questo clima che nasce il genere cinematografico definito "poliziottesco", risposta italiana ad un genere USA che vede le sue punte di diamante ne "Il giustiziere della notte" con Charles Bronson e la serie dell'ispettore Callaghan con Eastwood (per non parlare del capostipite "Serpico" con Al Pacino).

Un tipico film "poliziottesco" è cruento e non si preoccupa di mostrare morti ammazzati nonché di usare un linguaggio sboccato (almeno per i tempi).
Nella lunga serie di pellicole del genere spiccano quelle che vedono come protagonista Nico Giraldi (alias l'attore cubano Tomas Miliàn), un agente di polizia molto sui generis con look a metà tra Che Guevara e un fricchettone tipico dell'epoca.

"Assassinio sul Tevere" è il sesto film legato al personaggio di Giraldi,che tra l'altro deve molto del suo successo alla parlata romanesca sboccatella del suo doppiatore, lo scomparso Ferruccio Amendola.
Ingredienti della storia: un delitto (come nel caso di questa pellicola) o un furto su cui indagare e una serie di personaggi minori che ruotano intorno al protagonista in massima parte di area romana o meridionale, personaggi tanto infingardi e goffi da avvicinare il film più alla commedia che althriller.

Non mancano le protagoniste femminili, di solito distinte in fatalone e brave ragazze; in questa storia la "brava" ragazza è interpretata da Roberta Manfredi mentre a indossare i succinti panni della maliarda ci pensa Marina Ripa di Meana all'epoca in Lante della Rovere che da' un contributo veramente minimale alla storia del cinema.
Tra gli interpreti della pellicola Enzo Liberti,cabarettista romano scomparso negli anni Ottanta,collaboratore di Raimondo Vianello in una serie di fortunati spettacoli televisivi, e Bombolo, un caratterista triviale ma simpatico molto popolare all'epoca e presente in diverse pellicole degli anni Settanta-Ottanta.

Ad accattivare il pubblico c'è sicuramente la commistione originale tra generi, il tentativo di stemperare il pathos dell'assassinio e delle indagini con un clima più scanzonato e sgangherato.
Ed è appunto la sgangheratezza a fare di questo e degli altri film, legati alla figura di Giraldi, esempi ben accreditati di trash.

Forse grazie alla presenza di Liberti, attore di buon livello, la storia risulta essere più leggera e meno greve delle altre consimili, ma a monte resta sempre una notevole mancanza di idee da parte degli sceneggiatori,che spesso ricorrono a battute volgari gratuite nel tentativo di strappare una risata, la maggior parte dei generici spicca per la scarsa recitazione e persino il finale pur felice è vacuo e quasi estrapolato dall'intero contesto.

Per fan del trash e di Nico Giraldi e per chi, nonostante tutto, vuole acculturarsi su un genere cinematografico molto popolare.

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Recensione a cura di peucezia - aggiornata al 21/12/2010 10.43.00

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